Testi per celebrare

II Domenica dopo Natale 2026

SECONDA DOMENICA DOPO NATALE

«Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso»

 

 

  • Posta tra la solennità di Maria Madre di Dio e l’Epifania, questa Domenica rischia di essere vissuta un po’ in sordina. D’altronde non si può assicurare un’intensità troppo prolungata! Essa rappresenta, in ogni caso, una felice opportunità per approfondire il mistero dell’Incarnazione nel quale non si entra d’improvviso, magicamente, ma solo a piccoli passi.
  • Il clima celebrativo della Seconda Domenica dopo Natale è molto diverso da quello della notte o del giorno di Natale. L’assemblea liturgica è per lo più composta da fedeli abituali. Malgrado il fascino e il calore tipici del tempo natalizio stiano ormai scemando, la Liturgia ci richiama costantemente al senso autentico del Natale: il Figlio di Dio si è fatto carne, la Sapienza, dono d’amore di Dio, ha preso dimora (Gv 1) nella nostra storia. Il punto di osservazione, potremmo dire, della Liturgia della Seconda Domenica dopo Natale è quello cosmico generale che contempla l’incarnazione del Figlio di Dio all’interno di tutta la Storia della Salvezza dal principio (Prima Lettura – Vangelo) al compimento (Seconda Lettura).
  • Attendevamo il Potente, colui che veniva con la forza di Dio… ed è giunto a noi un bambino. Chi è più fragile e indifeso di un bambino? Chi più di un bambino appare come un essere bisognoso di tutto? Per questo ci ha colto di sorpresa. È arrivato senza fare strepito, senza destare l’attenzione dei grandi, senza ricevere l’omaggio dei potenti. Nella povertà e nella semplicità, in una povera capanna, in un alloggio di fortuna. Con lui Dio non ha voluto più essere solo Parola. Parola sussurrata all’orecchio dei profeti, Parola che si comunica nello splendore della gloria, Parola che riesce a cambiare il corso degli eventi.
  • Dio ha voluto che la sua Parola diventasse carne. Niente di più ardito, misterioso, inatteso. La sua perfezione, grandezza e bellezza che assume la carne umana, con tutto ciò che essa comporta. È questo il mistero del Natale. È tutto qui. Ed è straordinariamente grande. Dio prende carne, Dio diventa uno di noi, Dio accetta di ferirsi, di lacerarsi, addirittura di morire per cambiare la nostra vita. Ed è qui la consolazione che il Natale porta ad ognuno di noi.
  • Nessuno da quel giorno – il giorno in cui Dio si è fatto uomo – può dirsi solo, abbandonato al suo destino, alla sua miseria, alla sua pena. Perché Dio è venuto proprio per lui. Ed è qui la speranza del Natale. Questa storia non è più solo la nostra storia di uomini, storia intrisa di lacrime e di sangue, di dolore e di fatica, ma è la stessa storia di Dio, perché qui, tra noi, Dio ha piantato la sua tenda.
  • La Parola di Dio è apparsa visibile, tangibile, in forma umana. Ge­sù è per noi il volto di Dio, l’immagine visibile del Dio invisibile. Gesù è la Sapienza che illumina e salva.
  • In una società che si vuole secolarizzata, l’indifferenza di fronte a Dio è lo stile di vita diffuso. Eppure la Parola di Dio, che continua a fissare la sua tenda in mezzo ai nostri deserti, continua anche a interpellare; più che mai si avverte il bisogno della Sapienza di Dio, di un orientamento che illumini e apra l’esistenza umana alla speranza.
