XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
Ascoltate oggi la voce del Signore
- La Liturgia odierna affronta un tema spinoso ma necessario da trattare: la correzione fraterna. Evidentemente è una prassi difficile da attuare, ieri come oggi, perché richiede alcuni prerequisiti: apertura e affetto reciproci; una sintonia di fondo nell’attribuire ad atteggiamenti e comportamenti la consistenza di bene o di male; il desiderio che nella Comunità tutti cerchino e vivano il bene; l’umiltà nel segnalare le storture rifuggendo lo stile cattedratico di chi vuole insegnare a tutti come si vive; la gratitudine per chi vuole il nostro bene tanto da rischiare di divenire antipatico, dicendo ciò che potrebbe risultare spiacevole.., insomma, la correzione fraterna, più che di qualche sporadico episodio, necessita di divenire uno stile ecclesiale. La Chiesa è una Comunità di fratelli che si vogliono tanto bene da stimolarsi reciprocamente al bene e da correggersi quando qualcuno deraglia: questo è il sogno che siamo chiamati a coltivare oggi, grazie alla Parola.
- Non appare forzato o artificioso il collegamento tematico che si può riconoscere nelle tre Letture bibliche proposte dall’odierna Liturgia: quanto, infatti, Gesù chiedeva ai suoi discepoli come uno degli obiettivi da attuare nella vita comunitaria, ossia la relazione fraterna reciproca, era stato già compito preciso di ogni profeta nell’antico popolo di Dio (Prima Lettura) e ruolo esercitato da San Paolo nei confronti delle Comunità cristiane, da lui avviate e guidate (Seconda Lettura e, più in generale, Rm 12,3-15,13). Né si può trascurare un riferimento più generale e più eloquente allo stesso Gesù di Nazareth, quando si dedicò al gruppo dei discepoli, che si erano convertiti al Regno di Dio e avevano cominciato a seguire il profeta di Nazareth quale loro maestro unico, per correggere la loro concezione ristretta e lacunosa circa il rapporto con gli altri. Quante volte Gesù viene evocato dagli evangelisti nell’atto di allargare l’orizzonte umano e fraterno dei suoi discepoli, non solo verso i “lontani”, ma pure riguardo alle relazioni da vivere dentro la nuova “famiglia”, da lui inaugurata (cfr. Mt 12,46-50)! Ebbene, fin dal tempo pre-pasquale non è tanto problematico riconoscere e professare la propria adesione al “fratello Gesù”, quanto piuttosto impegnarsi nella impervia ricerca di una mutua edificazione e di un sincero interessamento per la crescita collettiva dei “fratelli nella fede”. Paolo, alla conclusione della lettera ai Galati, scriveva: «Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu. Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo… Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede» (Gal 6,1-2.10).
- Il brano del Vangelo di oggi segue immediatamente il racconto della parabola della pecorella smarrita della quale diventa, quindi, un’applicazione concreta. Se un fratello ha commesso una colpa si deve applicare, in primo luogo, la correzione personale; se non ascolta, bisogna chiamare in aiuto qualche testimone; in terza istanza, conviene riferire alla comunità; e se non ascolta neppure questa, si deve, solo allora, considerarlo come un pagano o pubblicano, cioè come uno che s’è messo “fuori comunità”.
- Lo sfondo ed il contesto di tutto il brano è quello dell’invito alla misericordia e al perdono. Non si tratta tanto di una “scomunica”, quanto di un prendere atto che, nonostante il ricorso a tutti i possibili mezzi della riconciliazione e del dialogo fraterno, non c’è nel fratello la volontà efficace di comunione e di conversione. E, tuttavia, converrà anche ricordare che la Chiesa conserva il diritto di pronunciarsi contro i peccatori contumaci per non rovinare la Comunità e al fine di far rientrare in sé il peccatore e convertirsi. In tal modo Paolo si pronunciò nei riguardi dell’incestuoso di Corinto (1 Cor 5,5-6).
- La prassi penitenziale della Chiesa primitiva testimonia la grande serietà e coerenza dell’impegno della conversione. Il peccatore non trova il perdono di Dio che nella riscoperta della sua misericordia in atto nella Chiesa, specialmente nell’assemblea eucaristica che rende attuale la redenzione di Cristo. E’ soprattutto nel sacramento della penitenza che la Chiesa esercita ed esprime la misericordia e il perdono di Cristo; ma, purtroppo, per molti cristiani lo stesso segno sacramentale della riconciliazione è diventato vuoto ed insignificante. Il sacramento è ridotto a un gesto abitudinario, privo di efficacia nella vita. Uno degli aspetti più preoccupanti dell’attuale prassi penitenziale consiste, purtroppo, nella frattura tra segno sacramentale ed esperienza della Comunità cristiana. Ciò che rende imbarazzante l’applicazione dei temi contenuti nelle letture bibliche alle concrete assemblee eucaristiche domenicali è il fatto che molto spesso queste assemblee non sono vere Comunità. Manca, cioè, un vero rapporto personale fra i membri, per cui ognuno si senta responsabile nei confronti del proprio fratello. Per questo, il discorso della correzione fraterna, del perdono domandato alla Comunità oltre che a Dio, viene a mancare di un supporto “sociologico” importante. Bisognerà sfruttare, almeno, gli elementi del rito (domanda di perdono reciproco nel rito penitenziale della Messa e dono di pace) per far cogliere le ricchezze della prassi penitenziale della Chiesa. Il Sacramento del Perdono, oltre ad essere conversione a Dio, è sempre anche riconciliazione con i fratelli; ci reinserisce nella Chiesa; da membra morte si ritorna membra vive, attive e responsabili. Dobbiamo riscoprire il significato comunitario del peccato e perciò della penitenza; essa è il sacramento in cui ogni Comunità cristiana ritesse, sotto l’azione di Cristo, l’unità spezzata. Una comunità di amore, fra gli uomini, è sempre una comunità di riconciliazione e di correzione fraterna. La comunione perfetta non è mai un felice possesso, ma una conquista continua, un dono da implorare dall’alto.
