SECONDA DOMENICA DI PASQUA – A
Ottava di Pasqua
Credendo in lui abbiamo la vita nel suo nome
- Il “Tempo pasquale” rappresenta il centro dell’Anno della Chiesa, celebrato mediante la parola e i segni della sua Liturgia: in essa si vive infatti ogni volta il Mistero pasquale, «culmine e fonte» della vita cristiana, sacramento efficace della presenza di Gesù risorto, volto di Dio e rivelatore di lui come di un Padre al cui abbraccio misericordioso siamo destinati.
- La memoria della Pasqua di Gesù, che è l’anima della Liturgia, non è un ricordo qualunque di eventi lontani e chiusi nel loro passato: è memoria di una presenza che può animare la nostra vita e renderci protagonisti di cambiamento continuo attraverso la fede in lui, la speranza in un futuro che ci viene già ora donato e la carità di cui siamo capaci nel presente.
- La Pasqua di Cristo può generare autentica gioia e, se vissuta da veri credenti, fa di noi dei testimoni: crea la nuova comunità, universalmente aperta a comprendere tutti gli uomini e il cosmo, nella prospettiva di un rinnovamento senza fine, dono dello Spirito del Risorto.
- Nella storia della Chiesa, la Seconda Domenica di Pasqua è stata chiamata per lungo tempo “in albis depositis” o semplicemente “in albis”. Tale denominazione deriva dalla tradizione di far indossare ai neofiti la veste bianca (o “alba”) durante le riunioni di preghiera o di catechesi della prima settimana dopo il Battesimo, avvenuto nella notte di Pasqua; l’ottavo Giorno la veste bianca veniva deposta. Cominciavano a crescere, nutriti dalla Parola, coloro che erano nati alla fede nel Battesimo. Così canta l’antifona d’ingresso «Come bambini appena nati, bramate il puro latte spirituale, che vi faccia crescere verso la salvezza» (cfr. 1 Pt 2,2).
- La Liturgia odierna mette in evidenza il tema della fede e le conseguenze concrete che ne scaturiscono. E’ attraverso la fede che i discepoli, riuniti nel Cenacolo, passano dalla paura alla gioia; è la fede che rende «beati quelli che pur non avendo visto crederanno»; è la fede che fa nascere la comunione all’interno della Comunità di Gerusalemme e provoca l’attività missionaria degli Apostoli; è la fede che apre all’amore dei figli di Dio. E l’incontro con Gesù risorto, riconosciuto come «mio Signore e mio Dio», che riempie di verità la nostra vita. E’ dall’incontro con Lui che scaturisce la testimonianza e la missione.
- Come i catecumeni di un tempo, che nella Domenica “in albis” deponevano le vesti bianche battesimali iniziando la loro vita nuova di cristiani, così anche noi siamo invitati a trarre le conseguenze della Pasqua per quanto riguarda la concretezza della nostra vita di ogni giorno. La certezza della fede e l’impegno delle buone opere acquistano significato perché si compenetrano a vicenda nella dinamica della vita cristiana che quotidianamente è chiamata in causa. Per la precisione, le apparizioni del Risorto costituiscono un quadro di elaborazione della fede in Lui e della missione da Lui affidata ai suoi discepoli. Gesù risorto occupa sempre il posto centrale. E centrale resta nella fede delle Comunità cristiane. La figura di Tommaso rappresenta oggi la difficoltà e al tempo stesso il valore di una fede radicata sulla testimonianza di altri credenti. La Comunità cristiana si edifica infatti sulla testimonianza apostolica, continuata nella storia da una catena di testimoni credibili a partire dalla loro vita di fede.
- Fare spazio è l’impegno del cristiano che ha sperimentato l’incontro con Cristo come un ricevere spazio da Dio: da lui riceviamo quel senso di accoglienza e comunione che ci riconcilia con la vita e ci restituisce una profonda fiducia in essa. Da qui il desiderio, quasi il bisogno di vivere in comunità con altri, in una comunione che non dà mai la fede per scontata, ma che da essa nasce e ad essa tende: siamo Chiesa perché crediamo e crediamo perché siamo Chiesa. Con tutte le imperfezioni, gli ostacoli e i dubbi del caso: tutti tesi verso l’Alto (o l’Altissimo, come si sarebbe detto un tempo), stiracchiati tra la terra e il cielo.