  • «Io sono uscita dalla bocca dell’Altissimo e ho ricoperto come nube la terra… Prima dei secoli, fin dai principio, egli mi creò… ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso…». La Prima Lettura di questa Domenica costituisce uno dei grandi elogi della Sapienza divina: essa si identifica da una parte con la Parola di Dio personificata, dall’altra con lo Spirito divino che si librava sulle acque primordiali. Il prologo di Giovanni (Vangelo) ha un andamento molto simile: Gesù è la Parola, il Verbo, in quanto rivelazione definitiva del Padre. E la Parola, per Giovanni (l’evengelista), evoca precisamente il ricordo della Parola divina dell’Antico Testamento, Parola che trova la sua perfezione in Gesù: egli è la Parola di Dio fattasi carne per la vita del mondo. La Seconda Lettura è costituita dall’inno con cui Paolo inizia la lettera ai cristiani di Efeso: Dio ci ha predestinati ad essere suoi figli per opera di Gesù. Dobbiamo chiedergli “uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di lui”. Ci troviamo di fronte ad un grande trittico scritturistico: con toni solenni celebriamo l’intervento di Dio Padre nella storia degli uomini nella Persona annunciata nell’Antico Testamento; il Verbo è la Parola di Dio che si è fatta carne e ha piantato la sua tenda fra noi; in lui Dio «ci ha benedetti con ogni benedizione…».
  • A differenza di Luca e Matteo, l’evangelista Giovanni non è un narratore, che racconta con dovizia di particolari la nascita e l’infanzia di Gesù. Il suo prologo (Vangelo) è plasmato in un modo teologicamente molto esigente: la Parola viene ad essere il “progetto” che il Padre ha mandato per portare vita e luce a tutti gli uomini, accettando anche la possibilità del rifiuto. A questo “progetto” si riallaccia anche l’inno che san Paolo eleva al Padre (che, in greco, è un periodo unico, da cantare tutto d’un fiato!), perché fin dall’eternità ci ha eletti ad essere santi e immacolati, per diventare figli adottivi di Cristo ed ereditare quel tesoro di grazie che ci è riservato nei cieli.
  • Gesù è la Parola di Dio: non può essere una Parola che non ha senso. Dio aveva rivelato il suo eterno potere per mezzo della creazione, aveva inviato i suoi profeti, i suoi messaggeri, ma nonostante ciò era rimasto pieno di mistero, imperscrutabile, invisibile, celato dietro i principati e le potenze, dietro le tribolazioni e le ansietà. Ad un certo punto Dio si è rivelato; ha parlato distintamente e chiaramente. Ciò è avvenuto in Gesù di Nazareth. Gesù è la Parola che ha rotto il “relativo silenzio” di Dio. Il contenuto di questa Parola è Dio stesso. Un Dio diverso da come lo pensavano gli uomini: è un Dio-Trinità d’Amore, è un Padre misericordioso che ama l’uomo e lo vuole salvo. Gesù colui che ci indica «la via della verità» (oraz. sopra le offerte), ed è venuto per rivelarci quel Dio che l’uomo di ogni tempo attende e invoca: «…luce dei credenti… rivélati a tutti i popoli nello splendore della tua luce» (colletta).
  • Per molti oggi questa “Parola” cade nel vuoto. Dio non fa più parte della nostra vita! Oggi la sua esistenza è messa in discussione. L’ateismo non è più soltanto il problema di pochi: esso investe un numero sempre maggiore di uomini, tanto da diventare un fenomeno di civiltà. “Dio non serve a niente”, è l’obiezione più facile. In effetti, Dio non esiste per “servire” a qualche cosa, come molti ancora pensano; Dio non è il medico dei casi disperati, il tappabuchi da tutti desiderato, né un’agenzia di assicurazioni su pegni di giaculatorie o pellegrinaggi, né un alibi per spiegare quello che l’uomo non capisce o ancora non riesce a fare. Il Dio di Gesù Cristo non è neppure una specie di tiranno, benevolo o irritato, secondo i casi, che interviene arbitrariamente nel corso degli avvenimenti per arrestarne alcuni o modificarne altri. Credere in un Dio così, è sedere nell’anticamera dell’ateismo… e nessuno di noi ne è così lontano!
  • L’antifona d’ingresso richiama come «il Verbo onnipotente è disceso dal cielo nel quieto silenzio che avvolgeva ogni cosa». Si faccia in modo che la celebrazione si svolga in un clima meditativo e di raccoglimento. Si dia importanza ai momenti di silenzio: all’atto penitenziale, dopo l’omelia, dopo la Comunione…
