QUINTA DOMENICA DI PASQUA – A
«Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto…»
- Il riconoscimento, da parte del discepolo, di Cristo, come via, verità e vita, edifica la Chiesa. Il mistero della morte e risurrezione di Gesù viene presentato in questa Domenica rimandando alla realtà della sua piena umanità, dalla quale possiamo attingere i tratti del volto del Padre e tutte le modalità per rimanere in contatto con lui. La fede del credente nella reale umanità di Gesù implica che il suo modo di essere uomo, le sue scelte di vita e il suo stile siano accolte come vie di conoscenza di Dio.
- La comunità dei discepoli, edificio spirituale e corpo di Cristo, è la manifestazione visibile della presenza di Dio in mezzo all’umanità. Una presenza spirituale che, ben lungi dall’essere astratta e impalpabile, è invece concretissima nel servizio ai fragili. Un po’ come le foglie: sempre rivolte al cielo, da cui ricevono la luce per vivere, e capaci solo insieme di fare un po’ di ombra a chi cerca un ristoro. La comunione di fede è una delle sorgenti e al tempo stesso una delle mete fondamentali della vita secondo il Vangelo. Accogliendo insieme questo dono, siamo gli uni per gli altri incoraggiamento e stimolo per viverlo in pienezza. Solo così la Comunità cristiana può manifestarsi come madre per i poveri e sostegno per gli orfani e le vedove. Le stesse istituzioni di una comunità strutturata come la Chiesa devono trovare la loro sorgente in questa comunione di fede. Insieme si accoglie la grazia, insieme la facciamo nostra, insieme la doniamo al mondo nelle opere di misericordia.
- L’immagine che la Liturgia ci consegna è la casa del Padre con la porta spalancata. Si tratta di un’icona molto significativa: Dio non abbandona nessuno, e soprattutto non lascia un suo figlio sulla soglia, lo aspetta e lo fa entrare. Gesù ha un ruolo di mediazione, da fratello maggiore, da esperto dell’amore del Padre, e predispone dimore nella casa di Dio. La fede viene raccontata con il sapore e il profumo delle esperienze di famiglia, con le concretezze dei luoghi vissuti, dove davvero si sperimentano gli affetti e si ha la certezza del sentimento. Tutto questo dà consolazione e pace, e siamo infatti invitati da Gesù a “non temere”. Lui, infatti, ci dice: «Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi».
- Gesù è la via per ogni persona che si affida a lui perché è il canale attraverso il quale giunge a noi la vita di Dio. Gesù è anche la verità, perché costituisce l’autentica possibilità di conoscere Dio, è la rivelazione definitiva del Padre. Gesù è, infine, la vita in quanto in lui trova senso e pienezza la nostra esistenza. Il messaggio di questa Domenica sta nel presentare il valore della relazione che la fede cristiana è: non un atto formale, ma una immersione nel mistero di Gesù Cristo.
- Abbiamo bisogno di continua conversione, di ri-orientare la nostra esistenza a Gesù. Oggi è difficile per molti trovare criteri validi di orientamento. Gesù risorto si propone ai suoi discepoli come la via, la verità e la vita. Solo Lui, infatti, conosce il Padre e può condurci al Padre. Le strade terrene possono deviarci, i maestri terreni possono infarcirci di menzogne, le fonti terrene a cui ci dissetiamo possono essere inquinate. La vita delle Comunità cristiane non è senza tensioni e difficoltà, ma esse possono cercare i loro equilibri e le soluzioni efficaci orientandosi in Gesù.
- La figura di Cristo oggi continua a sedurre molti, specialmente i giovani, attratti dalla sua carica di umanità, dal suo amore ai poveri, dalla sua coerenza, dalle sue prese di posizione… Ma c’è il rischio di accostare il Cristo solo in prospettiva umana, rifiutando la sua divinità o non prendendola in attenta considerazione. «E’ venuto un Uomo duemila anni fa’ — scrive un giovane — che continua a coinvolgerci con il suo messaggio rivoluzionario; ma a differenza di tutti gli altri grandi uomini — Buddha, Confucio, Maometto, Gandhi, Marx, M. L. King — non ha detto: “Sono un profeta… un teorico… un riformista… un rivoluzionario” (anche se lo è stato). Ha detto semplicemente: “Io sono la via, la verità, la vita”». Il Cristo può affermare di essere personalmente la via al Padre perché «è la verità, l’immagine del Padre nel mondo e, insieme, la vita di chi crede in lui. Perché il Padre è la sorgente originale della vita, di cui vive anche il Figlio, della forza vitale che egli comunica ai credenti» (H. Van Den Bussche). La rivelazione, la “conoscenza” che ci viene dalla pagina evangelica di questa Domenica è lo sviluppo di un tema presente fin dall’inizio del vangelo di Giovanni: «Nessuno ha mai visto Dio, l’unigenito che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18): la Parola di Dio fatta carne rivela attraverso le parole e le opere la sua comunione di vita con il Padre; e la fede in lui, il Rivelatore, permette di accedere alla sorgente della verità e della vita. Sono aspetti di un’unica realtà che si compenetrano. La vita, infatti, è “conoscere il Padre”, ossia essere in comunione di amore con lui e credere in colui che il Padre ha inviato. Questa lezione di vita e di fede cristiana era necessaria e attuale per la Chiesa delle origini; ed è necessaria e attuale per la Chiesa di oggi. In ogni tempo, infatti, la Chiesa è chiamata a continuare l’opera di Cristo e indicare le vie per raggiungere il Padre; ad essere quel segno che attraverso l’esperienza del quotidiano, la Parola e i Sacramenti comunica la verità e la vita.
