QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA – A
“Laetare”
Si è fatto guida del genere umano che camminava nelle tenebre
per condurlo alla luce della fede
– La Quarta Domenica di Quaresima segna – grosso modo – il centro del cammino penitenziale in preparazione alla Pasqua; la tradizione della Chiesa l’ha denominata “Laetare”, dalla prima parola latina dell’antifona d’ingresso, che è un invito alla gioia. Si possono adoperare oggi i paramenti rosacei e porre presso l’altare un sobrio addobbo floreale.
– Per incoraggiare il cammino quaresimale come conversione a Cristo nella memoria del Battesimo, la Liturgia in queste tre Domeniche centrali collega la fede con tre segni fondamentali: Domenica scorsa, fede e acqua; oggi, fede e luce; Domenica prossima, fede e vita.
– In questa Quarta Domenica di Quaresima la scena è dominata dal racconto della guarigione del cieco nato, un racconto per certi aspetti “anomalo” dal momento che Gesù interviene all’inizio e alla fine, mentre la maggior parte della narrazione è consacrata alle reazioni che provoca il gesto da lui compiuto. Come per la pericope della samaritana, anche qui la vicenda del cieco nato rinvia alla nostra esperienza di discepoli, al percorso che ci ha condotto alla fede, ai contrasti, alle scoperte, ai doni che l’hanno contraddistinto. Domenica scorsa Gesù appariva come l’acqua viva, in grado di spegnere la nostra sete più profonda. Ora egli si rivela come la Luce del mondo, davanti alla quale ognuno di noi deve necessariamente prendere posizione. Ancora una volta, dunque, l’elemento simbolico (luce) e quello narrativo (storia della guarigione del cieco nato) concorrono a farci ripercorrere il nostro itinerario battesimale.
- Il senso critico e, in ottica di fede, il discernimento sono forse le due facoltà che oggi ci viene più che mai chiesto di sviluppare. La capacità di andare oltre le apparenze e le illusioni, la responsabilità di compiere delle scelte evangeliche senza avere dei precetti rigidi, l’intelligenza per distinguere la verità dalla propaganda e il vero bene dal falso bene, tutto questo ci è necessario in un mondo fatto di informazioni rapidissime e non filtrate. La Liturgia di oggi, però, ci ricorda come questi problemi sono antichi quanto l’uomo stesso, il quale è propenso all’apparenza piuttosto che al cuore delle cose, dei fatti e delle persone. La soluzione parte da noi stessi e dalla nostra capacità di ammettere la realtà di quello che viviamo, l’unico luogo in cui si dispiega la forza benefica di Cristo.
– La guarigione di un uomo cieco dalla nascita è metafora del nostro cammino di fede. Il buio, invece, il peccato: rimane in noi finché non riconosciamo il bisogno di perdono, e si fa ancor più intenso quando pensiamo di vedere e di conoscere già tutto, per cui presumiamo di fare a meno di Dio. È la nostra incredulità, la non disponibilità ad accogliere la luce di Dio, che ci fissa nell’oscurità e nel non senso. Il cieco dalla nascita sa riconoscere in Gesù non solo un guaritore, ma colui che ha operato in lui una nuova creazione.
- Quando nasce un bambino, con felice espressione si dice che “è venuto alla luce”. Solo questo passaggio permette la continuità della vita. Quando un uomo muore si dice che “si è spento”. E’ significativo che il linguaggio comune identifichi la vita con la luce e la morte con la tenebra. Luce e tenebre esprimono simbolicamente la condizione umana nelle sue contraddizioni: non solo vita-morte, ma anche verità-menzogna, giustizia-ingiustizia. Lo stesso avvicendarsi cosmico del giorno e della notte sta ad indicare la fondamentale importanza del rapporto luce-tenebra: avvolto nella tenebra il mondo perde la sua consistenza, le cose non hanno contorno né colore, l’uomo è cieco, inerte, afferrato da un senso acuto di solitudine, di smarrimento, di paura. Il primo bagliore risveglia la vita, la gioia e la speranza.
- Luce e tenebre sono poste di fronte nel brano evangelico. Un uomo colpito da irrimediabile cecità, ai margini della considerazione sociale e religiosa, è la personificazione simbolica della condizione di peccato in cui si trova l’uomo non ancora “illuminato” da Cristo. Solo l’incontro con Cristo — Luce del mondo, Luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) — toglie il velo dagli occhi, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita.