  • La seconda Domenica dopo Natale, costituisce una specie di sosta, di pausa riflessiva, fatta apposta per approfondire il mistero dell’Incarnazione. Le letture, comunque, sono sempre le stesse nei 3 cicli, il che rende un po’ più arduo il compito dell’omileta in quanto c’è il rischio di ripetersi di anno in anno. Inoltre, chi a Natale ha partecipato alla Messa del giorno si imbatte ancora una volta nel prologo di Giovanni e, quindi, sente proclamare, a breve distanza di tempo, lo stesso Vangelo. Chi prende la parola scelga un tono piuttosto “sapienziale”, avviando una riflessione pacata sul mistero dell’Incarnazione, che aiuti a cogliere alcuni aspetti che possono essere stati ignorati il giorno di Natale.
  • Nella società dei consumi il tempo non è né ciclico né lineare, ma “puntillistico” (Z. Bauman), cioè frammentato in tanti momenti separati. Se una volta un progetto durava una vita, oggi tutto è momentaneo; dal “per sempre” siamo passati alla cultura “dell’adesso e della fretta”. Nel prologo del Vangelo di Giovanni il tempo procede verso il “compimento” e la pienezza, verso la rivelazione del Tutto e la salvezza. Il centro di questa prospettiva alternativa e pacificante non è un’idea umana ma una Persona: il Figlio di Dio entrato nel tempo, nato da donna, venuto nella legge del “precario” per dare senso alla vita. Egli è la risposta al profondo desiderio dell’uomo di salvare il proprio tempo, così da non affondare nell’abisso del non-senso. Il valore della vita consiste nel sapersi e sentirsi “figli di Dio”, nel lasciare emergere in noi il grido: “Padre” (Rm 8,15-17). Il “caso serio” dell’esistenza è proprio il seguente; accettare Dio come Signore della storia o cedere ai propri calcoli umani.
  • Il libro dei Vangeli può essere portato solennemente nella processione introitale e la preghiera di purificazione («Purifica il mio cuore…») o di benedizione al diacono («Il Signore sia nel tuo cuore…») prima della proclamazione del Vangelo può essere detta (eccezionalmente) ad alta voce, per valorizzare l’importanza della Parola. L’Evangeliario sia accompagnato, come sempre, da due ceri, per indicare che la Parola è luce. . E’ l’occasione per ricordare che il Verbo è ben più del Libro sacro e per richiamare le condizioni interiori per ricevere la Parola che salva.
  • Si valorizzi il Padre nostro, che evoca l’annuncio paolino: «Il Padre ci ha scelti in Cristo predestinandoci a essere suoi figli adottivi». La fraternità tra di noi e con Cristo sia espressa nella preghiera corale e cantata della Preghiera del Signore con le mani alzate al cielo, come l’orante della Bibbia. A tal proposito è bene ricordare come sia decisamente fuori luogo (almeno nella Liturgia!) il prendersi per mano durante la preghiera del Padre nostro, in quanto tale atteggiamento non ha alcun precedente nella storia; dire che è espressione del nostro “essere fratelli” potrebbe essere solo una giustificazione catechistico-pastorale, del tutto non accettabile!

TESTI E MATERIALI

SUSSIDIO UFFICIO LITURGICO NAZIONALE

** Guida al Tempo di Natale:GUIDA-AL-TEMPO-DI-NATALE-2025

** Domenica corrente: II-DOMENICA-DOPO-NATALE-2025

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale II-Natale-Riti-introduzione

** Riti di conclusione II-Natale Riti-conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite (completo, Tempo di Natale)

Salmi-responsoriali-NataleABC-ULN-CEI

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo II dopo Natale A LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura Salmo II dopo Natale Impagliatelli

audio

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta II-Natale-Pdf-1

** seconda proposta II-Natale-Pdf-2

** terza proposta II-Natale-Pdf-3

** da Orazionale CEI Pdf-Natale-prima-Ep-II-OR-CEI