Testi per celebrare

XVII Domenica del Tempo Ordinario A – 26 Luglio 2026 –

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

26 Luglio 2026

«Ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli…»

 

 

  • Due argomenti principali del lungo dialogo, aperto da Dio con gli uomini, sono oggi proposti dalla Liturgia: l’argomento, anzitutto, della sapienza: non tanto quello della scienza, ossia della pretesa umana di tutto controllare e possedere nel mondo, quanto della “saggezza”; e l’argomento del Regno dei cieli, ossia di quella più profonda relazione che si stabilisce fra Dio e l’uomo, quando questi si consegna all’iniziativa divina e si lascia possedere ed amare, come solamente Dio sa e può fare. Dentro questi due grandi orizzonti della fede ebraica e cristiana viene spontaneamente alla memoria l’attività profetica di Gesù in Galilea, allorché chiamava quel mondo — di cui aveva esistenzialmente condiviso e assunto l’identità culturale e spirituale — ad una radicale conversione a Dio.
  • Le pagine della Parola di Dio di oggi possono orientare complessivamente al dialogo con il Signore intorno alle vie e alle forme più attuali di superamento di certa “religiosità”, circolante fuori e anche dentro la Comunità cristiana: una religiosità che non diventa sapienza cristiana, capacità di “discernere il bene e il male”; una religiosità che non nega formalmente il Regno di Dio, cui riferire l’esistenza creaturale, ma ne vanifica il significato profondo e il valore, come di scelta da anteporre “ai regni umani” illusori. Del resto, anche l’apostolo Paolo, scrivendo ai Romani, dichiara che Dio Padre è all’origine di quella misteriosa “vocazione” che ci attrae a poco a poco verso la piena “conformità all’immagine del Figlio suo”.
  • Esiste uno stridente contrasto tra la ricchezza dell’insegnamento biblico sul Regno e la povertà dell’idea che se ne formano i cristiani. L’immagine di Regno non richiama quasi più nulla alle nostre menti. E anche se alcune espressioni continuano a persistere a livello di vocabolario ecclesiale corrente (edificazione del regno, avvento del regno…), esse sembrano aver perso il loro dinamismo interiore e un solido e chiaro contenuto. Eppure il Regno costituisce l’oggetto primario della predicazione neotestamentaria. Giovanni Battista e Gesù iniziano la loro predicazione con l’annuncio di gioia: «Il regno di Dio è vicino». La Buona Novella proclamata da Gesù è, in definitiva, la venuta del Regno. Che cosa ci vuol dire Gesù?
  • Usando un’espressione altamente evocatrice per il popolo eletto (l’Antico Testamento contiene già in abbozzo la dottrina del regno!), il Messia vuole annunciare ad Israele che la lunga attesa è ormai compiuta; le promesse che costituivano la sostanza e il fondamento della sua speranza sono diventate ora realtà. Ma nello stesso tempo Gesù vuol correggere tutta una mentalità che si era sedimentata per secoli nella coscienza di Israele: il Regno di Dio non consiste nella restaurazione della monarchia davidica, né in una rivalsa di tipo nazionalistico. Gesù si inserisce nella linea dei profeti quando paragona il Regno da lui annunciato al tesoro o alla perla preziosa (Vangelo), di fronte ai quali tutto il resto è privo di valore; quando afferma che la Buona Novella è annunciata ai poveri e si accede a questo Regno soltanto assolvendo ad esigenze assai precise che si riassumono nelle parole: conversione, penitenza. Paragonando il Regno al seme, al granello, al lievito, Gesù vuol dire che questo Regno è già presente, ma è ancora lontano dalla sua attuazione definitiva. Il Regno si edificherà gradualmente grazie alla fedeltà dei discepoli al comandamento nuovo dell’amore senza confini. Si tratta di un Regno che non è di questo mondo, anche se la sua costruzione comincia quaggiù. E’ un regno universale aperto a tutti, perché è il Regno del Padre, comune a tutti gli uomini.
  • I temi del Regno di Dio e della Chiesa appaiono strettamente legati, ma non indicano la stessa realtà. Nella prospettiva del suo compimento finale, la Chiesa coincide veramente con il Regno; ma nella sua realtà storica e sociologica sulla terra, la Chiesa è soltanto il terreno privilegiato — e sempre ambiguo a causa del peccato — in cui il Regno lentamente si edifica; questo non si lascia imprigionare in nessuna realtà sociologica, neppure di carattere religioso, va sempre al di là di ogni realizzazione concreta in cui si manifesta. Il Regno di Dio è già presente, come un seme, ma è necessario che cresca; instaurato da Gesù, esso è certamente il compimento dell’antica speranza, ma è anche una realtà che deve edificarsi progressivamente su tutta la faccia della terra. E’ compito dei cristiani essere gli artefici di questa costruzione sotto l’impulso dello Spirito; essi, come Chiesa, sono prima di tutto a servizio del Regno. Dopo i primi tempi la Chiesa ha capito che il Regno non è oggetto di attesa passiva, ma che per diventare la realtà definitiva, di cui si possiede la caparra, esige l’impegno costante ed attivo di tutti. Nel Regno di Dio tutto è già compiuto, ma tutto deve ancora compiersi e si compie ogni giorno con l’intervento congiunto, in Cristo Gesù, di Dio e degli uomini.