- Da questa Domenica — e per tutto il tempo pasquale — la Liturgia della Parola orienta la nostra riflessione verso un’unica realtà: la Chiesa, Comunità dei credenti, nata dalla Pasqua di Cristo (cfr. SC 5). In modo molto concreto, le singole Domeniche mettono in rilievo aspetti diversi della vita dei cristiani, come testimonianza del Signore risorto. La primitiva Comunità apostolica di Gerusalemme non ha finito di esistere: deve rispecchiarsi nelle nostre Comunità, nelle nostre assemblee domenicali. Ciascuna di esse è continuamente ri-creata e si costruisce grazie alla presenza del Risorto e in forza dei suoi doni pasquali (lo Spirito, i sacramenti, la pace, la gioia); ciascuna è chiamata ad essere nel mondo segno e annuncio permanente della Pasqua del Signore, del suo invito alla pace e alla riconciliazione.
- Il vangelo di Giovanni che la Liturgia oggi propone racconta due apparizioni dei Signore risorto: una la sera stessa del giorno di Pasqua, «il primo dopo il sabato» (= il primo della settimana); l’altra «otto giorni dopo». Il ritmo settimanale delle apparizioni di Gesù, il suo presentarsi con i segni gloriosi della passione in mezzo ai discepoli riuniti, creano un contesto fortemente liturgico. Il giorno delle apparizioni del Signore fu ben presto indicato dai cristiani con un nome nuovo: “Giorno del Signore” e, fin dagli inizi della Chiesa, venne considerato come il “segno” settimanale della Pasqua che veniva celebrata dai fedeli riuniti in assemblea. «Secondo la tradizione apostolica,… in questo giorno i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la parola di Dio e partecipare all’Eucaristia, e così far memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che li «ha rigenerati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti» (1 Pt 1,3). Per questo la Domenica è la festa primordiale che deve essere proposta e inculcata alla pietà dei fedeli» (SC 106).
- La pagina di Giovanni va ascoltata e meditata secondo la logica propria del quarto Vangelo: il suo autore ha raccolto e tramandato le parole e i fatti di Cristo per provare che egli era veramente il Messia-Figlio di Dio e per suscitare la fede che salva. La Parola che risuona oggi nell’assemblea è, dunque, un richiamo a vivere quella fede pasquale su cui si fonda la Comunità cristiana. L’episodio di Tommaso e la “beatitudine” di coloro che crederanno pur non avendo visto, insegnano che è giunto il momento di instaurare una nuova economia di fede; la presenza di Cristo in mezzo ai suoi sarà riconosciuta solo attraverso l’esperienza di segni sacramentali: la Parola (l’insegnamento degli apostoli) ascoltata con fedeltà; la comunione fraterna vissuta in modo concreto e realistico; il gesto di spezzare il pane nell’Eucaristia; la partecipazione alla preghiera comune (cfr. Prima Lettura). L’esperienza della prima Comunità apostolica si rinnova oggi per la nostra assemblea: la fede riconosce la presenza del Signore risorto nel segno stesso dell’assemblea, nel segno della Parola proclamata e ascoltata, nella condivisione del pane e dei vino.
- La passione e la morte di Gesù non sono un episodio da liquidare in modo affrettato e sbrigativo, come un capitolo poco glorioso, un incidente di percorso. Il Risorto porta i segni di quel passaggio terribile che è la ragione di quella signoria che egli ora esercita sulla storia. Colui che è nella gloria è il servo che ha accettato di portare i peccati di tutti. È questo il tornante decisivo per giungere alla fede pasquale: accettare che la passione e la morte siano state il tunnel doloroso per giungere alla gloria, lasciarsi alle spalle la sensazione amara di fallimento e di insuccesso e aprirsi all’azione di Dio che ha pronunciato l’ultima parola sulla testimonianza del Figlio.
