SESTA DOMENICA DI PASQUA – A
«Pregarono per loro perché
ricevessero lo Spirito Santo»
- La promessa di un altro Paraclito (il primo è Gesù stesso) è motivo di fiducia e di rassicurazione: la vita cristiana non è priva di difficoltà, il cammino della fede non è “a buon mercato”. La promessa dello Spirito, però, è garanzia che non siamo lasciati soli, non siamo abbandonati a noi stessi: Gesù continua la sua presenza, continua a custodire i suoi. Questa è la fonte anche della missione: la fede cristiana non chiude dentro gusci, ma vuole essere impegno nel e per il mondo: si è, infatti, cristiani non per sé stessi, ma per tutta l’umanità.
- Gesù è in mezzo ai suoi anche attraverso il suo Spirito. In tal modo si rafforza la relazione tra il Risorto e coloro che lo riconoscono. La fedeltà alla sua Parola, perciò, non ha nulla di servile: si tratta di un atto di amore, che si esprime nell’accoglierlo e nel seguirlo come rivelazione dell’amore del Padre in tutti i contesti di vita. Il cristianesimo non può diventare né moralismo, né formalismo. Non è teoria a soddisfazione dell’intelletto, né un insieme di regole e neppure un apparato di usi e costumi a cui conformarsi per abitudine. È scelta di vita, è esperienza di una relazione forte e profonda. Una relazione che non si riduce a esteriore conformismo, ma umanizza perché avvicina a Dio.
- Lo Spirito continua a rendere attuali, nella Chiesa e nelle singole Comunità cristiane, le realtà pasquali. La promessa di Gesù (cfr. Vangelo) non è solo motivo di fiducia e di consolazione per i discepoli che lo ascoltano e che egli sta per “lasciare”; è una realtà che si prolunga nella storia: lo Spirito è all’opera nel cuore dei credenti e di ogni uomo di buona volontà, per un cammino di crescita nella via della verità e dell’amore.
- Nel Vangelo di questa Domenica la promessa dello Spirito è strettamente unita al tema dell’amore. Di fatto, lo Spirito che il Signore promette e che viene dal Padre, è Spirito di amore; e di questo i cristiani sono chiamati a rendere testimonianza. Una testimonianza visibile e convincente sarà quell’amore scambievole che deve (o dovrebbe) caratterizzare le Comunità cristiane. «Guardate come si amano», dicevano i pagani dei primi cristiani. Oggi i nuovi pagani post-cristiani possono dire altrettanto guardando i cristiani? o il comportamento dei cristiani è tale da farli diffidare del cristianesimo e della sua insistenza sull’amore? Con ogni probabilità, parliamo troppo di amore, ne facciamo quasi un genere letterario, ma non lo viviamo sinceramente tra noi, divisi come siamo da pregiudizi, settarismi, ghetti diversi. La testimonianza vera si manifesta attraverso un amore sincero e disinteressato.
- Nell’ultima Domenica di Pasqua, prima di Ascensione e Pentecoste, emerge il tema dell’amore, quasi a indicare l’apice dei frutti della risurrezione. Al di là di una certa retorica amorosa diffusa anche nel gergo ecclesiale e di un linguaggio emotivo e logoro di estrazione romantica, il discorso cristiano sull’amore vuole essere un discorso nuovo. L’amore è frutto della Pasqua, frutto dello Spirito, è realtà nuova, tanto da indurre i cristiani a coniare un nuovo vocabolo per esprimere questa specificità: agape. La gestazione di questa parola e il dono del comandamento nuovo sono frutto di un lungo percorso. Questa constatazione deve motivare una certa parsimonia nel “parlare d’amore”, per non svuotarne la densità e liquidarne il volto. «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama»: un ritratto del discepolo. «Chi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»: ecco il mistero del Dio Trinitario comunicato all’uomo, agàpe è il nome di questa esperienza.
- Insieme a queste intense parole del Vangelo, la Seconda Lettura tratteggia ugualmente lo stile della testimonianza cristiana: dolcezza, rispetto, retta coscienza, sopportazione della sofferenza nel fare il bene. Questo è il volto della missione come essa si espande e di cui l’annuncio di Filippo in Samaria è momento significativo. Testimoni dell’Amore perché sorretti dal Paràclito che rimane nei discepoli e “fa vivere” il Risorto.
- In ogni epoca la Chiesa è chiamata a dare prova del suo amore fattivo. Nei secoli scorsi si è impegnata per la salvaguardia e la diffusione della cultura, si è data alle opere assistenziali per i poveri e gli indigenti, ha fondato ospedali, si è presa cura dell’istruzione del popolo, ha creato i primi servizi sociali. Oggi tutto questo viene assunto e svolto dallo Stato. Pur liberata da questi compiti immediati, l’attenzione della Chiesa rimane sempre incentrata sull’uomo. «La Chiesa — si legge nella Redemptor hominis, prima enciclica del santo pontefice Giovanni Paolo II — non può abbandonare l’uomo, la cui “sorte”, cioè la scelta, la chiamata, la nascita e la morte, la salvezza o la perdizione, sono in modo così stretto ed indissolubile unite al Cristo… L’uomo — infatti — è la prima e fondamentale via della Chiesa…» (n. 14).