- Ma il vero amore, il perdono autentico non lascia le persone come sono, coi loro difetti e con i loro limiti. Amare un fratello significa aiutarlo a “crescere” a tutti i livelli, voler concretamente la sua “liberazione” da ciò che è difettoso e cattivo, impegnarsi per la sua umanizzazione piena. Per questo, correggere è opera di amore; non è mai spegnere energie ed entusiasmi; è tutt’altra cosa dalla critica. Accanto alla correzione fraterna il cristiano fa largo uso di incoraggiamento. L’uomo attende dall’altro uomo qualcosa di diverso di un dono materiale; attende che l’altro gli si fermi vicino, che prenda contatto con lui, che si accorga che esiste, e ogni tanto glielo dica. Nulla è così incoraggiante come l’attenzione vigile, il rispetto non puramente formale, la inattesa parola di congratulazione, se non sono vuote formule di rito o espressioni convenzionali. L’incoraggiamento, come la correzione, è una delle mille facce della carità.
- Passato il tempo estivo, che risulta sempre dispersivo, è utile richiamare il valore della ripresa graduale degli impegni. Cogliendo lo spunto della Liturgia, si richiami il valore del servizio, della testimonianza, della carità, dell’Amore che genera Comunione cosicché la proposta liturgica trovi concretezza nelle scelte quotidiane della vita e del cammino di fede della Comunità.
- «Io sono in mezzo a loro». La presenza di Gesù nella Comunità è presenza efficace. E questa presenza nella Comunità motiva sia lo zelo nel «guadagnare il fratello» (correzione fraterna), sia il potere di scioglierlo dalle colpe. Non può esserci, dice la Parola di Dio, una tolleranza illimitata perché sarebbe indifferenza alla sua morte. «L’amore è prendersi cura del destino dell’altro», ha detto il filosofo Lévinas. Come cristiani siamo sempre messaggeri del Signore e come lui dobbiamo essere discreti, pazienti, delicati…
- I Padri della Chiesa suggerivano di indossare le scarpe del fratello per una settimana prima di correggerlo. Invitavano, cioè, a capirlo, ad amarlo nel profondo, a portarlo a Cristo nella preghiera. Solo dopo questo lungo esercizio e cammino interiore, richiamarlo con dolcezza. E, intanto, tutte le asperità e le animosità si sono smussate. Non sempre le scarpe (il fardello della sua vita) sono adatte a noi. Esse sono facilmente sproporzionate e… si camminerebbe certamente meno male senza. Quante smussature ai nostri giudizi affrettati! Quanto rispetto al «te e lui solo» di Cristo! Quanta saggezza nella prassi sacramentaria della Chiesa! Quanta misericordia!
- La Comunità cristiana è unica: in essa è presente il Signore. Egli parla, interroga, incita, santifica, unifica. L’amore reciproco è di qualità speciale (Vangelo). Nella Comunità si vive una verità altrove improponibile (correzione fraterna). La Parola ci accoglie (Salmo) perché noi possiamo essere pronti ad accogliere gli altri. Nell’Eucaristia Gesù ci permette di essere veramente fraterni gli uni verso gli altri e di illuminare l’amore di cui siamo vicendevolmente debitori, il solo debito che non sarà mai estinto.
- Il segno fondamentale da scoprire è quello dell’assemblea: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro». Assemblea dove si riceve il perdono: «Tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo». Assemblea dove si raggiunge l’efficacia dell’intercessione: «Se due di voi si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio ve la concederà». Assemblea che ha come legge l’Amore: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole» (Seconda Lettura).
- È la Domenica della correzione fraterna, dimensione del vivere credente non tanto facile da esprimere simbolicamente, poiché si è configurata come una realtà appartenente più al vissuto che al celebrato. Tuttavia, tutti i segni penitenziali possono trovare spazio di concretizzazione. È prendere coscienza del legame che intercorre con il fratello e con Dio. È essere aperti alla grazia di Dio del perdono a trecentosessanta gradi.
- La Comunità cristiana disegnata dal Vangelo di questa Domenica è fatta da discepoli che praticano il perdono e la riconciliazione e si lasciano guidare dalla parola di Dio. Per questo si sentono prossimi gli uni degli altri e responsabili di ogni fratello. Ecco perché si potrebbero valorizzare alcuni momenti e gesti: l’orazione colletta alternativa è ampiamente illuminata dalla Parola di Dio odierna e ci interpella nel cammino della novità di vita portata da Cristo che è comandamento del fratello e dell’amore; sarebbe bene che si sviluppasse il cammino profetico della carità attraverso la preghiera comunitaria nella sua forma più originale che è la preghiera universale o dei fedeli. Sarebbe una gran bella cosa se una Comunità riuscisse ad organizzarsi con la partecipazione di tutti a formulare alcune intenzioni. Cosa che andrebbe fatta almeno la Domenica! Ci aiuterebbe a calarci dentro ai problemi della nostra Chiesa e a pregare con maggior concretezza.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXIII TO A Riti di introduzione
** Riti di conclusione XXIII TO A Riti di conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo XXIII Tempo Ordinario A Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXIII Tempo Ordinario A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo XXIII TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta XXIII TO A Pdf 1
** seconda proposta XXIII TO A pdf 2
** terza proposta XXIII TO A Pdf 3
** da Orazionale CEI Pdf XXIII TO OR CEI

