Testi per celebrare

Domenica della Parola 2024

DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO

Si celebra il 21 gennaio la V Domenica della Parola di Dio, il cui motto scelto è ripreso dal Vangelo di Giovanni: «Rimanete nella mia Parola» (Gv 8,31).

Dalla Lettera Apostolica Aperuit illis di papa Francesco, con la quale viene istituita la domenica della Parola di Dio

  1. […] La Sacra Scrittura svolge la sua azione profetica anzitutto nei confronti di chi l’ascolta. Essa provoca dolcezza e amarezza. Tornano alla mente le parole del profeta Ezechiele quando, invitato dal Signore a mangiare il rotolo del libro, confida: «Fu per la mia bocca dolce come il miele» (3,3). Anche l’evangelista Giovanni sull’isola di Patmos rivive la stessa esperienza di Ezechiele di mangiare il libro, ma aggiunge qualcosa di più specifico: «In bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza» (Ap10,10). La dolcezza della Parola di Dio ci spinge a parteciparla a quanti incontriamo nella nostra vita per esprimere la certezza della speranza che essa contiene (cfr 1Pt3,15-16). L’amarezza, a sua volta, è spesso offerta dal verificare quanto difficile diventi per noi doverla vivere con coerenza, o toccare con mano che essa viene rifiutata perché non ritenuta valida per dare senso alla vita. È necessario, pertanto, non assuefarsi mai alla Parola di Dio, ma nutrirsi di essa per scoprire e vivere in profondità la nostra relazione con Dio e i fratelli. […].

 

SUSSIDI 2024

Mettiamo a disposizione due sussidi per la preparazione.

  • Sussidio a cura del Dicastero per l’evangelizzazione

Qui: IT V DOMENICA-SUSSIDIO

La Domenica della Parola di Dio è una iniziativa profondamente pastorale con cui papa Francesco vuole far comprendere quanto sia importante nella vita quotidiana della Chiesa e delle nostre comunità il riferimento alla Parola di Dio, una Parola non confinata in un libro, ma che resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile. Ogni realtà locale potrà trovare le forme più adatte ed efficaci per vivere al meglio questa Domenica, facendo «crescere nel popolo di Dio la religiosa e assidua familiarità con le Sacre Scritture» (Aperuit illis, 15). Questo Sussidio pastorale si propone come un aiuto che si vuole offrire alle comunità parrocchiali e a quanti si raccolgono per la celebrazione della santa Eucarestia domenicale, perché questa Domenica sia vissuta intensamente. [S.E.R. Mons. Rino Fisichella]

 

  • Sussidio cura della Conferenza Episcopale Italiana

Qui: DomenicaParola-2024-WEB

In vista della Domenica della Parola di Dio, l’Ufficio Catechistico, l’Ufficio Liturgico, l’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e l’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto hanno preparato un Sussidio con alcune proposte per la preghiera e la meditazione centrate sul “Kerygma”. Questo termine, spiega nella presentazione Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della CEI, indica “il contenuto fondamentale dell’annuncio cristiano: Gesù Cristo morto e risorto. Alle donne e agli uomini di oggi, che non si accontentano di vivere ma desiderano una qualità alta della vita, la fede cristiana propone la vita del Crocifisso-Risorto. È lui, che ha dato se stesso per gli altri passando anche attraverso la morte, che il cristiano testimonia senza paura”. Ecco allora che, osserva Mons. Baturi, “il kerygma cristiano non è una nozione o una affermazione appresa a memoria: è una relazione, una esperienza concreta condotta insieme e mantenuta nel tempo con tenacia”. Le Sacre Scritture, ricorda il Segretario Generale, “ospitano questo kerygma, il racconto di quello che i nostri padri nella fede hanno sperimentato e si sono impegnati a trasmettere alle generazioni future”. “Grazie all’azione dello Spirito – aggiunge – le Scritture colmano il divario temporale tra la comunità ecclesiale di oggi e la Chiesa primitiva e preparano il cuore a fare la stessa esperien­za, la stessa sequela di Cristo, la stessa figliolanza del Padre celeste”. In quest’ottica, il Sussidio – che contiene testi, musiche, commenti e immagini – vuole essere uno “strumento per la preghiera e la meditazione personale e comunitaria”.

 

MATERIALI FONDAMENTALI
  • Lettera apostolica in forma di «motu proprio» del Sommo Pontefice Francesco Aperuit illis” con la quale viene istituita la
    domenica della Parola di Dio

Ecco il testopapa-francesco-motu-proprio-20190930_aperuit-illis

  • Commento alla lettera di Papa Francesco per cogliere alcune chiavi di lettura teologiche e alcuni suggerimenti nelle parrocchie (CEI ULN)

Qui: Commento-alla-Aperuit-Illis

  • Nota del Dicastero del Culto Divino e della Disciplina dei Sacramenti:

Qui: nota-domenicadellaparoladidio_it

 

SUGGERIMENTI PER LE COMUNITÀ PARROCCHIALI

Questa giornata può essere per recuperare tutte le potenzialità e le ricchezze che la Liturgia della Parola ci offre, di domenica in Domenica.

