Testi per celebrare

XV Domenica del Tempo Ordinario C – 2025 –

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – C

13 Luglio 2025

Difensore dei poveri e dei deboli

 

 

  • La Liturgia di questa Domenica ci introduce nel cuore del messaggio evangelico: il comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Un comando che non è troppo lontano da noi, così che scoraggi ogni nostro proposito di bene, ma una parola di vita che il Signore ha posto nel nostro cuore perché la mettiamo in pratica. Il Signore Gesù, immagine del Dio invisibile e capo del corpo, della Chiesa, oggi ci affida un semplice e al tempo stesso impegnativo mandato che risuona al termine del brano evangelico: «Va’ e anche tu fa così».
  • L’essenza del cristianesimo è l’amore, che deve caratterizzare la relazione con Dio e con il prossimo. Non è un vago sentimentalismo, ma un legame profondo, che si radica nel cuore, illumina la mente, spinge all’agire. L’uomo della religione naturale, sperimentando “dentro” l’esistenza la fragilità del vivere, pensa di trovare fuori di sé, in Dio, la sicurezza. L’uomo cerca perciò di raggiungere Dio, di “diventare come Lui”, di divinizzarsi attraverso i riti, il culto. Per Israele Dio è l’Assolutamente-Altro, irraggiungibile dall’uomo. Il culto non divinizza. L’unica via di salvezza è la fedeltà all’alleanza: Dio salverà gratuitamente coloro che attendono tutto da lui e che osservano fedelmente la sua legge (Prima Lettura). Ma è possibile all’uomo una fedeltà assoluta, una risposta carica di assoluto? una risposta totale che lo leghi a Dio e lo divinizzi? Non c’è contraddizione fra tale aspirazione e la condizione di creatura, per di più peccatrice? La speranza di vedere superata tale contraddizione orienta Israele verso l’avvenire, nell’attesa del Messia. Con l’intervento di Cristo la speranza di Israele è colmata oltre misura. Gesù di Nazareth si presenta come l’imitatore perfetto del Padre. Egli è pure Messia, quell’uomo, cioè, dal quale si attendeva che potesse parlare con Dio un linguaggio da vero interlocutore. Paolo dice di lui che è l’ “immagine” del Padre (Seconda Lettura). Nello stesso tempo Gesù è l’immagine dell’uomo; egli chiede per sé stesso e per i suoi futuri discepoli il rinnegamento totale di sé, l’obbedienza fino alla morte di croce che è la condizione di un amore fraterno, universale, cioè la fedeltà totale alla nostra condizione terrestre. Gesù è l’Uomo-Dio, il Verbo incarnato; egli può riunire i due termini del paradosso: essere nel vero senso della parola l’immagine del Padre ed essere fedele integralmente alla condizione terrestre di creatura. Gesù-Uomo porterà alla perfezione l’immagine del Padre nel sacrificio della croce: là rivelerà il vero volto del duplice amore verso Dio e verso gli uomini dal quale scaturisce la Storia della Salvezza. Per l’uomo l’imitazione del Padre ora passa attraverso Cristo. A lui il cristiano viene configurato nel Battesimo e negli altri Sacramenti. Ma questa configurazione deve essere vissuta negli avvenimenti, negli incontri della vita quotidiana. Il sacrificio di sé, il pagare di persona, l’amore gratuito ed universale per il prossimo, fa risplendere sul volto del cristiano il volto di Cristo e di Dio.
  • Cristo si comporta con l’umanità come il samaritano del racconto evangelico verso lo sconosciuto: come il buon pastore viene a salvare le pecore spogliate, battute e messe a morte (Gv 10,10), come il figlio del padrone della vigna si presenta dopo i profeti mandati invano (Gv 10; Lc 20,9-18), così il samaritano arriva dopo i sacerdoti e i leviti che non hanno voluto e non hanno potuto salvare l’uomo ferito. E’ riflessa qui la storia della salvezza in cui Gesù viene sotto l’aspetto di un samaritano disprezzato e rifiutato, rivela ciò che le altre tecniche della salvezza hanno dimenticato, costruisce proprio là dove queste tecniche hanno fallito. In Cristo Dio si è avvicinato all’uomo con una figura semplice ed umana. Il Dio che ora conosciamo “non è troppo alto, né troppo lontano” da noi e la sua legge è molto vicina a noi; è nella nostra bocca e nel nostro cuore perché la mettiamo in pratica (Prima Lettura). Solo facendo quello che anche Cristo ha fatto incontriamo veramente Dio. Il segreto è nel grande comandamento della carità che, con Cristo, reca nuove esigenze. Non basta più amare il prossimo come sé stessi; occorre domandarsi come essere prossimo per l’altro e amarlo come Dio l’ama. Dopo la Cena, Cristo darà un comandamento nuovo: amare gli altri come Lui ci ha amati (Gv 13,34). Bisogna prendere coscienza dell’appartenenza a questa umanità ferita, abbandonata mezzo morta sul ciglio della strada, che il Cristo è venuto a salvare. Così, l’amore del cristiano rivela Dio a ogni uomo. L’ateismo teorico e pratico è un fatto che si respira nell’aria. In che modo gli uomini d’oggi potranno incontrare Dio? Quale sarà il luogo della rivelazione di Dio per loro? Non certo le dimostrazioni astratte. Oggi l’uomo è in molti ambienti depredato, messo a morte, insidiato, dimenticato e trascurato. C’è una scelta precisa da fare: scegliere l’uomo sopra tutto, sopra il denaro, la carriera, le strutture… Scegliere la sua liberazione… Ci chiediamo come intervenire: sia a livello di situazioni particolari (dare il pesce o insegnare a pescare?), sia a livello generale di strutture (perché chi sa pescare non sia derubato e messo in condizione di soffrire la fame). Se Dio è amore, se Cristo è la rivelazione di Dio perché si è donato fino alla morte per l’uomo, il cristiano rivelerà al mondo Dio con il suo amare concretamente il prossimo.
  • In questa Domenica, il buon samaritano torna in mezzo a noi ancora una volta; torna come Maestro di carità perché ognuno di noi impari a seguire le sue orme, apra le mani per ricevere i due denari, e apra il cuore per vivere la sua compassione. E sentiremo ancora forte l’invito evangelico: «Va e anche tu fa’ lo stesso!».
  • Questa Domenica ci aiuta a recuperare nella Celebrazione Eucaristica i segni e i gesti concreti della carità presenti nella Comunità cristiana e i segni di solidarietà presenti sul territorio.
  • I canti scelti richiamino il valore della carità vista in modo particolare con incarnazione dei gesti evangelici indicati dal samaritano.
  • Potrà essere esposta presso l’ambone o all’ingresso della chiesa un’icona del “buon samaritano”.
  • Nella processione dei doni, assieme al pane e al vino, si potrebbe portare all’altare un segno concreto del servizio ai fratelli che, dopo la Messa, arriverà là dove incarnare la concretezza dell’amore.

TESTI E MATERIALI

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XV TO C Riti di introduzione

** Riti di conclusione XV TO C Riti di conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo XV TO C Psallite

audio

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XV TO C LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura Salmo XV TO C IMagliatelli

audio

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta XV TO C Pdf 1

** seconda proposta XV TO C Pdf 2

** terza proposta XV TO C Pdf 3

** da Orazionale CEI Pdf XV Ord OR CEI