- Il racconto evangelico del “cieco nato” è stato sempre interpretato in prospettiva battesimale, come anticipato sopra. Il Battesimo è la nostra piscina di Siloe, il passaggio dalle tenebre alla luce, il momento dell’illuminazione. Fin dai tempi apostolici il battezzato era chiamato “illuminato” (cfr. Eb 6,4; 10,32), appellativo che esprimeva la sua nuova condizione. Aderire a Cristo-Luce è acquisire la capacità di vedere la realtà di Dio, il mistero dell’uomo e della storia con occhi nuovi; è acquisire una mentalità di fede, assumendo come criterio di valutazione e di scelta la logica del Vangelo. Il battezzato è entrato nella zona luminosa di Cristo-Luce che lo porta «a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo» (RdC, 38; cfr. Catechesi tradendae, 20). Questo obiettivo, però, non è mai totalmente compiuto. Permangono sempre zone d’ombra, di impermeabilità alla luce. Lo spessore opaco della storia, gli avvenimenti drammatici in cui il cristiano è coinvolto, i miraggi del benessere possono ridurre la luce a lucignolo fumigante. Tanto più che la fede porta allo scontro con lo spirito e la logica del mondo. La storia del cieco nato è eloquente in proposito: i genitori temono l’impatto con i detentori del potere, sono paralizzati dalla paura dei Giudei e delle loro sanzioni; il figlio, invece, diventa audace e provocatorio nei confronti dei suoi ottusi interlocutori che, nella loro presunzione, diventano i veri ciechi.
- Eletti da Dio in modo assolutamente gratuito, i battezzati ricevono la consacrazione regale dello Spirito che permea tutto l’essere (cfr. Prima Lettura) e conferisce l’illuminazione della fede. L’assemblea esprime così la consapevolezza di questa realtà: «Nel mistero della… incarnazione [Cristo] si è fatto guida dell’uomo che camminava nelle tenebre, per condurlo alla grande luce della fede» (Prefazio). «Un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce…» (Seconda Lettura). Il passaggio di condizione implica il dovere di rendere visibile nella vita la novità operata dal Battesimo. La stessa Celebrazione Eucaristica è sempre nuova “illuminazione” perché comunione vitale con Colui che è la Luce: «… sono andato, mi sono lavato, ho acquistato la vista…» (ant. di comunione). Essere luce nel Signore significa anche essere fonte di luce, produrre quei frutti che Paolo identifica «in ogni bontà, giustizia e verità» (Seconda Lettura).
- In un mondo in cui violenza, conflitto, rivalità e menzogna sembrano avere il sopravvento, la presenza dei cristiani pone una forza di segno contrario che diventa accusa di queste opere di morte. La bontà è vita di amore, accoglienza, disponibilità, perdono; la giustizia è onestà, rettitudine, apertura alla volontà del Signore; la verità è adesione al Vangelo e ai suoi criteri, possibilità di essere liberi dalla menzogna del peccato e dalla sua schiavitù. Le tenebre sono incapaci di “produrre”, possono soltanto “operare”, ma la loro opera è sterile. La famiglia e la Comunità cristiana sono davvero luoghi in cui si manifesta la luce, in cui si educa alla fede e ai suoi valori? Se la Parola del Signore ci accusa, essa ci aiuta anche a riprendere consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che dovremmo essere.
- L’evangelista Giovanni, attraverso un uso stupendo di scene, immagini e parole, mette in evidenza, dunque, il significato del segno della luce. Il cieco del Vangelo diventa così paradigma, esempio, modello dell’itinerario di fede di un uomo che cerca Cristo. Sulla scena ci sono i farisei fermi alla loro cornice rituale; al posto dell’incontro scelgono lo scontro con Cristo perché non è secondo gli schemi della loro “idea di Dio”. Per questo non vedono Dio; il cieco, sì. Il Vangelo al riguardo diventa un crescendo: il cieco conosce, anzitutto, Gesù come uomo che fa il bene: i frutti della bontà, della giustizia indicano Cristo come via alla verità. Il cieco, poi, riconosce Gesù come profeta che sa indicare e scegliere automaticamente il popolo di Dio: è la verità che illumina le scelte anche difficili della vita. Il cieco, infine, conosce Gesù come Signore e Salvatore: «Io credo, Signore!», e così si incontra con la vera vita. Questo percorso sollecita da parte nostra l’impegno rigoroso dell’autenticità, mai dimenticando che l’uomo guarda l’apparenza mentre il Signore guarda il cuore. Figli della luce per vocazione battesimale e per scelta personale, dobbiamo vivere nella coerenza della fede che ci distoglie dal leggere la storia con le lenti della nostra miopia per leggerle, secondo la logica di Dio, con le lenti dell’altruismo. Come il cieco ha ripreso la vista a motivo della totale fiducia nel Figlio dell’Uomo, così noi recuperando quotidianamente la virtù teologale della speranza possiamo ritrovare il senso compiuto della dimensione umana e cristiana della vita.