In modo particolare potrà essere utile lavorare e riflettere:

  • sull’ importanza della lettura liturgica della Scrittura e sul Lezionario come itinerario di fede
  • sulla promozione di una cura per la Liturgia della Parola nella Messa e nei sacramenti e sulla celebrazione autonoma della Parola di Dio
  • sulla scelta di formare sempre meglio al ministero di lettore

LEGGERE LA PAROLA NELLA SANTA ASSEMBLEA

Il  ministero del lettore

Nella celebrazione liturgica, è ormai un dato di fatto affidare ad un lettore il compito di proclamare le Scritture. Tuttavia, l’ impressione è che non sia considerato un vero e proprio ministero, ma un semplice compito da espletare. Qual è l’ identità del lettore?

Quello del lettore è un ministero molto antico, che sin dalle prime comunità cristiane appare come un servizio stabile, istituito e stimato: lo si affidava preferibilmente ad adulti che dimostravano non solo conoscenza delle Scritture, ma pure esemplarità di vita. Ben presto, tuttavia, il ministero del lettore fu riservato a coloro che erano incamminati verso gli ordini sacri.

Con il passare del tempo molte delle funzioni del lettore furono requisite dagli ordini maggiori, in un processo di progressiva scomparsa della proclamazione assembleare (a causa della messa privata), del luogo della Parola (l’ ambone) e della Parola stessa (la prima lettura, eliminata). Il servizio è stato pienamente recuperato con la riforma liturgica scaturita dal Vaticano II.

Il riconoscimento di questo ministero all’ interno della celebrazione (attraverso la processione di introito, il luogo in cui ci si siede) è in realtà tutto relativo alla Parola, di cui il lettore è umile ministro, esposto tra la necessità di coinvolgersi totalmente (perché la Parola sia viva ed efficace) e di espropriarsi di sé, scomparendo dietro la Parola.

La creazione di un gruppo aperto di lettori, garantirebbe infine il giusto equilibrio tra la stabilità che onora il ministero e l’ intercambiabilità che non se ne impossessa e fa spazio ad altri. Il giorno in cui si avvertirà come normale la necessità di una preparazione remota e prossima dei lettori, allo stesso modo che per i musicisti e i cantori del coro, anche l’ omelia sarà più consapevole di arrivare dopo, in punta di piedi, non per scalzare, ma per sottolineare quanto è già stato detto ed ascoltato.

La formazione del gruppo lettori

Quando si parla di formazione dei lettori occorre distinguere diversi piani di lavoro. Per prima cosa, ma non unica, occorre una preparazione tecnica che permetta di fare il salto dal “leggere le letture” alla “proclamazione” della Parola di Dio. Tale competenza si acquisisce con pazienza e costanza partecipando, per quanto è possibile, a corsi specifici. Non è infatti sufficiente saper leggere, ma occorre che il lettore presti la sua voce alla Parola, perché questa risuoni nelle orecchie, nella mente e nel cuore dei fedeli che partecipano alla celebrazione.

Parallelamente alla formazione tecnica, potrebbe essere opportuno, all’inizio di ogni anno pastorale, proporre un tema liturgico di approfondimento.

È poi importante aver cura di individuare nuovi lettori, guardandosi intorno con “occhi nuovi” (il gruppo lettori non deve essere un gruppo chiuso di inamovibili): la celebrazione feriale potrebbe essere un primo momento per invitarli a provare e verificarne l’attitudine.

CELEBRARE LA LITURGIA DELLA PAROLA

La Parola e il Pane: l’unità delle due mense

Nella celebrazione liturgica, la liturgia della Parola e la liturgia del sacramento sono così strettamente legate da costituire un unico atto di culto. Uno solo e identico, infatti, è il Pane di Vita che si dona ai fedeli, nella forma della Parola e del sacramento. Si tratta di due momenti speculari nelle loro dinamiche: come nella liturgia eucaristica l’ umanità del pane diventa sacramento della divinità del corpo, così nella liturgia della Parola l’ umanità della voce permette alla lettera delle Scrittura, sigillata nel libro, di diventare parola viva del Dio vivente; come nella comunione mastichiamo e assimiliamo in noi il sacramento eucaristico, così nella liturgia della Parola spezziamo la Parola, la mastichiamo (soprattutto nell’ omelia) per assimilarci ad essa. Come i discepoli di Emmaus, anche noi, seguendo il sentiero della celebrazione eucaristica, siamo illuminati da quelle parole che invitano a riconoscerlo presente nei gesti e nelle parole dell’ ultima cena.

