Testi per celebrare

IV Domenica del Tempo Ordinario A – 2026 –

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

Hai promesso ai poveri e agli umili

la gioia del tuo regno

 

  • Gesù che sale sul monte ci appare come il nuovo Mosè, promulgatore della nuova Legge («ma io vi dico…!») sul nuovo Sinai. Proclamando beati i poveri e gli umili Gesù parla il linguaggio che Dio aveva già usato col suo popolo attraverso i profeti, quello, per esempio, di Sofonia, che noi ascoltiamo nella Prima Lettura. Lo stesso linguaggio adopera anche san Paolo (Seconda Lettura): i primi ad essere chiamati sono sempre i piccoli, i poveri, quelli che il mondo disprezza, ma che sono grandi nel regno dei cieli.
  • Il discorso è davvero un capovolgimento di quelli che tradizionalmente erano ritenuti valori. Gli Ebrei coltivavano la convinzione che la prosperità materiale, il successo, fossero segni della benedizione di Dio, e segno di maledizione la povertà e la sterilità. Gesù denuncia l’ambiguità di una rappresentazione terrena della beatitudine. Ormai i beati non sono più i ricchi di questo mondo, i sazi, gli adulati, ma coloro che hanno fame e che piangono, i poveri e i perseguitati. E’ la nuova logica, quella che esprime Maria, la beata per eccellenza: «Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili: ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi» (Lc 1,52-53). Le nove beatitudini di Matteo si riassumono nella prima: «Beati i poveri in spirito». Le altre sono un corollario e una esplicitazione di questa. Il riconoscersi poveri, deboli, non è, però, prima di tutto uno stato sociologico, ma un “dono”! La sola povertà non è di per sé un bene e neppure una situazione di ascesi. Ma essere ricchi – secondo la mentalità di questo mondo – significa avere potere, ricevere onori e avere un posto di supremazia sugli altri; e qui comincia il pericolo, perché dove c’è potere, ricchezza e supremazia, ci sono molto spesso gli oppressi, gli schiacciati, gli ultimi. Ed è a questi che va il regno dei cieli. Con questi si schiera Gesù. Essi sono gli eletti. Gesù si presenta come il messaggero inviato da Dio per annunciare ai poveri la Buona Novella: la sua sollecitudine per i poveri, gli infelici, gli ammalati era il segno della sua missione. Gesù porta ai diseredati non solo l’assicurazione che un giorno godranno il Regno di Dio, ma annuncia loro che questo regno è arrivato. La missione di Gesù si estende, oltre che ai poveri, a tutte le miserie fisiche e spirituali; tutte attirano la sua compassione. Inaugurando l’era della salvezza, Dio accorda una priorità a tutti coloro che della salvezza hanno un più urgente bisogno.
  • Si preparerà con dignità e bellezza il luogo della Parola, l’ambone, dall’alto del quale il Signore Gesù, Sposo della Chiesa, parla a noi sua sposa.
  • La Liturgia odierna insiste molto sulla beatitudine che scaturisce non dalle cose, ma dalla comunione con Dio, dal fare la sua volontà, dal credere che la sua proposta di vita contenga la ricetta della gioia. Pertanto, il tono della celebrazione sia austero e gioioso, così come l’arredo, la suppellettile all’insegna della nobile semplicità; siano bene illuminate le immagini dei santi, come esempi viventi di beatitudine; i canti esprimano questi sentimenti.
  • Si abbia cura di raccomandare ai partecipanti di rendere felice qualcuno, non con le cose, ma con il dono di sé e del proprio tempo.
  • Il cuore delle Beatitudini si apre e si chiude con quello che potremmo chiamare il fondamento, il focus del brano: «Di essi è il regno dei cieli»; si tratta di un’espressione fondamentale dell’evangelista Matteo che descrive la signoria di Dio sulla storia e su tutte le cose: questo è il regno di Dio!
  • Dietro il brano di Mt 5,3-12 c’è la figura del Padre, anche se essa non è immediata come in Lc 15 (Parabola della Misericordia); l’evangelista Matteo intende riferire le parole che Gesù ha pronunciato per presentare il Padre, per dire chi è Dio ora, e chi sarà domani, come agisce ora e come agirà domani.
  • Le Beatitudini sono un cammino, un iter da invocare come dono ogni giorno; sono una proclamazione di felicità che si comprende man mano che si cammina: di tanto in tanto ne gusti un poco e capisci che è vero, poi gusti la consolazione di questo e capisci che c’è, poi gusti il fratello che ti poggia la mano sulla spalla e capisci che è vero, poi capisci che quello ha pianto con te, ecc.
  • È necessario comprendere il “vangelo delle beatitudini” nel suo significato profondo: la promessa di felicità e la proposta di Gesù non riguardano solo pochi gruppi privilegiati (come ci ha abbondantemente istruiti la Parola della Domenica precedente), ma rappresentano la magna charta dell’esperienza del regno di Dio nella storia, dunque il punto di riferimento costante della vita cristiana. È, infatti, un messaggio che può cambiare i nostri criteri di essere ed agire, per costruire nel mondo una società alternativa a quella che il mondo stesso, con le sue leggi, ci propone ogni giorno.

TESTI E MATERIALI

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Suggerimenti  Suggerimenti IV TO A 2026

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale IV TO A Riti introduzione

** Riti di conclusione IV TO A Riti conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo IV TO A Pantaleo

audio

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo IV TO A LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura Salmo IV TO A Impagliatelli

audio

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta IV TO A Pdf 1

** seconda proposta IV TO A Pdf 2

** terza proposta IV TO A Pdf 3

** da Orazionale CEI Pdf TO IV OR CEI