Testi per celebrare

V domenica di Quaresima A – 2026 –

QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA – A

«Riconoscerete che io sono il Signore,

quando aprirò le vostre tombe

e vi farò uscire dai vostri sepolcri»

 

 

  • La Quaresima è un percorso di vita, come appare oggi più che mai nei giorni ormai prossimi alla Settimana Santa. Ed è la vita del credente che, mettendosi sui passi di Gesù, attraversa le acque della morte per rinascere alla vita
  • Il Signore è il Dio della vita che si manifesta pienamente in Gesù Cristo. Riconoscere questa verità sulla nostra vita non è facile, specialmente vivendo in un contesto secondo il quale signori sono tante altre realtà mondane. Oggi la signoria di Dio e soprattutto la speranza che egli sia il principio vitale che ci sottrae alla morte, ad ogni morte, sono trascurate, messe in discussione e spesso esplicitamente rifiutate. Per questo il cristiano, che crede nella risurrezione dai morti, non ha vita facile. Come essere credibili? La vita cristiana non è un’esperienza di tristezza, di lamentela continua, di mortificazione. Gesù ci dice dice: chi crede in me crede nella vita, è capace di gioia, diffonde certezza e speranza (che non coincidono con le sicurezze promesse illusoriamente dal mondo).
  • La vera rinascita dell’uomo è opera di Dio; la risurrezione non è un evento fisico, ma iniziativa di Dio, perché Dio ci comunica il suo Spirito.
  • Il “segno” di Lazzaro, amico di Gesù, richiamato alla vita, che sta al centro della Liturgia di questa Domenica, ci stimola a guardare oltre l’orizzonte terreno: la vita che Gesù dona non è solo la vita fisica, ma la vita di Dio. E il comando di Gesù, alla fine del racconto, è un invito a collaborare alla sua opera di liberazione dell’uomo dalle forme di morte che gli impediscono la speranza. È un invito a testimoniare con gesti concreti l’impegno per la vita. Coloro che credono nella risurrezione hanno il compito di aiutare l’umanità a vivere, a diventare responsabili della propria e dell’altrui vita, proprio come gratitudine per aver conosciuto il Dio che vince la morte.
  • Il racconto della risurrezione (meglio dire della “rianimazione”) di Lazzaro ci interpella per diverse ragioni. Che cosa è accaduto realmente a Betania? Che cosa ha voluto insegnare Gesù ai suoi discepoli? E che cosa viene proposto oggi a noi per il percorso di questa nostra esistenza che sembra andare inesorabilmente verso la morte? Il tono di questa domenica è al contempo grave e fiducioso. Grave perché mette davanti ai nostri occhi la prospettiva della morte, la morte di Lazzaro ma anche quella di Gesù stesso, che va a Gerusalemme nonostante sappia bene che si sta complottando contro di lui. Ma è anche fiducioso, perché se la morte continua a lacerare e a separare, la risurrezione di Lazzaro anticipa che essa non è che un passaggio. Con la risurrezione di Gesù apparirà in modo inequivocabile che essa ormai ha i giorni contati.
  • I temi delle precedenti Domeniche convergono, in felice sintesi, nell’odierna celebrazione: Gesù, sorgente dell’acqua viva (III Dom.) e della luce (IV Dom.), è Colui che conferisce la vita a chi crede in Lui. Le tre letture sottolineano la medesima realtà: solo la forza dello Spirito fa rifiorire la speranza, scioglie i legami della morte e restituisce la vita in pienezza. L’uomo è radicalmente impotente di fronte alla forza della morte. Sintomatico è il lamento degli esiliati a Babilonia: «Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è finita» (Ez 37,11). Ma Dio rassicura il suo popolo: questi “conoscerà” il Signore, farà cioè esperienza diretta della sua potenza vivificante (cfr. Prima Lettura), che rigenera a nuova vita.
  • Il termine “vita” è un termine chiave del vangelo secondo Giovanni, tanto da costituirne un tema dominante. Cristo è la Vita: chi accoglie la sua Parola e aderisce alla sua Persona è in grado di spezzare il dominio della morte; Gesù lo sottolinea nella rianimazione dell’amico Lazzaro, segno profetico della sua risurrezione. I diversi attori della scena (Marta e Maria, i discepoli, i presenti) sono condotti da Gesù a compiere il passo della fede, a riconoscere nella sua opera la rivelazione del Dio vivente. Chi ha questa fede possiede già quella vita che si manifesterà in pienezza nella risurrezione finale. Nell’attesa di essere sempre più inseriti come membra vive nel Cristo (cfr. oraz. dopo la com.), i fedeli invocano il «Dio e Signore della vita (che)… con i suoi sacramenti… fa passare dalla morte alla vita» (Prefazio).