Come far trasparire questa verità nelle nostre celebrazioni? Anzitutto vigilando perché i due momenti della celebrazione sacramentale siano equilibrati e proporzionati nella durata e nel ritmo. Una liturgia della Parola troppo lunga e pesante” fatalmente costringe a sveltire i gesti e le preghiere della liturgia eucaristica; anche là dove ciò non accadesse, si espone il rito ad una lunghezza eccessiva, che fa giungere stanchi al cuore della celebrazione. All’ opposto, una liturgia della Parola troppo scarna e frettolosa (è il caso di certe messe feriali, o di certe celebrazioni sacramentali, come il battesimo), quando non totalmente assente (è il caso del sacramento della Penitenza), mortifica il senso dell’ assemblea convocata dalla parola del Signore, che può ricevere il dono di Dio solo in un atteggiamento di ascolto e disponibilità. Da qui l’ invito generale a custodire la sapienza della forma della liturgia, obbedendo alla sua struttura fondamentale: ad esempio, non inserendo di norma, nella liturgia della comunità parrocchiale, altri elementi che ne oscurano l’ impianto di fondo (la liturgia delle ore, l’ adorazione, meditazioni bibliche dentro la messa…).

Un secondo suggerimento è quello di valorizzare gli elementi eucaristici presenti nella liturgia della Parola, come il rendimento di grazie (nell’ acclamazione: Rendiamo grazie a Dio), il sacrificio delle labbra che confessano il suo nome (nel Credo) e fanno salire a Dio la supplica per l’ intera umanità (nella preghiera dei fedeli, che in modo significativo costituisce il raccordo con la liturgia del sacrificio eucaristico). Allo stesso modo, si può valorizzare la presenza della Parola ascoltata nei riti di comunione, riscoprendo la funzione rituale dell’ antifona di comunione, proposta dal Messale.

La preghiera dei fedeli

Tutta la Liturgia della Parola si svolge nel ritmo dell’ ascolto e della risposta. La parola di Dio infatti è viva: bussa per essere accolta, attende per suscitare una risposta, scuote per provocare una conversione. Dopo averla udita essa scende nel cuore per toccarlo, così da rivoltarlo nello Spirito. A volte consola, a volte ferisce.

La sua corsa, poi, risale sulle labbra per suscitare una risposta e raggiungere le mani, ispirando gesti di amore, di perdono, di laborioso lavoro nel campo della vita.

Vi è, infine, la risposta che si fa preghiera, invocazione, supplica: è la preghiera universale o dei fedeli. Essa, «collocata tra la proclamazione della parola e la grande Prece eucaristica, si nutre della sapienza delle Scritture, aprendosi agli orizzonti immensi del Cristo sacerdote e mediatore» (Orazionale, premesse, n° 1). Si chiama così non solo perché abitualmente viene proposta da alcuni fedeli ma, principalmente, perché ne è la voce, l’ espressione viva ed efficace. Essa sgorga dall’ ascolto e risale a Dio. In questo movimento discendente e ascendente, essa trascina tutti con sé, perché la Parola attende il suo compimento «e non ritorna a Dio senza aver operato ciò per cui è stata mandata» (Is 55).

Purtroppo, troppo spesso, essa viene delegata a testi pre-stampati, sussidi o proposte offerte su internet che, anche se ben preparate, scadono facilmente in luoghi comuni, intenzioni generiche e astratte. Allo stesso risultato rischiano di giungere le preghiere improvvisate, là dove la comunità non è educata ad un respiro universale ed ecclesiale. La preghiera dei fedeli, invece, richiederebbe l’ impegno della comunità parrocchiale che saprà ispirarla per un verso, alla liturgia della Parola del giorno e, nello stesso tempo, concretizzarla alle reali necessità del momento presente. Va sottolineato, inoltre, come la preghiera dei fedeli deve mantenere sempre il suo carattere invocativo.

Preparare la preghiera dei fedeli richiede, infine, una certa cura nella forma letteraria. Essa deve risultare semplice, comprensibile, armonica. Si sconsiglia perciò di affidare le preghiere a persone diverse, poiché questo indurrebbe, inevitabilmente, a ripetizioni o a formulazioni troppo diverse tra loro.

Incontri di formazioni per i lettori e salmisti.

L’ufficio per la Liturgia è disponibile a condurre, durante tutto l’anno, nelle parrocchie o nei vicariati, incontri di formazione, sia teorici che con esercitazioni pratiche. Possono essere offerti ai nuovi lettori e salmisti o a chi intende affinare la tecnica e perfezionare la formazione. Per informazioni e accordi: don Simone (cell.3336217220 – oppure segreteria ufficio per la Liturgia)

SCHEDE PER APPROFONDIRE

  1. La Domenica della Parola Culmen-et-fons-1-domenica-Parola
  2. la Liturgia della Parola Culmen-et-fons-2-celebrare la Parola
  3. L’Evangeliario Culmen-et-fons-3-uso-evangeliario
  4. La Preghiera dei fedeli Culmen-et-fons-4-Preghiera-dei-fedeli