- Condizione essenziale per continuare la missione di Cristo è crescere compatti attorno a lui come “pietre vive” (Seconda Lettura) e «compiere le sue opere» (Vangelo). Di ciò abbiamo una conferma nella vita e nella catechesi della Comunità primitiva, quali vengono presentate nella Prima e nella Seconda Lettura. Sullo sfondo della elezione dei sette “diaconi” si profila una situazione di contrasto fra cristiani appartenenti a due gruppi diversi per mentalità, lingua, tradizioni, cultura; si avverte la presenza di forze e tendenze diverse che già si delineavano in seno alla Chiesa delle origini. La soluzione di queste tensioni viene cercata in una linea di equilibrio e di riorganizzazione della Chiesa, per un più efficace servizio dei fratelli: la Comunità, mentre cresce per il moltiplicarsi del “numero dei discepoli”, incomincia anche, sotto la guida dello Spirito, a differenziarsi in ministeri diversi. Tutti sono pietre vive impiegate per la costruzione del medesimo edificio spirituale.
- Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del Signore, l’assemblea si realizza sempre più come edificio spirituale, saldo e compatto, costruito con pietre vive attorno a Cristo, pietra angolare. Ed egli è presente in mezzo ai suoi come via, verità e vita: via che conduce al Padre unendoci al suo sacrificio offerto per amore del Padre e dei fratelli; verità che si fa conoscere e penetra sempre più profondamente nei nostri cuori attraverso la parola proclamata e ascoltata nella fede; vita donata nella partecipazione alla Mensa eucaristica. Allora celebrare l’Eucaristia diventa entrare davvero — per Cristo, con Cristo e in Cristo — nella comunione di vita con il Padre; essere nel Padre come Gesù (cfr. Vangelo).
- Compatta in questa comunione, l’assemblea liturgica si presenta al tempo stesso come una comunità articolata e strutturata in varietà di funzioni e ministeri: non soltanto il servizio della presidenza, ma anche il servizio dei lettori, dei commentatori e dei ministranti, il servizio dell’accoglienza e della carità, il servizio dei cantori…, sono tutti veri ministeri liturgici a servizio di una piena e attiva partecipazione di tutto il popolo di Dio al mistero di Cristo. Infatti «le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa che è “sacramento di unità”…; i singoli membri, poi, vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e dell’attuale partecipazione» (SC 26). Con piena verità, dunque, tutta l’assemblea e ciascuno all’interno di essa, può associarsi alla preghiera di chi presiede: «Ti offriamo… ti rendiamo grazie per averci ammessi alle tua presenza a compiere il servizio sacerdotale» (Preghiera Eucaristica II).