- Dalla fede pasquale scaturisce anche la missione dei discepoli di Gesù: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». E’ un invio guidato e animato dallo Spirito, un invio fatto per radunare tutti in un solo popolo, per annunciare la pace, la gioia… Il potere di rimettere i peccati non è da intendere in senso restrittivo, come riferito soltanto al Sacramento della Riconciliazione-Penitenza. E’ piuttosto una chiamata a collaborare con lo Spirito, sempre e dovunque, per diffondere la salvezza, la riconciliazione già operata da Cristo con la sua vittoria sul male e sul peccato. La Chiesa è fedele alla sua missione nella misura in cui appare al mondo come strumento di riconciliazione. Così deve essere anche per la nostra assemblea eucaristica, segno attuale e concreto della Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Siamo un’assemblea di riconciliati con Dio in Cristo; di fratelli riconciliati fra loro per la presenza del Risorto e del suo Spirito di pace: non possiamo contraddire la realtà alla quale il Signore ci chiama lasciando che nella nostra Comunità perdurino motivi di divisione e di tensione, che qualcuno si senta solo, isolato, emarginato. Chiunque deve potersi “ritrovare” nella nostra assemblea, sentirsi “a casa propria”, essere riconosciuto e accolto come persona e come fratello in Cristo, con disponibilità, capacità di ascolto, di comprensione, di perdono.
- Non è così lontano da noi il tempo nel quale bisognava avere coraggio per non andare alla Messa domenicale. Oggi, al contrario, occorre coraggio per partecipare all’Eucaristia nel Giorno del Signore. Stante questa situazione, è utile per noi fare memoria del dato inoppugnabile che è stato il Signore risorto ad inaugurare questo incontro settimanale con i suoi discepoli. Il Risorto, al mattino di Pasqua, è «apparso la sera del primo giorno della settimana». Oggi, «otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa.., venne Gesù, a porte chiuse, e stette in mezzo». Da allora gli Apostoli e le prime Comunità cristiane hanno vissuto la fedeltà a questo evento settimanale che ha preso come riferimento identitario il Giorno del Signore. I primi cristiani «erano perseveranti nell’insegnamento degli Apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere». Naturalmente questa esperienza settimanale non è sempre facile. A tal punto che l’autore della lettera agli Ebrei deve esortare i suoi lettori: «Non disertate le vostre assemblee, come alcuni di voi sono abituati a fare». Osservando lo stile dei cristiani contemporanei si può facilmente affermare: «Non c’è niente di nuovo sotto il sole». Siamo chiamati a sottolineare come il nostro raccoglierci ogni Domenica per celebrare l’Eucaristia rende attuale l’invito di Paolo ad «annunciare la morte del Signore finché egli venga». Ci inserisce, poi, nel fiume immenso che scorre da duemila anni come sorgente viva e scintillante, che è, poi, il Signore stesso, il Risorto. Non dobbiamo, tuttavia, dimenticare che, alla pari di Tommaso, gli Apostoli hanno dovuto oltrepassare ciò che vedevano per aderire al mistero del Vivente, che sembra, in alcuni momenti, un “assente”. Mentre loro vedevano un uomo nel quale riconoscevano il Signore con il quale avevano vissuto per tre anni, Tommaso, invece, li supera, lui che era stato incredulo, con la solenne professione di fede: «Mio Signore e mio Dio». Vedeva un uomo e lo professava come Dio. L’Eucaristia domenicale permette anche a noi di professare il mistero della nostra fede aprendo il cuore allo Spirito, perché subentri in noi il desiderio di unirci sempre più a Colui che era morto, ma che ora è il Vivente.
- È bene evitare oggi una caduta di stile. Come la Liturgia non chiama queste Domeniche “dopo Pasqua” ma “di Pasqua”, sia manifesta in esse una continuità della gioia della Pasqua. Questo tempo è lungo cinquanta giorni, ma devono essere vissuti come un solo giorno, Pasqua. In particolare, in questo ottavo giorno della Pasqua dobbiamo dare risalto alla gioia tipica della stessa Pasqua, visto che per otto giorni la Liturgia ha messo in evidenza la solennità del rito e la festività degli annunci.
- Il Cero pasquale (di cera, non un finto cero di plastica con la candela intercambiabile all’interno o con cera liquida!!!), segno di Cristo-luce, rimane collocato, ben visibile, presso l’ambone o vicino all’altare ed ornato con i fiori. Il Cero deve rimanere acceso in tutte le celebrazioni liturgiche del tempo di Pasqua (Eucaristia e altri Sacramenti, Liturgia delle Ore) fino alla Domenica di Pentecoste.
