V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
«Brillerà fra le tenebre la tua luce»
- Il simbolo della “luce” accompagna anche tutta la Liturgia di questa Domenica: si tratta della luce che proviene dalla relazione con la sorgente divina, che si irradia attraverso coloro che vivono in coerenza con la Parola di Dio accolta e tradotta in scelte da essa ispirate. Il discorso della montagna, infatti, non è destinato a individui che vivono per sé stessi, ma a credenti disponibili a farsi “Comunità”, per essere luce del mondo, sale della terra.
- Il brano evangelico odierno è nel contesto del “discorso della montagna” e, quindi, delle beatitudini. Coloro che sono proclamati beati, non lo sono solo per sé stessi, ma anche nei confronti del mondo; essi, per le realtà terrestri, sono luce e sale. «Voi siete la luce del mondo»: Gesù ha detto queste parole in primo luogo ai credenti, ai discepoli che sono i poveri, i miti, coloro che hanno fame e sete di giustizia… Essi sono luce non tanto perché appartengono di fatto alla Chiesa o hanno una dottrina di salvezza da comunicare e neppure perché sono uomini di preghiera e fedeli al culto, ma perché, in primo luogo, sono poveri, miti, puri di cuore, operatori di pace… Lo sottolinea la Prima Lettura. Al popolo ebraico preoccupato della pratica esteriore ed irreprensibile dei culto, indaffarato a ricostruire il tempio distrutto, Dio ricorda che, più dello splendore del culto, gli è gradito l’ospitare i senza tetto, il dividere il pane con l’affamato… «Allora sì la tua luce sorgerà come l’aurora». Non basta pregare e digiunare. La preghiera e il digiuno devono essere uniti all’azione “per far brillare fra le tenebre la luce”. L’astinenza dal cibo conta poco, se non è per nutrire l’affamato. Come, in concreto, il discepolo può diventare “sale della terra e luce del mondo”, lo dice chiaramente anche la pagina evangelica odierna quando conclude: «Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Non sono le parole che testimoniano la venuta del regno di Dio, ma il pagare di persona, il compromettersi negli avvenimenti costruttivi. Il discepolo deve dissolversi, penetrare profondamente nel mondo per dargli il gusto nuovo, il fermento di salvezza portato da Cristo. Nel rito del Battesimo il sacerdote affida al padre del battezzando una candela accesa al cero pasquale. Cristo risorto è “La Luce”. Il battezzato è l’illuminato che si inserisce nella morte-risurrezione di Cristo. Vivere la luce è l’impegno che l’attende: lo Spirito lo “muove”, lo “trascina”. Le “azioni della luce” sono azioni dello Spirito; e in Lui non c’è posto per presunzione, vanto, superbia personale…
- Gesù parla di sale insipido che «a null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini», parla di luce nascosta «sotto il moggio». E’ un invito a saggiare la qualità del nostro sale di cristiani d’oggi e a vedere con quali paralumi abbiamo nascosto la luce del Vangelo. La concretezza di Isaia non ci permette di giocare o sottilizzare con la parola di Dio. Gli affamati nel mondo si contano a centinaia di milioni anche oggi; e sono sempre in aumento perché così comanda la ferrea logica di un sistema economico disumano che raccoglie ricchezze sempre più grandi nella casa di chi è sazio e spoglia inesorabilmente chi è nella miseria. Il disagio diventa imbarazzante quando gettiamo uno sguardo sulla carta geografica della fame, della miseria e dell’oppressione. I paesi “tradizionalmente cristiani” stanno sulla sponda della ricchezza, dell’opulenza. Noi cristiani non sosteniamo forse un sistema che è ingiusto e oppressivo nei confronti del debole e del povero? La povertà del terzo mondo e la geografia del sottosviluppo non si spiegano parlando di rifiuto della tecnica o di pigrizia congenita e irrimediabile, ma del secolare sfruttamento delle materie prime, della sottomissione forzata ad una razza, del commercio internazionale basato sull’intimidazione o sul boicottaggio, sugli “aiuti” internazionali come modo di disfarsi utilmente di merci inutili. E allora rimane un interrogativo: la luce di Cristo illumina ancora “questo mondo” o non, invece, un “mondo nuovo” verso il quale dobbiamo muoverci come in un esodo? La Comunità cristiana d’oggi rischia di nascondere sotto pesanti schermi la luce di Cristo. La non-coscienza della solidarietà nella testimonianza, il disinteresse per una espressione comunitaria della nostra fede, la politica del lavarsi le mani dei fatti in cui non si giocano i nostri interessi, l’intervento ingenuo in difesa dell’ordine costituito impediscono alle nostre Comunità ecclesiali di “essere luce”. E’ necessaria una continua riflessione affinché le strutture non diventino schermo o controtestimonianza della Chiesa di Cristo. E la riflessione deve divenire azione, con saggezza ed efficacia, per non distruggere nulla di valido, per far germogliare i semi di bene che sono presenti dovunque e che attendono un buon terreno, una coltivazione solerte e il fiducioso ricorso all’aiuto decisivo di Dio.