- Anche l’evangelizzazione è opera di amore che spinge ad annunciare a tutti la salvezza di Cristo. Nella Prima Lettura vediamo attuarsi questo dinamismo missionario della Chiesa apostolica: l’annuncio del Vangelo oltrepassa i confini della Giudea, giunge in Samaria e si diffonde attraverso la parola ed i “segni”. L’intervento degli apostoli, con l’imposizione delle mani e l’effusione dello Spirito, è un chiaro segno dell’unità che si instaura fra comunità religiose tradizionalmente in conflitto come i giudei e i samaritani (cfr. Gv 4,9). Ora l’unico Spirito ricevuto dagli uni e dagli altri testimonia che tutti sono di Cristo, in comunione di fede e di amore; così la Chiesa cresce in espansione e in unità, superando tensioni e contrasti. I segni esistenziali che testimoniano tale comunione in mezzo e di fronte a un mondo ostile, vengono ricordati nella prima lettera di Pietro: la mitezza, la buona coscienza, il rispetto reciproco, il saper soffrire operando il bene piuttosto che il male… (cfr. Seconda Lettura, da confrontare con Gal 5,22-23a). Sono altrettanti atteggiamenti che traducono in concreto l’amore di Cristo e mediante i quali i cristiani possono dare ragione della speranza che è in loro e rendere credibile la missione evangelizzatrice. Mentre lo Spirito Santo, sempre presente nella Chiesa, la guida nella continua ricerca di un adeguamento della missione alla parola di verità.
- Gesù ha promesso alla Chiesa il dono dello Spirito come presenza attualizzante della propria opera ormai compiuta. Tale promessa si realizza in modo tutto particolare nella Celebrazione Eucaristica. È lo Spirito del Signore risorto che crea la comunione fra tutti i membri dell’assemblea, fra questa e tutte le altre Comunità che celebrano la medesima Eucaristia. È lo Spirito di verità che illumina e attualizza la Parola di Dio annunciata ai credenti, la fa penetrare nei loro cuori perché diventi realtà di vita e si traduca in atteggiamenti ispirati all’amore evangelico. Nella Preghiera Eucaristica, lo Spirito Santo viene invocato per la santificazione del pane e del vino, perché diventino “il corpo e il sangue di Gesù Cristo” per la comunione della Chiesa, perché noi che ci nutriamo del corpo e del sangue del Signore «diventiamo un solo corpo e un solo Spirito» (cfr. Preghiera Eucaristica II, III e IV). Infine, la comunione al corpo glorioso di Cristo rinnova in noi l’effusione del medesimo Spirito, e fa sì che accresca in noi l’efficacia del Mistero pasquale perché, rinnovati nello spirito, possiamo rispondere sempre meglio all’opera della redenzione del Signore.
- È ancora l’amore che scandisce i ritmi celebrativi di questa Domenica. L’Eucaristia deve sempre più essere riscoperta in questa sua valenza di fraternità, di “comunione”. La Liturgia della Sesta Domenica di Pasqua, dunque, ci prepara ad accogliere il dono dello Spirito consolatore che Gesù, nei discorsi di addio presentati nel quarto Vangelo, promette ai suoi discepoli. La funzione dello Spirito Santo è quella di sostenere ogni credente nella lotta contro il male e di aiutarlo a decifrare il senso profondo della storia, nonostante il pessimismo dilagante e le apparenze sconcertanti.
- Lo Spirito è alla radice della Chiesa, la genera, la anima e la sostiene. Lo Spirito non conosce frontiere razziali e culturali e ce ne dà testimonianza la Prima Lettura che narra della Pentecoste in Samaria, una Chiesa considerata eretica. Attraverso l’imposizione delle mani, gli apostoli Pietro e Giovanni comunicano ai samaritani, battezzati dal diacono Filippo, il dono dello Spirito Santo. La tradizione ecclesiale ha visto in questo gesto il Sacramento della Confermazione, completamento del Battesimo.
- Si continui a curare la “solennità” della Celebrazione, come già indicato nelle Domeniche precedenti: si sostituisca opportunamente l’Atto penitenziale con il rito di aspersione con l’acqua benedetta durante la Veglia pasquale; si faccia la processione con la Croce, i ceri, l’Evangeliario. Si usi l’incenso.
TESTI E MATERIALI
PER BEN CELEBRARE
** SUSSIDIO CEI 2026: SUSSIDIO-VI-DOMENICA-DI-PASQUA-2026-10-maggio-2026
** Celebrare il Risorto (scheda generale ULComo) Celebrare-il-Risorto-Anno-A
** Suggerimenti per i canti (ULComo) Proposta Canti Pasqua Anno A generale
ARCHIVIO: ** Guida al Tempo di Pasqua: (CEI- ULN) Guida-al-Tempo-di-Pasqua
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Atto penitenziale (e riti di introduzione): VI Pasqua A Atto penitenziale
** Aspersione, Proposta generica: Domeniche-di-Pasqua-Rito-dellAspersione
** Aspersione, Domenica corrente: VI Pasqua A Aspersione
** Riti di conclusione: VI Pasqua A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** Prima proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale:
partitura: 23-salmorespPasqua6A-ULNCEI
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio: Salmi VI Pasqua A
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta V Pasqua A Pdf 1
** seconda proposta V Pasqua A Pdf 2
** terza proposta V Pasqua A Pdf 3
** da Orazionale CEI V Pasqua A Pdf OR

