XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
«Signore, se il mio fratello
commette colpe contro di me,
quante volte dovrò perdonargli?»
- Le Letture bibliche dell’odierna Liturgia della Parola convergono in certa misura nel mettere in evidenza un tema di permanente attualità nella riflessione circa l’identità cristiana: che cosa caratterizza l’approdo alla fede in Dio e alla sequela di Gesù Cristo? Che cosa cambia, nella propria identità e nell’agire, chi “si converte”, ossia si apre a Dio – secondo il cammino di fede tracciato già dalla Bibbia di Israele – oppure quando aderisce al Vangelo di Gesù Cristo? Non potrebbe essere sufficiente regolarsi, nelle relazioni umane, secondo rettitudine di coscienza e in base a scelte di bontà, misurata dall’evitare il male e fare il bene (diremmo una fede fai-da-te)? Ciò che la rivelazione biblica chiede è di orientare e motivare la rettitudine di coscienza e le scelte di bontà verso il prossimo facendo riferimento alla relazione vissuta con Dio e all’incontro cercato e progressivo con il Signore Gesù.
- Già nel cammino religioso di Israele era stato chiesto al popolo ebraico di andare dietro a Dio, ossia di cercare Dio e di farsi imitatori di lui; di essere “discepoli del Signore” (cfr: Is 54,13; 55,6-9). Una grande sintesi, che documenta tale conversione a Dio, è rappresentata dal Deuteronomio. Quanto alle novità del Vangelo di Gesù, è sufficiente richiamare le due fasi dell’attività di Gesù: allorché chiamò, anzitutto, i Galilei a convertirsi al Regno di Dio e, poi, richiese a questi convertiti di riconoscere in lui il Maestro unico da seguire e da imitare. Una precisazione: quale sguardo avere su coloro che, per le più diverse motivazioni storiche, culturali o personali, sembrano non essere raggiunti in alcun modo né dall’iniziativa di Dio né dal Vangelo di Gesù Cristo? Qualunque tentativo di dare una risposta al mistero della relazione di Dio con la sua creatura non può prescindere dal richiamare l’atteggiamento con cui Gesù considerava e accostava i “lontani”, coinvolgendo i suoi discepoli nella medesima valutazione di stima e di fiducia. L’evangelista Matteo rievoca episodi quali l’incontro di Gesù con il centurione romano (cfr. Mt 8,5-13) o con la donna cananea (cfr. Mt 75,27-28). Né si dimentichi la lezione che Gesù offre attraverso la parabola del “buon samaritano” (cfr. Le 10,30-37). Un criterio, poi, orientativo per esplorare dentro la coscienza dell’uomo e la possibile “sintonia” di quest’ultimo con Dio (e con la sua Legge) è presentato da San Paolo nella sua Lettera ai Romani (cfr. 2,74-76.25-29).
- Il giudaismo conosceva già il dovere del perdono delle offese, ma si trattava di una conquista recente, che riusciva ad imporsi soltanto con la compilazione di tariffe precise. La grettezza umana è sempre sollecita a ricercare una misura, una norma che le dia soddisfacimento. Perdonare, sì, ma quante volte? I rabbini, per sottolineare la liberalità di Dio, dicevano che egli perdona tre volte; le scuole rabbiniche esigevano dai loro discepoli di perdonare un certo numero di volte alla moglie, ai figli, ai fratelli, ecc., e questo tariffario variava da scuola a scuola. Pietro domanda a Gesù quale sia il “Suo tariffario”.
- Gesù aveva detto di amare i propri nemici e di pregare per quelli che ci perseguitano per essere figli del Padre che è nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,44-45). Nel Padre nostro aveva insegnato a pregare: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori». Pietro, che dal contatto con Gesù ha capito che le misure fino allora ritenute valide ora non servono più, abbozza una risposta: «Fino a sette volte?». E’ più del doppio di tre, ed inoltre è un bel numero di valore simbolico che richiama la completezza. Gesù formula la sua risposta riprendendo il bel numero simbolico, ma in una moltiplicazione tale da proporre una completezza senza limiti. Bisogna perdonare sempre. La parabola che segue dà ragione di questo dovere di perdonare senza limiti. Il senso della parabola è che Dio perdona gratuitamente il peccato a chi gli chiede perdono, dimostrando una benevolenza nei confronti dei peccatori assolutamente disinteressata. In conseguenza di questa esperienza del perdono di Dio, l’uomo deve imparare a perdonare i propri fratelli, sia perché queste offese sono nulla di fronte alla gravità del peccato, sia perché per primo egli ha fruito del perdono di Dio.