  • Un pericolo per i cristiani di ieri è stato quello di identificare il Regno di Dio con l’istituzione-Chiesa; oggi sembra verificarsi il pericolo contrario, quello cioè di dimenticare che la Chiesa, che certamente non si identifica col Regno, tuttavia «di questo regno costituisce in terra il germe e l’inizio» (LG 5). Una certa evangelizzazione, sensibile ai valori umani, si sforza di inserirsi sempre più profondamente nella vita, nella situazione e cultura umana; ma inclina a rimandare ad un futuro, non facilmente prevedibile, l’invito alla conversione, la predicazione del messaggio, la proposta di un inserimento pieno nella Chiesa, per rispetto ai tempi di maturazione e ai ritmi lenti della conversione. Il pericolo è in una falsa concezione della missione della Chiesa e nell’inconscio tentativo riduttivo del cristianesimo. Certa catechesi, per esempio, per essere fedele all’uomo, non è più fedele a Dio, e tradisce così la radicale fedeltà all’uomo, la cui vocazione coincide con il progetto di Dio.
  • In questo periodo estivo è opportuno un richiamo particolare per quelle Comunità parrocchiali che si trovano nelle città frequentate da turisti o vicine a località di vacanza. È importante far conoscere gli orari delle celebrazioni, in modo che i fratelli e le sorelle che desiderano partecipare con noi all’Eucaristia, anche solo per una Domenica, si sentano ben accolti e non osservati come “extracomunitari”. Tutti siamo chiamati a fare attenzione a quelle realtà di solitudine e di anzianità che ci possono essere nel nostro quartiere; a volte basta solo un piccolo gesto per rendere meno pesanti e tristi i mesi estivi in cui le giornate sono più lunghe e il tempo sembra scorrere più lentamente. Anche in questo modo le nostre Comunità, piccole o grandi, lavorano per la crescita del Regno.
  • Per esprimere il progetto di Dio sull’umanità la Scrittura parla di Regno di Dio. È anche l’oggetto primo dell’annuncio evangelico. Gesù, infatti, annuncia che l’attesa del suo popolo è in lui compiuta; in lui Dio rende vicino il suo Regno.
  • La proposta odierna del Vangelo passa attraverso il linguaggio delle parabole: le due parabole “gemelle” del tesoro nascosto nel campo e della perla preziosa che un mercante cerca di acquisire. A queste segue la parabola della rete da pesca, in cui entrano pesci buoni e cattivi. Il linguaggio delle parabole tende a comunicare un’esperienza di gioia per una scoperta inattesa: l’intento è di disegnare una figura di discepolo non chiuso su sé stesso, ma aperto alla realtà del Regno che Dio va costruendo, aperto dunque alle sue novità.
  • Il Regno di Dio è un tesoro, un bene inestimabile. È nascosto, non è facile trovarlo. È necessario essere sempre alla ricerca. Il trovare, l’avere accesso è sempre un dono esuberante di Dio. È un trovarsi faccia a faccia con Dio stesso che si fa vicino, incontro all’uomo che lo cerca. È sorpresa come l’innamoramento: “Sei tu. Cercavo te, e non lo sapevo”. Ma l’affare del Regno è questione di fede e di fiducia. Ci si affida. L’Eucaristia, segno povero ed umile, porta con sé la potenza di Dio che è capace di rinnovare l’uomo e la sua vita. Il Regno di Dio è come un tesoro nascosto o una perla preziosa: si lascia trovare soltanto da chi è convinto del suo valore inestimabile ed è disposto a sceglierlo continuamente, rinunciando a tutto ciò che possiede. La crescita del Regno di Dio nel mondo è in relazione all’affermarsi del Regno stesso nell’intimo del cuore umano: solo chi è vero discepolo può capirne il valore inestimabile e rispondere alle sue esigenze di esclusività.
  • Nel Battesimo abbiamo fatto una scelta iniziale del Regno, prendendo coscienza della sua preziosità. Nella Celebrazione Eucaristica esprimiamo la nostra scelta attuale per Gesù Cristo e per il suo Regno; la nostra Comunità è segno del compimento ultimo della Chiesa, quando tutti i “figli del Regno” saranno riuniti alla mensa del Padre. Nella Penitenza correggiamo le nostre scelte sbagliate e rinnoviamo il nostro impegno a vivere da “figli del Regno”.
  • L’Eucaristia è un momento importante nella ricerca di Dio: il credente si volge verso il Padre suo per pregarlo e ascoltare la sua Parola. Il Signore ascolta i cristiani riuniti e parla loro. Egli vuole che gli uomini siano in profonda sintonia con lui; viene a compiere con tutti e per tutti quello che dice. L’Eucaristia è il tesoro della Chiesa. Come la Chiesa, essa ha venti secoli, ma ogni giorno si rinnova: è il sacramento della nuova ed eterna Alleanza.
  • Nella Prima Lettura Salomone chiede un “cuore docile”: in ebraico sarebbe “un cuore capace di ascolto”. Un cuore in ascolto non solo verso gli uomini, ma anche verso Dio. Possederlo è possedere Dio.
  • La Liturgia odierna focalizza questi elementi: ricerca, sorpresa, gioia. Possono essere una traccia per l’ornamento floreale, per i canti…
  • Si dia evidenza semplice e solenne all’Evangeliario.
  • Il clima di gioia pervaderà l’intera Liturgia e, in particolare, alcuni elementi, comunque senza strafare ma con garbo e buon gusto: l’accoglienza nei minuti che precedono l’inizio; la monizione introduttiva; il tono dell’omelia e dei vari interventi; i canti, sia quelli processionali che quelli rituali (imprescindibile il canto della grande dossologia!); un adeguato addobbo floreale; bei paramenti per il sacerdote ed eventuali altri ministri e belle suppellettili; il saluto alla porta della chiesa da parte del sacerdote dopo il congedo.

TESTI E MATERIALI

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XVII TO A Riti di INtroduzione

** Riti di conclusione XVII TO A Riti di conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo XVII TO A PS

audio

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XVII TO A LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura

audio

 

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta XVII TO A PDF 1

** seconda proposta XVII TO A PDF 2

** da Orazionale CEI Salmo XVII TO A LD XVII TO OR CEI