QUARTA DOMENICA DI PASQUA – A
Buon Pastore, che ci dona la vita
in abbondanza
63ª Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni
Tema: “La scoperta interiore del dono di Dio”
- Il Signore risorto si presenta a noi, in questa Quarta Domenica di Pasqua, come il buon pastore, la porta delle pecore. L’immagine del pastore che guida e protegge il suo gregge è usata da Gesù stesso per presentare la sua missione. Era una immagine familiare nell’ambiente di Gesù e anche nelle Scritture di Israele, in particolare nella preghiera dei Salmi. L’immagine del pastore buono, contrapposta a quella del mercenario indifferente, richiama anche una profonda esperienza di fede: ci parla della responsabilità di tutti all’interno della Comunità cristiana e, in particolare, della responsabilità di quanti svolgono un ministero di guida. Il servizio dell’amore è la via attraverso la quale continua l’azione del Risorto nel mondo e nella Chiesa.
- Gesù pastore “bello e buono” non è un mestierante, un assoldato, ma un pastore esperto del suo gregge, che conosce perché lo frequenta, lo guida alle fonti della vita, e non lo abbandona per nessun motivo. È un pastore che si “spreca” per il suo gregge, non solo se ne prende cura, ma lo ama, perché conosce le pecore una per una, le chiama per nome e per loro dona la sua vita. Quello di Gesù non è un amore idealizzato, e nemmeno semplicemente rituale. È autentico perché entra dentro la nostra identità, ci ama per primo, l’iniziativa è sua; e poi ci conosce, e continua ad amarci non nonostante, ma attraverso la nostra realtà. In questa relazione, le pecore si lasciano amare, imparano ad amare, e si salvano. Gesù risorto non smette, dunque, di interessarsi dell’uomo.
- L’immagine del pastore che guida le sue pecore era familiare a Israele, popolo nomade: essa alimentò in tempi successivi la meditazione religiosa del proprio rapporto con Dio. I suoi capi dovevano essere servi dell’unico pastore; ma troppo spesso, seguendo interessi egoistici e visioni politiche inadeguate, hanno tradito, fuorviato, depredato il gregge di Dio. Gesù si presenta come il pastore secondo il cuore di Dio, quello annunciato dai profeti. Egli conosce intimamente il Padre e trasmette questa conoscenza ai suoi (Vangelo). Per questo egli è la “porta”, il mediatore. Egli conosce intimamente la nostra condizione, perché come “agnello” ha portato i peccati di noi tutti (Seconda Lettura). Egli guida i suoi con l’autorità di chi ama e ha dato la sua vita; ed essi, nella fede, ascoltano la sua voce e lo seguono.
- Prima di tornare alla destra del Padre, Gesù ha affidato al collegio degli Apostoli (e in modo particolare a Pietro, come capo di questo collegio) il suo ministero pastorale verso coloro che hanno già raggiunto la porta dell’ovile e verso quelli che dovranno ancora raggiungerla. Questo servizio rende effettiva la presenza di Cristo risorto in mezzo ai suoi, la prolunga nel tempo (successione apostolica) e nello spazio (collegialità). Come tutte le realtà che appartengono alla Chiesa pellegrinante, il servizio pastorale è di ordine sacramentale e rimanda al Cristo Signore che, invisibile, guida i suoi alla comunione di vita con il Padre, attraverso i ministri della Parola e dei Sacramenti. Ma anche nel “governo” e nella responsabilità delle Comunità e dei singoli fratelli, i pastori sanno che la loro autorità nasce dall’obbedienza a Cristo che tutto il corpo della Chiesa deve cercare, e di cui essi esprimono la voce.
- La Domenica del buon Pastore ci suggerisce di scoprire nella Liturgia odierna un aggancio con la celebrazione della 63ª Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni, voluta dal grande Papa San Paolo VI, in coincidenza con la Quarta Domenica di Pasqua e da allora arricchita sempre di particolari esortazioni e messaggi che partono dall’ansia pastorale del Pastore della Chiesa universale.
- Dio non abbandona il suo gregge, ma, per mezzo degli Apostoli e dei loro successori (e di tutti i chiamati ai diversi livelli: episcopale, sacerdotale, diaconale, nei ministeri e nella speciale consacrazione…), lo custodisce e lo protegge sempre e vuole che sempre lo governino quelli che Egli stesso ha eletti vicari del Figlio suo, costituendoli pastori. Duplice sarà l’azione nostra: di preghiera per le urgenti necessità della Chiesa perché il buon Pastore delle anime assicuri ad essa una nuova e splendente fioritura di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata; e di azione perché occorre un’azione di ricerca e di disponibilità effettiva e personale.