- Discepoli, come siamo, di una civiltà intellettualistica che ci ha abituato a risolvere i problemi nei termini concettuali, anche noi conosciamo il significato della invocazione di Filippo: «Mostraci il Padre e ci basta». Anche noi sappiamo il tormento della ricerca di Dio; sappiamo come la cultura è stata sollecitata, divisa, contrapposta da questo interrogativo: Dio esiste, sì o no? Ma Cristo non dà risposta davanti alla domanda intellettuale. Di fronte a Pilato, che gli fece una domanda impegnativa: «Che cos’è la verità?», Cristo tacque. Nel Vangelo di oggi risponde dicendo: «Io sono la via». Ma in che senso? La risposta la troviamo forte, perentoria nella Parola di Dio di oggi: Egli è la vita in quanto è una Pietra scartata dai costruttori. E questo è il mistero di Cristo: Egli è stato scartato dai costruttori e, per questo, è diventato testata d’angolo. E, se Lui è la nostra via, noi non possiamo conoscere il Padre se non percorriamo questa via di Cristo. Conoscere Cristo, allora, significa, per noi, prendere posizione di fronte a questo dato: da una parte ci sono quelli che si ritengono i costruttori dell’umanità nuova, della civiltà dell’oggi, dall’altra ci sono le pietre scartate; quanti non contano perché hanno per capo Cristo e nessun altro. Ma perché questi, che si ritengono i costruttori, di fatto distruggono l’umanità? Perché vogliono costruire ognuno secondo una propria misura, e questa misura è quella che distingue il materiale che serve da quello che non serve al potere di turno. Da qui nasce la necessità dello scarto: quello che non serve deve essere scartato. Ebbene, è proprio nel momento dello scarto che Dio smentisce i propositi degli uomini, perché la sua giustizia, la sua verità e la sua promessa sono proprio là dove avvengono gli scarti. E questa presenza di Dio in mezzo agli scarti è più che mai necessaria. In questo edificio che si sta costruendo, che è la nostra società, che ne fanno i costruttori, ad esempio, dei miti e dei misericordiosi? Che ne fanno i potenti degli uomini del perdono, degli uomini che non si affidano al rigore della legge, degli uomini che non hanno nessuna fiducia nella forza? Che ne fanno i costruttori dei poveri in spirito? Non li possono usare! Un esercito si fa utilizzando la ferocia, la combattività. E uno che non è combattivo dove lo mettiamo? Una società esige uno slancio di competizione, una emulazione. E uno che non vuole entrare in gara, dove lo mettiamo? E così il mondo si riempie di pietre scartate che sono forse le vere pietre perché unite a Cristo testata d’angolo. Cristo, quando entrò fra gli uomini, avrebbe potuto trovare il suo posto fra i dottori, se avesse voluto. Egli, invece, fu condotto a morire in Croce perché accettò fino in fondo la sorte della pietra scartata, svelando, così, la diversità del nuovo edificio che Dio costruisce. Partendo da Cristo, pietra rigettata dagli uomini, noi cristiani dobbiamo annunciare alle potenze del mondo e ai potenti della terra che le pietre scartate dai costruttori sono quelle che fanno la storia e le sorti dell’uomo.
- Nel cammino di sequela il cristiano è chiamato a un’adesione personale, totale a Gesù, a fidarsi di lui, affidarsi a lui. Deve diventare “una cosa sola” con Cristo. Come Gesù è volto visibile del Padre, così il cristiano lo è di Cristo. È il cammino nuovo, aperto e tracciato da Cristo, quello della solidarietà con l’uomo. Gesù ci invita ad essere popolo che appartiene a lui “in Cristo, per Cristo e con Cristo”. Popolo di profeti, per dire la Parola di Dio; di sacerdoti, per essere mediatori fra cielo e terra e adoratori di Dio altissimo; e re, umili e generosi servi di Dio e del prossimo.
- Si ricordino oggi i diversi ministeri istituiti presenti in parrocchia e i mille servizi che vengono svolti nelle varie attività: caritative, sociali, di catechesi, per i sofferenti e i poveri… Si ricordi e si renda visibile che l’Eucaristia è modello di Chiesa, edificio spirituale organicamente costituito con il servizio di molti (cfr. Didaché).
- Si curi la “solennità” della Celebrazione, come già indicato nelle domeniche precedenti: si sostituisca opportunamente l’Atto penitenziale con il rito di aspersione con l’acqua benedetta nella Veglia pasquale; si faccia la processione con la Croce, i ceri, l’Evangeliario. Si usi l’incenso.
- La Liturgia di questa Domenica ha come filo conduttore il tema della “comunione”. Comunione con Cristo: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me», e comunione all’interno della comunità di Gerusalemme: «Il numero dei discepoli a Gerusalemme aumentava»; comunione nell’amore fraterno: «Voi siete nazione santa, popolo di Dio». Sarà opportuno scegliere nella celebrazione tutto quanto serve ad esprimere questo atteggiamento fondamentale.
- I canti richiamino l’esperienza comunionale dell’Eucaristia, il tema evangelico della via, verità e vita, l’esperienza pasquale come fondamento di questa realtà.
TESTI E MATERIALI
PER BEN CELEBRARE
** SUSSIDIO CEI 2026: SUSSIDIO-V-DOMENICA-DI-PASQUA-2026-3-maggio-2026
** Celebrare il Risorto (scheda generale ULComo) Celebrare-il-Risorto-Anno-A
** Suggerimenti per i canti (ULComo) Proposta Canti Pasqua Anno A generale
ARCHIVIO: ** Guida al Tempo di Pasqua: (CEI- ULN) Guida-al-Tempo-di-Pasqua
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Atto penitenziale (e riti di introduzione): V Pasqua A Atto penienziale
** Aspersione, Proposta generica: Domeniche-di-Pasqua-Rito-dellAspersione
** Aspersione, Domenica corrente: V Pasqua A Aspersione
** Riti di conclusione: V Pasqua A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** Prima proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale:
partitura: 22-salmorespPasqua5A-ULNCEI
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio: Salmi V Pasqua A LD
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta V Pasqua A Pdf 1
** seconda proposta V Pasqua A Pdf 2
** terza proposta V Pasqua A Pdf 3
** da Orazionale CEI V Pasqua A Pdf OR