  • Non è facile predicare ai funerali: c’è sempre il rischio di dire delle sciocchezze, in un momento in cui, più che mai, coloro che credono avrebbero bisogno di un annuncio sobrio, pacato, ma solido, dell’autentica speranza cristiana. Non è facile prendere la parola in un simile frangente. Proprio per questo basta poco – una parola sbagliata, un’espressione poco opportuna – per suscitare reazioni negative. Non siamo abituati a riflettere sulla morte. Essa si impone con la sua presenza, con la sua capacità terribile di interrompere una relazione d’amore o di amicizia, di mostrarci in modo talvolta brutale tutta la nostra fragilità. Il racconto evangelico di oggi ci pone con chiarezza davanti al mistero della morte e ci aiuta a decifrarlo. Lazzaro, richiamato in vita dopo quattro giorni, diventa per ognuno un “segno”: la sua storia incrina il potere della morte e apre a una prospettiva chiaramente nuova. È possibile evitare la morte? No. Anche se questa illusione continua a sedurre molte persone, il nostro organismo, il nostro corpo è destinato alla morte. Questo non vuol dire, però, che la morte rappresenti la fine di tutto, che sia essa a pronunciare l’ultima e decisiva parola sulla nostra esistenza. Il dolore e la sofferenza che essa provoca sono innegabili. Gesù non si vergogna di manifestare esplicitamente i suoi sentimenti, anche se non hanno nulla da spartire con la disperazione. Si commuove profondamente, scoppia in pianto, ma non cede ad alcuna espressione scomposta. E proprio davanti alla tomba di Lazzaro emerge la sua forza profonda, decisa a contrastare la morte. La ravvisiamo nei tre imperativi che attirano la nostra attenzione. Il primo è rivolto ad alcuni dei presenti: «Togliete la pietra!». Se questa costituiva il simbolo di una separazione totale dal mondo dei vivi, il segno di una realtà ineluttabile, essa deve essere tolta. Deve apparire a tutti che il Signore solleva ogni pietra che sigilla un’esistenza dentro un sepolcro. Il secondo imperativo è rivolto al morto, che viene chiamato per nome: «Lazzaro, vieni fuori!». Ma come fa un morto, con le sue forze, a uscire dalla tomba? Ed ecco perché il comando è preceduto da un rendimento di grazie, rivolto al Padre: è solo da lui, il Signore della vita, che può venire la possibilità di sconfiggere la morte. Il terzo imperativo è rivolto di nuovo ai presenti: «Liberatelo e lasciatelo andare». È un invito rivolto a tutti i discepoli a non “trattenere” qualcuno che ci ha lasciato, aggrappandosi ai ricordi, alle tante tracce seminate un po’ dovunque. Se la nostra esistenza trova solo in Dio il suo compimento, bisogna lasciare che ognuno raggiunga, anche con il nostro consenso, il traguardo dell’eternità.
  • Il dono della risurrezione non “sostituisce” quello che siamo, non scarta i nostri corpi di carne come se fossero qualcosa di peccaminoso. Tutta la nostra vita, corpo, anima e spirito, risorgerà in Dio. Quanto rischiamo anche noi di avere una visione pessimista, eterea del cristianesimo, che condanna la materialità di ciò che siamo e non lo riconosce come dono di grazia del nostro Creatore? Basta leggere, a cominciare dai social, gli innumerevoli: “Ovunque tu sia”!!!
  • Il Dio vivente, il Signore della vita (cfr. Sap 11,26) ha rivelato soprattutto in Gesù la sua potenza vittoriosa sulla morte. Il battezzato è inserito in Cristo per opera dello Spirito: questa simbiosi (= vita insieme) fa del cristiano un promotore della vita. La “carne”, cioè l’uomo chiuso in sé stesso, ostile a Dio e sordo alle necessità dei fratelli, non può che generare la morte e affermarne il potere nefasto. Il duello vita-morte è uno scontro che sta davanti agli occhi di tutti; e si traduce in attaccamento alla vita, perché «il germe dell’eternità che (l’uomo) porta in sé, irriducibile com’è alla sola materia, insorge contro la morte» (GS 18). D’altra parte sembra che in pari misura l’uomo avverta un misterioso istinto di morte-distruzione. Quando ideologia, interesse, sfruttamento si trasformano in odio e violenza ci sentiamo soffocare da un’atmosfera di morte. La nostra cultura rivela la sua tragica maschera là dove la vita è umiliata e offesa: i gesti del terrorismo e della delinquenza comune, la corsa agli armamenti, l’aggravata diffusione della droga, la persistente frequenza delle morti bianche, una diffusa incoscienza nella circolazione stradale, la soppressione della vita nel seno materno, l’abbandono dell’infanzia, l’emarginazione della vecchiaia ingombrante e improduttiva. E ancora, nei rapporti interpersonali, le violenze verbali, i tradimenti dell’amore e dell’amicizia, quei sordi rancori che sono veri attentati alla vita.