- «Vedano le vostre opere buone»: le comunità cristiane devono interrogarsi seriamente di fronte a questo invito, poiché la cultura diffusa oggi è quella di una società retorica ipocrita che punta molto sull’apparire, ma senza contenuto. In questa mentalità anche i cristiani rischiano di nascondere il loro essere di Cristo (e la luce di Cristo!) dietro schermi ipocriti: ad esempio, le molte parole sulla solidarietà e l’accoglienza in certe situazioni cariche di emotività cedono molto presto il passo al disinteresse e alla politica del lavarsene le mani. Le stesse istituzioni ecclesiali e i mezzi di comunicazione sono carichi di retorica vuota, ma molto refrattari alla vera testimonianza. Di fronte alla nostra cultura della superficiale apparenza rimane più che attuale l’interrogativo: la luce di Cristo illumina ancora, attraverso i suoi discepoli, questo mondo in decadenza?
- Seguire il Signore, cercare di esserne discepolo, vuol dire esprimere, condividere questa scoperta mettendosi a scavare tra le pieghe della storia. La pagina evangelica definisce le caratteristiche (luce e sale) dello stile cristiano, prima di affrontare l’esemplificazione del modo di intendere la Tôrâ da parte dei discepoli del Cristo. Tale stile si connota per la dimensione specifica (quindi originale, unica e personale, ma anche precisa e stridente, a volte conflittuale) e per la manifestazione pubblica (non tanto intesa come ostentazione o ricerca del consenso, quanto piuttosto come spazio di condivisione, allargamento di orizzonti).
- Gesù affida una missione, un compito umile e quotidiano: chiede loro di essere sale e luce. Sale che dà sapore, un gusto nuovo alla vita delle persone. Luce che rischiara e permette di orientarsi nell’oscurità, di intravedere un cammino proprio là dove sembrano regnare le tenebre. Per realizzare questo compito Gesù chiede a chi lo ascolta di vivere una condizione particolare. Il sale, per dare sapore ai cibi, deve sciogliersi, scomparire. La luce, invece, deve affrontare le tenebre se vuole offrire un punto di riferimento a chi è smarrito. A nulla vale avere grandi quantità di sale se non lo si distribuisce in piccole dosi per dare sapore alle pietanze. A nulla serve una gran quantità di luce che resta al chiuso e non affronta l’oscurità. Per il discepolo di Gesù, allora, vivere “disperso”, immerso nelle più diverse situazioni, è una situazione stabile, normale, necessaria.
- Il simbolismo della “luce” può essere valorizzato in molti modi. Il più semplice potrebbe essere la presenza accanto all’ambone del “cero pasquale”, a cui si può fare riferimento nell’omelia.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Suggerimenti Suggerimenti V TO A
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale V TO A Riti introduzione
** Riti di conclusione V TO A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo V TO A Pantaleo Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo V TO A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo V TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta V TO A Pdf 1
** seconda proposta V TO A pdf 2
** terza proposta V TO A pdf 3
** da Orazionale CEI V TO A PDF OR CEI