- Il perdono delle offese e l’amore verso i nemici costituiscono una delle caratteristiche più vistose e più nuove della morale evangelica. Ma, come spesso capita, quanto più grande è l’esigenza, quanto più alta è la mèta indicata, tanto più meschina e povera appare la realizzazione nella vita pratica. Quanto ha influito la dottrina evangelica del perdono delle offese sulla vita e sul comportamento pratico dei cristiani? Bisogna dire che tanti cristiani lungo la storia della Chiesa hanno preso sul serio la parola di Gesù e l’agiografia cristiana è piena di esempi sublimi di amore e di gesti eroici di perdono e riconciliazione. Se oggi si parla, sempre più spesso, di pace, di disarmo, di soluzione pacifica delle controversie internazionali, anzi di cooperazione vicendevole e di aiuto ai popoli in via di sviluppo… bisogna riconoscere che molti cristiani hanno contribuito alla diffusione e alla maturazione di questi ideali del cristianesimo. Il Vangelo ha avuto una importanza capitale nella educazione dei popoli dell’Occidente, e molte idee, istanze e stimoli positivi portati avanti da sistemi che pure combattono il cristianesimo, sono nati da una cultura di matrice cristiana e fortemente marcata dallo spirito evangelico. Ma la storia dei popoli, anche di quelli cristiani, è piena di testimonianze negative: guerre, contese, stragi, vendette, ingiustizie, guerre di religione, conquiste coloniali… e oggi: l’imperialismo economico, lo sfruttamento del cosiddetto Terzo Mondo, l’industria della guerra e della morte (pensiamo al terrorismo che proprio 10 anni fa’ in questo giorno devastava gli Stati Uniti!). La responsabilità dei cristiani di fronte al Vangelo e ai fratelli non ancora illuminati dalla luce della fede è enorme. Le controtestimonianze smentiscono sul piano dei fatti ogni sforzo di evangelizzazione e compromettono la credibilità stessa del Vangelo.
- L’iniziativa della riconciliazione viene da Dio, e la Chiesa e i cristiani devono essere gli operatori della pace nel mondo, devono creare un clima di riconciliazione, di perdono, di incontro, di fraternità in tutti i settori e a tutti i livelli, da quello internazionale fino alle piccole relazioni di vicinato e di lavoro, tra gli sposi, tra i figli, nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro, tra poveri e ricchi. Non c’è relazione umana, per piccola che sia, che non possa trovare un miglioramento attraverso la riconciliazione e il perdono. La spirale della violenza invoca l’amore cristiano, di cui un momento importante è il perdono. Solo con l’amore è possibile formare una comunità, anche quella nazionale.
- In questi giorni la Comunità cristiana comincia a ri-trovarsi dopo il grande esodo delle vacanze. La pagina del Vangelo che la Liturgia ci consegna giunge a proposito, perché induce a superare tutte quelle meschinità che si insinuano nel vissuto di una Parrocchia e spesso intaccano la comunione tra i fedeli e tra gli operatori pastorali. Ecco perché potrebbe essere utile valorizzare alcuni momenti. Anzitutto, perché non programmare e realizzare per tutta la Comunità e, specialmente per gli operatori pastorali, una Liturgia penitenziale, con la disponibilità di celebrare il Sacramento della Riconciliazione? Si pensi anche ad uno spazio prolungato per dire la gioia di stare insieme e di affrontare il cammino di un nuovo anno pastorale. Gli incontri significativi delle vacanze, le risorse che ognuno porta con sé, la voglia e l’entusiasmo di crescere come discepoli del Signore Gesù e di rendergli testimonianza costituiscono un patrimonio importante. Così anche la voglia di superare le piccole gelosie, i giudizi affrettati, le antipatie che frenano uno spirito autentico di collaborazione. Tutto ciò gioverà a mettere in luce quanto sia smisurato il perdono che ci viene offerto ed i suoi effetti benefici: la guarigione da ferite profonde, la pace del cuore ed uno sguardo limpido e buono gettato su sé stessi e sugli altri, un rinnovato impegno di ascolto e di comprensione reciproca;
- La Parola di Dio chiede di evidenziare i momenti della celebrazione che richiedono e rimandano al perdono: l’Atto penitenziale, la Preghiera del Signore, il gesto della pace, l’invito finale all’interno delle conflittualità della storia.
- La Preghiera Eucaristica della Riconciliazione II, presentando la riconciliazione con Dio come fondamento di umana concordia, sottolinea nel Prefazio che in questa ottica la «vendetta è disarmata dal perdono». È utile, pertanto, valorizzare oggi questa Prece Eucaristica.
- I canti scelti esprimano anch’essi questo alto valore legato all’Eucaristia. Non si tralascino in modo particolare i canti del proprio: Kyrie eleison (magari nella forma con i tropi) e il canto per la Fractio panis.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Suggerimenti Suggerimenti XXIV TO A
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXIV TO A Riti Introduzione
** Riti di conclusione XXIV TO A Riti di conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo XXIV TO A Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXIV TO A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo XXIV TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta XXIV TO A Pdf 1
** seconda proposta XXIV TO A Pdf 2
** per l’inizio dell’ anno scolastico Pdf-Inizio-anno-scolastico
** da Orazionale CEI Pdf XXIIV TO OR CEI