  • I battezzati, radicati in Cristo “Vita nel mondo”, devono farsi promotori di vita. Con le loro scelte positive contribuiscono, nell’immenso cantiere umano, a spingere la storia verso cieli nuovi e terre nuove. Se la nostra civiltà sembra un’accelerazione verso la decadenza e la dissoluzione, la speranza cristiana afferma la possibilità di un mondo nuovo perché la potenza di Dio si è rivelata vincitrice in Cristo. L’Eucaristia, che è celebrazione di una Vita fatta dono, diventa forza di risurrezione se il cristiano ne assimila i contenuti: farsi, come Cristo, pane spezzato per la vita del mondo.
  • Per sottolineare come la Quaresima esiga un percorso di conversione e di liberazione di vita oltre la morte, è opportuno guardare al lezionario, alla croce e all’altare quali segni della nostra conversione e liberazione. La croce spesso è utilizzata nei cortei importanti. Non si manifesta come apripista in un cammino di conversione, ma come segno di inizio di ogni azione liturgica.
  • Il racconto della risurrezione di Lazzaro fa da “spartiacque” nel Vangelo secondo Giovanni: bisogna scegliere, pro o contro Cristo. Gli avversari di Gesù a causa di questo gesto di amore per un amico carissimo, prendono la decisione irrevocabile della sua morte. È nella fede che ci si può accostare realmente a Cristo. Nel comportamento di Marta che va a dire alla sorella che Gesù la sta chiamando, troviamo una verità profonda che è sottesa anche all’Eucaristia: ogni uomo che ha incontrato la Vita, Gesù Cristo, diventa testimone per l’altro di questo incontro, diventa tramite perché ogni essere possa incontrarsi con Lui, verificare la sua fede e cibarsi della Vita vera.
  • La Croce può essere inondata dalla freschezza verde e turgida di vita di alcuni rami. Gesù vince la morte, trasforma la croce in dono di vita, sostiene ogni cammino di santità. Anche il segno della croce che apre la Celebrazione deve essere recuperato in tutta la sua valenza liturgica: ci si affida alla croce per cambiare la mente, il cuore, la volontà, perché la nostra vita diventi come quella di Cristo, vita offerta per la salvezza del mondo.
  • «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Queste parole di Gesù percorrono tutta la Liturgia ed indicano quale sia la posta in gioco. La Quaresima è un percorso di vita, come appare oggi più che mai, nei giorni ormai prossimi alla Settimana Santa. E’ la vita di Cristo, che sta per essere offerta per la salvezza del mondo. Ed è la vita dell’uomo che, mettendosi sui suoi passi, attraversa le acque della morte per rinascere alla vita. Alle parole del Signore, il discepolo risponde dichiarando la sua fede in lui.
  • La risurrezione di Lazzaro è donata come un compimento ed una speranza. Essa realizza già le profezie della prima Alleanza, in particolare quella di Ezechiele (Prima Lettura); essa prefigura, con l’immagine di quest’uomo che esce dalle tenebre del sepolcro, il percorso del Cristo che attraversa lui stesso la morte per scendere fin nel profondo degli inferi e spezzarne le porte, liberando coloro che ne erano prigionieri. Questa speranza deve trovare il modo di esprimersi in una prolungata acclamazione, prima e dopo la lettura del brano evangelico; nelle intenzioni della preghiera dei fedeli, in cui chiedere a Dio di destare e sostenere la speranza in coloro che sono tentati dallo scoraggiamento e da un atteggiamento disincantato davanti alla realtà; nel gesto di alzare le mani verso il cielo, come l’orante della Bibbia, durante la Preghiera del Signore (a proposito è opportuno rammentare che il gesto di tenersi per mano, purtroppo “giustificato” erroneamente da pastori e catechisti come espressione di fraternità, in realtà non è affatto corretto e non appartiene a nessuna tradizione nella Chiesa!!!).
  • L’episodio di Lazzaro ci prepara ovviamente a vivere la Settimana santa che culminerà nel solenne Triduo pasquale. Il potere di Gesù sulla morte va al di là di ogni speranza umana ed è il fondamento di quella speranza divina che egli è venuto a portare agli uomini. Proprio come il vuoto della samaritana e l’handicap del cieco nato, anche la morte di Lazzaro diventa segno sicuro della volontà benevola di Dio per l’umanità: amore, fiducia, vita… In un tempo in cui ci si interroga ancora su cosa possa definire una vita come “degna di essere vissuta”, il Signore Gesù ci offre un punto di riferimento: ogni vita è degna, poiché è degna di compassione da parte di Dio e di tutti.