- Tocca all’umile gregge dei fedeli farsi carico dell’incremento delle vocazioni e del sostegno spirituale di chi già segue Cristo buon Pastore. Come? Con la fedeltà al nostro incontro personale con lui nella preghiera e riconoscendo la sua voce; con il nostro rispetto verso i pastori della Chiesa e quanti li aiutano, vedendo in loro i suoi rappresentanti, seguendo le loro direttive, interessandoci dei loro insegnamenti, avvicinandoli con confidenza; con l’imitazione stessa di Gesù buon Pastore riconoscendo nei fratelli altrettante pecore del suo gregge, cercando le pecore perdute…
- Preghiamo perché ci sia chi continui, generosamente, ad assumere il dono del ministero pastorale nella Chiesa. Ma attenzione che non diventi una preghiera che riguarda soltanto gli “altri”. Preghiamo, piuttosto, affinché ogni cristiano possa prendere la sua parte di responsabilità nella Comunità cui appartiene: come mi posso impegnare all’interno della mia Parrocchia? Di che cosa c’è bisogno? Quale servizio posso assumere per il bene della Comunità? Come posso offrire il mio contributo? Il Signore chiama tutti a costruire il suo Regno!
- Si faccia conoscere il messaggio del Papa Leone XIV per questa giornata, magari distribuendolo a tutti i fedeli al termine della celebrazione.
- Questa Domenica mette al centro un’immagine decisiva del Vangelo di Giovanni: Cristo come “Porta”. Non è solo una metafora spirituale, ma una chiave che illumina anche lo spazio e i gesti della celebrazione. La porta della chiesa è segno eloquente di Cristo stesso. Lo ricordano le porte sante del Giubileo e i portali delle cattedrali e dei santuari; ma lo ricorda anche ogni ingresso più semplice e ordinario: in ogni chiesa, la porta è sempre segno di Colui che introduce alla vita. Questa Domenica offre l’occasione per prenderci cura della soglia. Lo spazio attiguo all’ingresso della chiesa non sia trascurato: si evitino sedie accatastate, oggetti disordinati e avvisi affissi senza criterio. Curare la porta significa annunciare già dall’esterno che si entra in un luogo di bellezza, di vita e di fecondità. La presenza di qualche pianta fiorita può aiutare a percepire il passaggio verso uno spazio “altro”, pasquale. Particolare attenzione si può riservare al rito della soglia: accogliere i fedeli al loro arrivo e salutarli al termine dell’Eucaristia rende visibile che non si entra anonimamente, ma come persone chiamate per nome.
- Un’assemblea ben formata si riconosce anche dal modo in cui prende posto nell’aula liturgica: non una somma di individui dispersi, ma un solo gregge nell’ovile dell’unico Pastore bello. Così, fin dall’ingresso, la comunità rende visibile ciò che celebra.
- Si curi la “solennità” della Celebrazione, come già indicato nelle Domeniche precedenti: si sostituisca opportunamente l’Atto penitenziale con il rito di aspersione con l’acqua benedetta. Si usi l’incenso.
- Nella processione introitale venga intronizzato solennemente l’Evangeliario, così come al momento della proclamazione del Vangelo. Risulta opportuno ricordare oggi che l’Evangeliario e i Lezionari sono strumenti importanti della celebrazione cristiana, perché servono per proclamare ed accogliere la parola di Dio. Devono, quindi, risultare belli e trattati con rispetto e non fogli o fotocopie: è Cristo che «è presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura» (Sacrosanctum Concilium, 7).
- L’ambone, assieme all’altare, costituisce il polo fondamentale di ogni celebrazione. È il luogo della Parola di Dio! L’importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli. Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile. Dall’ambone si proclamano le Letture, il Salmo responsoriale e il Preconio pasquale; ivi, inoltre, si può tenere l’omelia e la preghiera universale o dei fedeli. All’ambone non si accostino mai e per nessun motivo il commentatore, il cantore o l’animatore del coro! Dall’ambone nessuno, per nessun motivo può comunicare avvisi!!!
TESTI E MATERIALI
PER BEN CELEBRARE
** SUSSIDIO CEI 2026: SUSSIDIO-IV-DOMENICA-DI-PASQUA-2026-26-aprile-2026
** Celebrare il Risorto (scheda generale ULComo) Celebrare-il-Risorto-Anno-A
** Suggerimenti per i canti (ULComo) Proposta Canti Pasqua Anno A generale
ARCHIVIO: ** Guida al Tempo di Pasqua: (CEI- ULN) Guida-al-Tempo-di-Pasqua
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Atto penitenziale (e riti di introduzione): IV Pasqua A Atto penitenziale
** Aspersione, Proposta generica: Domeniche-di-Pasqua-Rito-dellAspersione
** Aspersione, Domenica corrente: IV Pasqua A Aspersione
** Riti di conclusione: IV Pasqua A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** Prima proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale:
partitura: 21-salmorespPasqua4A-ULNCEI
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio: Salmi IV Pasqua A LD
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta Iv Pasqua A Pdf 1
** seconda proposta IV Pasqua A Pdf 2
** terza proposta IV Pasqua A Pdf 3
** da Orazionale CEI: IV Pasqua A Pdf OR