– La fede è uno sguardo nuovo gettato sulla realtà che ci circonda e, innanzitutto, su noi stessi. Siamo tutti dei ciechi nati, nella misura in cui nessuno di noi può raggiungere da solo la “luce” della fede. Se all’inizio c’è l’intervento di Dio, che ci raggiunge attraverso Gesù, è altrettanto vero che poi c’è un itinerario da compiere, e non privo di difficoltà. L’incontro con Gesù, quello che apre gli occhi della fede, avviene proprio a questo punto. È un isolato, un emarginato, quello che si imbatte nel suo guaritore. Ed è proprio da questa posizione di grande fragilità che egli è invitato a prendere posizione. Non è più il momento di raccontare, ma di professare la propria fede.
– Oggi, come duemila anni fa’, coloro che vengono alla fede si trovano davanti a tappe analoghe. Non è una luce “comoda” quella che li raggiunge: scandaglia le profondità del loro essere e nello stesso tempo entra in conflitto con le “tenebre”. La Luce è venuta nel mondo, ma le tenebre hanno rifiutato la Luce. C’è una lotta, dunque, che attende il discepolo. Egli non può rimanere neutrale: deve esporsi, e proprio per questo diventa fragile, vulnerabile. Lo salva la fiducia che egli ripone in Cristo, riconosciuto come il Signore e il Salvatore della sua vita. Lo salva lo sguardo limpido e nuovo, che gli fa conoscere una nuova esistenza, l’esistenza dei figli di Dio.
- Il segno dell’acqua che lava è certamente riproponibile anche in questa Domenica sostituendo opportunamente l’atto penitenziale con la benedizione dell’acqua lustrale e l’aspersione lenta e solenne lungo tutta la navata della chiesa, mentre si esegue un canto appropriato.
- Il Battesimo in antico, come già detto sopra, era chiamato “illuminazione”. Forse è opportuno mettere in risalto il battistero, con un sapiente uso delle luci, e benedire l’acqua lustrale in prossimità di esso. Se vi è l’uso di consegnare degli oggetti-segno a quanti camminano verso la Pasqua come catecumeni (la chiesa in questa Domenica celebra il secondo scrutinio) o a gruppi di catechesi, si può allora prevedere il segno della luce, mediante un lumino da portare a casa e da accendere durante la preghiera fatta insieme con i familiari, magari a tavola.
TESTI E MATERIALI
PER APPROFONDIRE
** Sussidio ULN CEI 2026: Guida generale / GUIDA-INTRODUZIONE-AL-TEMPO-DI-QUARESIMA-2026
** Sussidio ULN CEI 2026: Domenica corrente: SUSSIDIO-IV-DOMENICA-QUARESIMA-2026
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Suggerimenti Suggerimenti IV Quaresima A 2026
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale IV Quaresima A Riti introduzione
** Riti di conclusione IV Quaresima A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** Prima Proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale
Partitura: Quarta-Domenica-Salmo-responsoriale
Audio:
** Seconda Proposta, da Lodate Dio: Quar A 4 LD
** Terza Proposta, dal maestro Impagliatelli
Partitura: Iv Quaresima A Impagliatelli
Audio:
** Quarta Proposta, dal maestro Geraci (ULN 2026)
Partitura: IV Quar A Geraci ULN
Audio:
** Quinta Proposta, ancora da Lodate Dio:
Partitura: Salmo IV Quaresima LD 2
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta IV Quaresima A Pdf 1
** seconda proposta IV Quaresima A Pdf 2
** terza proposta IV Quaresima A Pdf 3
** quarta proposta IV Quaresima A Pdf 4
** da Orazionale CEI Pdf IV Quar OR