TESTI E MATERIALI

PER APPROFONDIRE

** Sussidio ULN CEI 2026: Guida generale / GUIDA-INTRODUZIONE-AL-TEMPO-DI-QUARESIMA-2026

** Sussidio ULN CEI 2026: Domenica corrente: SUSSIDIO-V-DOMENICA-QUARESIMA-2026

 

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Suggerimenti Suggerimenti V Quaresima A 2026

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale V Quaresima A Riti introduzione

** Riti di conclusione V Quaresima A Riti conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** Prima Proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale

Partitura: Quinta-Domenica-Salmo-responsoriale

Audio:

 

** Seconda Proposta, da Lodate Dio:  Quar A 5 LD

** Terza Proposta, dal maestro Impagliatelli

Partitura: V Quaresima A impagliatelli

Audio:

 

** Quarta Proposta, dal maestro Geraci (ULN 2026)

Partitura: V Quar A Greaci ULN

Audio:

 

** Quinta Proposta, ancora da Lodate Dio

Partitura: Salmo V quar A LD 2

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta V Quaresima A Pdf 1

** seconda proposta V Quaresima A Pdf 2

** Orazionale  Pdf Quaresima V OR

** Orazionale Pdf Quaresima VI OR

** Orazionale Pdf Quaresima VII OR