- Il Fonte battesimale: non è un accessorio secondario ma il simbolo di ciò che è un cristiano, ovvero un rinato nello Spirito per mezzo dell’acqua, segno efficace del mistero di vita che Dio comunica nel Battesimo. Battesimo, Confermazione ed Eucaristia sono i Sacramenti “basilari”, essenziali per il cristiano! Di conseguenza, il luogo del Battesimo deve ottenere una sistemazione corrispondente a questa importanza. Perché non cogliere l’occasione che questo tempo dell’Anno liturgico ci offre per verificare in quale situazione si trovano nelle nostre chiese i fonti battesimali e qual è il loro utilizzo, “spiegare” l’importanza del luogo dove la Chiesa dà vita ai cristiani? Sono tre i luoghi che rappresentano insieme, in modo simbolico, la nostra fede: l’altare, l’ambone e il fonte battesimale; ma quante chiese ormai hanno visto abbandonare i loro luoghi del Battesimo sostituiti da vaschette rimuovibili? Con i ceri pasquali messi in un angolo e la riserva del santo crisma nascosto in un armadio in sacrestia…
- La scelta dei canti, i gesti, i segni, le monizioni devono esprimere, come per ogni Domenica del tempo pasquale, lo stesso clima festoso del giorno di Pasqua: «I cinquanta giorni che si succedono dalla domenica di Risurrezione alla domenica di Pentecoste si celebrano nell’esultanza e nella gioia come un solo giorno di festa, anzi come “la grande domenica”. Sono i giorni nei quali, in modo del tutto speciale, si canta l’Alleluia» (Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario, 22).
- Alcuni segni: accoglienza festosa e calorosa; processione con i simboli della Pasqua, intronizzazione e incensazione: Croce, Evangeliario; aspersione con l’acqua benedetta (in luogo dell’Atto penitenziale); ornamento floreale semplice e festoso…
- Si abbia cura di cantare la Sequenza e non semplicemente di recitarla.
- La benedizione solenne propria del tempo di Pasqua richiama il valore forte della comunione con Dio anche durante la settimana a motivo dell’intensità della stessa Pasqua offertaci attraverso la celebrazione liturgica.
TESTI E MATERIALI
PER BEN CELEBRARE
** SUSSIDIO CEI 2026: SUSSIDIO-II-DOMENICA-DI-PASQUA-2026-12-aprile-2026
** Celebrare il Risorto (scheda generale ULComo) Celebrare-il-Risorto-Anno-A
** Suggerimenti per i canti (ULComo) Proposta Canti Pasqua Anno A generale
ARCHIVIO: ** Guida al Tempo di Pasqua: (CEI- ULN) Guida-al-Tempo-di-Pasqua
ARCHIVIO: ** La II Domenica di Pasqua: (CEI-ULN) II-Domenica-di-Pasqua
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Atto penitenziale (e riti di introduzione): II Pasqua A Atto penitenziale
** Aspersione, Proposta generica: Domeniche-di-Pasqua-Rito-dellAspersione
** Aspersione, II domenica II Pasqua Aspersione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale
partitura Salmo II Pasqua A CEI
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo II Pasqua A LD 1
** terza proposta, ritornello generico per le Domeniche di Pasqua Salmo Pasqua generico
Una piccola annotazione: è chiaro che le tre proposte non sono equivalenti, circa la qualità e la pertinenza rituale: si faccia ogni sforzo per non ricercare la soluzione più comoda. Perchè, almeno dove possibile, non impegnarsi a cantare interamente il salmo proprio (ritornello proprio + strofe cantillate)?
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta Pdf-II-Pasqua-A-1
** seconda proposta II-Pasqua-A-Pdf-2
** terza proposta II-Pasqua-A-Pdf-3
** dall’ Orazionale CEI II Pasqua OR CEI
ALTRE CELEBRAZIONI
** Proposta per i Vespri nel Tempo di Pasqua Pasqua_Domeniche_Vespri_foglietto
** Proposta per una Liturgia della Parola con consegna del giorno del Signore (iniziazione cristiana o gruppi di adulti…. da adattare) Pasqua_DomenicaII_ConsegnaGiornoSignore

