- La logica di Dio sovverte i criteri del mondo. La legge del Regno di Dio, che Cristo ci annuncia, sembra avere come caratteristica il paradosso, l’imprevedibile, dunque, l’inatteso. Mentre il mondo privilegia i forti, Dio sceglie i deboli; mentre il mondo onora chi dimostra il suo potere, Dio ritiene degno di stima e sceglie chi è disprezzato; Dio fa più festa per il peccatore che si converte che per il giusto, al sicuro nel suo onorato recinto.
- La parabola dei lavoratori chiamati a diverse ore del giorno a lavorare nella vigna assume nel Vangelo di oggi un preciso significato: fa capire quali siano i criteri del Regno di Dio che Gesù va annunciando, mostrando la distanza tra i criteri di Dio e i criteri degli uomini. Ed è proprio l’elemento “sorpresa” che suggerisce qualcosa del “mistero del Regno” e dell’atteggiamento che viene richiesto al discepolo. Anche per il profeta, nella Prima Lettura, Dio si mantiene libero, e proprio per questo sfugge ad ogni tentativo umano di catturarlo. Egli è accessibile solo nell’atteggiamento della fede, che è ricerca e non sicurezza, attesa e non manipolazione. Nella Seconda Lettura, Paolo comunica la sua gioia di appartenere a Cristo, di essere suo testimone. Essa chiede anche alla Comunità cristiana di oggi di vivere nella gioia la scelta di seguire Cristo, nel segno di un servizio obbediente.
- La chiave di lettura proposta da Cristo stesso per la parabola si trova al v. Il rimprovero fondamentale che viene fatto al padrone della vigna (Dio) è la sua mancanza di giustizia, rimprovero già formulato dal figlio maggiore al padre della parabola della misericordia (Lc 15,29-30), rimprovero dei “buoni” Giudei nel sentire la dottrina della retribuzione (Ez 18,25-29), rimprovero di Giona per il perdono accordato da Dio a Ninive pagana (Gio 4,2). In ognuno di questi casi, i testi oppongono alla giustizia di Dio, concepita alla maniera degli uomini, il Suo comportamento misericordioso, nuovo per gli uomini (Lc 15,1-2). A questa obiezione Cristo risponde che il padrone della vigna è “giusto” (alla maniera umana) coi primi, poiché dà loro ciò che era stato convenuto, ed è “giusto” con gli ultimi (alla maniera divina), perché non era impegnato da alcuna conversione nei loro riguardi. Afferma, poi, il primato della bontà di Dio: la Sua maniera di agire non contrasta con la giustizia umana, ma la trascende totalmente nell’amore. Di conseguenza il patto concluso fra il padrone della vigna e i suoi operai si presenta come un’immagine dell’alleanza fra Dio e i suoi, alleanza che non ha alcun rapporto con il contratto “do ut des” che i Giudei volevano trovarvi, ma è un atto gratuito di Dio (Dt 7,7-10; 4,7). L’alleanza è, pertanto, un dono dell’amore gratuito del Padre, fondato sulla sua assoluta libertà e suppone la nostra (Gal 3,16-22; 4,21-31). Applicando una giustizia ai primi e un’altra agli ultimi, Dio vuole prima di tutto attestare il suo amore per gli uni e per gli altri, tenendo conto delle diverse situazioni in cui ciascuno si trova. Gesù vuol mettere in guardia i suoi connazionali dall’orgoglioso atteggiamento di chi avanza pretese nei confronti di Dio e giudica la sua bontà e la scelta operata: Dio è buono e fedele e la sua bontà, proprio perché sovrana, trova nuovi modi di affermarsi sempre di più per il bene dei chiamati. Nello stesso tempo la conclusione della parabola, in cui avviene un capovolgimento tra i primi e gli ultimi, vuol essere un richiamo agli Ebrei che, primi alla chiamata di Dio, rischiano nella grettezza della loro giustizia di essere sopravanzati da coloro che sono stati chiamati successivamente, perché il regno è unicamente dono e grazia della bontà del Signore.
