Testi per celebrare

XXVI Domenica del Tempo Ordinario A – 2026 –

XXVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

«I pubblicani e le prostitute

vi passano avanti nel regno di Dio»

 

 

  • Le tre parabole che vengono lette nei Vangeli di questa e delle due Domeniche successive, riguardano un unico tema: il rifiuto del popolo ebraico, che non ha voluto ascoltare Gesù, e la sua sostituzione con i pagani.
  • La parabola dei due figli giustifica l’orientamento che prende Cristo verso i “disprezzati”, questa nuova categoria di poveri. Gesù rivolge la parabola ai grandi sacerdoti e agli anziani del popolo, così come ne rivolge altre dello stesso tono ai farisei (Lc 18,9). Con queste parabole egli ribadisce la sua predilezione per i peccatori, per i disprezzati da coloro che si ritengono giusti. Egli giunge perfino a dire che questi “poveri” sono più vicini alla salvezza dei benpensanti che si ritengono giusti e amati da Dio perché compiono scrupolosamente tutti i dettami della Legge. E non si ferma soltanto alle parole: entra in casa di Zaccheo, si lascia lavare i piedi da una prostituta, sottrae l’adultera al linciaggio dei “puri”… Questi “poveri” sono vicini alla salvezza perché la loro vita permette a Dio di manifestare la sua misericordia. La parabola si rivolge, dunque, a coloro che si chiudono alla Buona Novella, a coloro che non vogliono riconoscere l’identità di Dio in nome della propria giustizia e si sentono paghi della propria sufficienza.
  • La fedeltà a Dio e la giustizia non si giudicano dal dire “sì”, o dalla vigna che si possiede (immagine della appartenenza razziale al popolo eletto!), ma dai fatti. Bisogna avere il coraggio di sporcarsi le mani e rischiare la faccia nella ricerca di nuovi valori più vicini alla libertà, all’amore, alla felicità dell’uomo. E’ sulle scelte operative che si giudica l’appartenenza. «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21). Le parole, le ideologie possono ingannare, possono essere un’illusione o un paravento. La verità dell’uomo si scopre nelle sue opere. Esse sono inequivocabili. Solo qui l’uomo mostra ciò che è. Comprendiamo allora quel detto di Gesù che provoca scandalo alle orecchie dei benpensanti: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Ufficialmente, secondo le categorie religiose e i criteri morali esteriori dell’epoca, essi hanno detto “no”, ma di fatto ciò che conta è la loro profonda disponibilità: la volontà di compiere, non a parole ma a fatti, le opere di penitenza. Dio non ha deciso, in un dato momento della storia, di rigettare Israele e di adottare le nazioni pagane. E’ stato il comportamento nei riguardi del Messia che ha fatto loro perdere il ruolo che esercitavano nell’ordine della mediazione. Il modo con cui vivevano il loro “sì” alla Legge li ha portati a dire di “no” al Vangelo.
  • E’ ancora diffusa una concezione esteriore e quantitativa della religiosità dei gruppi e delle persone (quasi che essa si possa misurare soltanto in base all’appartenenza sociologica o alla presenza di certe pratiche religiose facilmente verificabili: Eucaristia, Sacramenti, preghiere, devozioni, elemosine…). A provocare questo equivoco contribuiscono anche certe ricerche socioreligiose che codificano convenzionalmente una scala di religiosità e di appartenenza ecclesiale che, se da un certo punto di vista obbliga ad aprire gli occhi su penose situazioni, dall’altra è ben lontana dall’esaurire il complesso fenomeno della religiosità sia di gruppo che individuale. Al di là della pratica e della appartenenza esteriore e giuridica, esiste una presenza e un chiaro influsso cristiano ed evangelico in strati di popolazione apparentemente marginali ed estranei. La religione come è vissuta da molti cristiani presenta diversi livelli e diverse modalità di esperienza. Può essere vissuta come una somma di pratiche, di devozioni, di riti quasi fine a sé stessi; come una visione del mondo e delle cose; come un criterio di giudizio su persone, valori, avvenimenti. Può manifestarsi come codice morale e norma dell’agire o come integrazione fede-vita, cioè come sintesi sul piano del giudizio e dell’azione, fra il messaggio del Vangelo e le esigenze e gli impegni della propria vita personale e comunitaria.
  • Il vero cristiano opera l’integrazione fede-vita. Il “sì” della sua fede diventa cioè il “sì” della sua vita; la parola e la confessione delle labbra diventano azione e gesto delle sue mani e del suo fare. Così la discriminante tra il “sì” e il “no” non passa attraverso le pratiche e l’osservanza delle leggi, ma attraverso la vita.
  • La logica dell’agire di Dio, vista la settimana scorsa, è ulteriormente approfondita dalla Liturgia di questa Domenica. Qual è, dunque, la via di Dio? Il ravvedimento e la conversione del peccatore. Ciò gli dona la vita (Prima Lettura): «Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta» (Salmo responsoriale). Dio che è fedele all’alleanza, chiede all’uomo di verificare il suo agire e di operare anche lui per la salvezza vivendo i suoi impegni (= rapporti) di alleanza (= vigna, Vangelo) per partecipare alla vita, cioè alla salvezza.
  • L’augurio che oggi Paolo rivolge, nella Seconda Lettura, ai cristiani potrebbe essere benissimo trasferito alla nostra situazione attuale: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù» (Fil 2,5). Questi sentimenti sono riattualizzati qui nella Eucaristia dove Cristo rinnovando la sua oblazione al Padre, “spoglia se stesso” nel sacrificio, diventa nuovamente “obbediente fino alla morte” per la nostra salvezza. In questo atteggiamento di somma dedizione Cristo viene offerto all’umanità, come il Pane spezzato per tutti, come il banchetto offerto ai ricchi e ai poveri, ai primi e agli ultimi, ai giusti e ai peccatori.
  • In accordo con la Seconda Lettura si possono evidenziare dei segni significativi: valorizzare persone di solito dimenticate (disabili, anziani, poveri, disoccupati…) e porre verso di loro segni di riconciliazione e di giustizia.
  • Sarebbe opportuno concludere l’omelia con qualche interrogativo e lasciare uno spazio di silenzio-revisione di vita per assumere nuovi atteggiamenti più conseguenti alla volontà di Dio.
  • La Liturgia di oggi, con le sue riflessioni e proposte, potrebbe essere una occasione opportuna per sensibilizzare tutta la Comunità nei confronti delle attività educative e catechistiche attivate in Parrocchia: far riflettere sull’impegno e la responsabilità di tutti nei confronti del compito di educare alla fede. Questa breve riflessione potrebbe essere accennata eventualmente, prima della benedizione del congedo.

 

TESTI E MATERIALI

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

 

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXVI TO A Riti introduzione

** Riti di conclusione XXVI TO A riti di conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo XXVI TO A PSallite

audio

 

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXVI TO A LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura Salmo XXVI TO A Impagliatelli

audio

 

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta XXVI TO A Pdf 1

** seconda proposta XXVI TO A pdf2

** da Orazionale CEI Pdf TO XXVI OR CEI