- «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Prima Lettura). La logica di Dio è diversa da quella degli uomini, talora, anzi, opposta ed inconciliabile con essa, comunque superiore sempre. Spesso quello che per l’uomo è guadagno, per Dio è perdita; e quello che per l’uomo sta al primo posto, per Dio viene all’ultimo. La Parola di Dio, il Suo giudizio comportano un radicale rovesciamento di valori: i primi sono gli ultimi (Vangelo); i beati sono quelli che piangono; i veri ricchi sono quelli che abbandonano ogni cosa; chi vuol salvare la propria vita la perde… La legge del Regno sembra essere il paradosso, l’inedito, l’inatteso. Dio sceglie le cose deboli e disprezzabili di questo mondo per confondere le forti e le stimabili. Non sceglie il primo ma l’ultimo, non il giusto ma il peccatore, non il sano ma l’ammalato. Fa più festa per la pecorella smarrita e ritrovata che non per le novantanove al sicuro nel chiuso. Il Dio cristiano è l’assolutamente-Altro, l’imprevedibile. Nessuna categoria umana lo può “catturare”. Egli sfugge ad ogni definizione e rivela continuamente nuovi aspetti del suo mistero. Ma c’è un tratto del volto di Dio che Gesù ha rivelato con chiarezza e insistenza senza uguali; la preferenza data ai poveri, agli umili, agli ultimi. Essi, a contatto con la benevolenza gratuita e preveniente di Dio, sono destinati ad essere i primi, i ricchi, gli eletti. Non bisogna dimenticare l’avventura del popolo ebraico che da primo divenne ultimo, da eletto divenne temporaneamente respinto. La parabola di Gesù conserva il suo valore di monito anche per i nuovi chiamati, che sono già entrati a far parte del Regno, perché anche per essi vi è il pericolo di assumere l’atteggiamento dei primi chiamati e di dimenticare che quanto hanno è solo dono e, quindi, non può motivare nessuna rivalsa e nessuna pretesa.
- La parabola evangelica odierna mette a fuoco in maniera sorprendente un capitolo caratteristico della relazione umana con il Signore: non è tanto l’uomo a cercare e a scegliere Dio quale riferimento della sua esistenza, quanto piuttosto è Dio che, quale “padrone della vigna”, assume e coinvolge l’uomo, assegnando a ciascuno un settore e un segmento del suo progetto, sul quale operare con fedeltà di “servo” (o, meglio dire, “figlio”!). Quanto poi alla “retribuzione”, a sera – sta qui la novità più sconcertante – essa non è fatta secondo meriti o diritti acquisiti! Più che di retribuzione, si tratta di gratuita e generosa ricompensa (o riconoscimento) da parte del padrone. Dunque, chiave di lettura e di ascolto della nostra parabola evangelica circa il Regno di cieli può essere considerata la sentenza sapienziale con la quale l’evangelista Matteo mira a racchiudere e includere tutto il nostro testo parabolico: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» (Mt 19,30) – «Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16). Ma di non minor effetto circa il nuovo rapporto con Dio – al quale Gesù intende aprire i suoi discepoli – è da riconoscere la domanda (retorica) che il padrone della vigna fa a chi mormora contro di lui per la gratuita generosità con la quale tratta tutti egualmente: «Sei tu invidioso, perché io sono buono?» (Mt 20,15). Proprio sulle misure dell’iniziativa e della gratuità divina – tutt’altro che facilmente raggiungibili dalla spontanea “religiosità” umana – si viene attirati ogni volta che ci si lascia guidare da autentico ascolto della Parola biblica del Signore.
- La Celebrazione Eucaristica è una chiamata e un invio: chiamata a raggiungere il Signore, invio nel mondo, nella vita, per lavorare al suo servizio. L’Eucaristia accoglie la nostra partecipazione al sacrificio, all’undicesima ora, ma sappiamo che soltanto Gesù ha sopportato il peso del giorno e del caldo. L’Eucaristia ci ottiene la garanzia della vera ricompensa: il Signore stesso che si dona a tutti, santi e peccatori.
- Si potrebbe fare oggi l’accoglienza alla porta della Chiesa: si renda evidente che «il Signore è vicino a chi lo invoca» (Salmo responsoriale). Non necessariamente deve esserci il Presbitero… questo gesto può essere compiuto anche da alcuni laici che svolgono il servizio nella Liturgia.
- L’Atto penitenziale, all’inizio della Celebrazione Eucaristica, ci offre l’occasione di rivedere il nostro atteggiamento interiore.
- Nella Preghiera Eucaristica ricordiamo tutti i doni di salvezza che Dio ha messo a nostra disposizione e lo ringraziamo per la bontà che dimostra a tutti gli uomini.
- Nella Comunione eucaristica riceviamo tutti, senza distinzione, il prezzo dell’Amore gratuito di Dio: il Corpo di Cristo e il Sangue della nuova alleanza per la salvezza del mondo.
- I canti della Liturgia odierna potranno essere a chiaro sfondo vocazionale.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXV TO A Riti di introduzione
** Riti di conclusione XXV TO A Riti conclusone
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo XXV TO A Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXV TO A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo XXV TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta XXV TO A Pdf 1
** seconda proposta XXV TO A Pdf 2
** da Orazionale CEI Pdf Tempo Ordinario XXV OR CEI

