XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
11 Ottobre 2026
«Il regno dei cieli è simile a un re,
che fece una festa di nozze per suo figlio»
- La storia della relazione di Dio con Israele suo popolo era stata uno degli argomenti spesso assunti a tema dai profeti di Israele. Non diversamente aveva fatto anche Gesù di Nazareth, soprattutto attraverso un certo numero di parabole, come quella sui vignaioli ribelli (cfr. Mt 21,33-46). Simili esplorazioni profetiche sulla trama storica vissuta del popolo di Dio miravano, infatti, a meglio rivelare a Israele la sua identità, ma anche e soprattutto a scoprire lo stile misterioso del Dio dell’esodo e dell’alleanza. Ebbene, tutte e tre le parabole di Gesù, che il primo evangelista ha allineato in Mt 21,28-22,74, hanno per finalità una più precisa e inequivocabile indicazione sul rapporto di Israele con il suo Dio, a contatto ormai con la presenza e il Vangelo del Figlio di Dio fatto uomo. Notevole è poi il contesto in cui risuona la triplice lettura profetica in cui Gesù di Nazareth propone il suo messaggio: siamo, infatti, dentro il Tempio di Gerusalemme, santuario centrale della relazione fra Dio e Israele; e Gesù dedica le tre parabole (dei due figli dissimili, dei vignaioli omicidi e, ora, delle nozze del figlio del re) ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo, venuti per mettere in questione la sua dottrina (cfr. Mt 21,23- 27).
- Il tema della “convocazione” e del “raduno” universali percorre la Scrittura in tutti i suoi libri e definisce l’esperienza sia di Israele sia della Chiesa. Il popolo eletto percepisce la sua unità come quella di un raduno continuamente provocato dalla convocazione di Jahwè. Il quadro di questi raduni è quasi sempre cultuale e sacrificale e si richiama al grande raduno in cui fu conclusa l’alleanza, e prelude al raduno escatologico universale. Quando i profeti evocano l’avvenire messianico, fanno appello al tema dell’assemblea nella quale Jahwè radunerà non solo le 12 tribù di Israele, ma tutte le nazioni della terra.
- Il disegno di riunire tutte le nazioni si realizza in Cristo. Dio vuole operare questo raduno attraverso il popolo eletto, già precedentemente destinato nei piani di Dio ad essere lo strumento privilegiato del raduno universale. Ma il rifiuto di Israele lo priva del suo privilegio e la riunione universale si farà attorno al Cristo crocifisso che risuscita dai morti. Alcuni elementi caratterizzano questo raduno e lo distinguono da quello descritto dall’Antico Testamento. E’ Dio, attraverso Gesù, che “convoca” questo raduno, ma il suo disegno di riunificazione non potrà riuscire senza l’attiva partecipazione e collaborazione dell’uomo. Il disegno di Dio costituisce un compito per l’uomo. Il regno di Dio non discende dal cielo come un lampo. Se è vero che Cristo costituisce la pietra d’angolo della costruzione, gli uomini non possono esimersi dal collaborare all’innalzamento dell’edificio. Più nessun privilegio è riconosciuto ad Israele in questa riunione universale. E’ l’atto di nascita di un nuovo universalismo, del resto già previsto nell’Antico Testamento. Il convito sul monte il Signore lo preparerà per tutti i popoli (Prima Lettura).
- Dal giorno della Pentecoste il segno e il luogo privilegiati della riunione universale voluta da Dio si identificano nella Chiesa. Il miracolo delle lingue e la presenza a Gerusalemme di genti venute da ogni parte del mondo esprimono bene fin dal suo nascere la natura e la missione della Chiesa, il cui mistero può esprimersi proprio in termini di convocazione e di raduno. La Chiesa non è fedele a sé stessa se non si pone come ponte che unisce gli uomini non solo con Dio, ma anche fra di loro. Essa ha per compito quello di andare incontro agli uomini e di raggiungerli là dove si trovano..
- Tutti invitati alle nozze! Per questo la Chiesa evangelizza, essa va sollecita, sulle vie del mondo, per chiamare con urgenza tutti al banchetto preparato dal Padre, sul “monte” del Signore. Egli manterrà le sue promesse. L’ospite divino che ci accoglie nella sua tenda prepara per noi una mensa divina, succulenta, raffinata; nessuno ci può toccare e fare del male, chi infatti tocca l’ospitato, tocca l’ospite a danno suo. I servi, vescovi, presbiteri, diaconi, evangelizzatori, oranti, invitano al banchetto! La mensa è ricca, è la Parola, sono i divini Misteri, capaci di saziare la nostra fame e sete di vita piena.
- Non è fuori luogo un cenno alla preparazione della sala per il banchetto nuziale della Chiesa; essa e il mondo hanno bisogno di questo spazio trasfigurato e “alienante”, nel senso più positivo del termine, quale richiamo di un altro destino che va oltre questo tempo e questo spazio.
- Lo spirito della Liturgia stenta a permeare gli ambienti dei fedeli, e non di rado del clero. Occorre, perciò, ripresentare di continuo la teologia e i desideri della Chiesa, anche per frenare ritorni a forme esteriori che sono indice di vanità e superficialità. Curare il prima e il dopo la Liturgia domenicale, ne garantisce l’efficacia, perché essa non sembri oziosa, ripetitiva e solo estetica. Nella Liturgia Dio si fa filo d’erba e si pone alla portata di chi ne fa quello che vuole, a suo rischio e condanna. L’eresia gnostica è dura a morire. Accettare la Liturgia, che è povera cosa se si escludono gli apparati esteriori, non sempre segno di vero culto gradito a Dio, significa farsi come bambini, capaci di accogliere il regno di Dio come un granello di senapa e lasciarsi amare da un Dio che si piega sino a lavare i piedi ai propri discepoli e che si fa obbediente fino alla morte di croce. Altra salvezza non c’è! Curare, per quanto ci è possibile, la bellezza povera e nobile di uno spazio dove celebriamo il culto, dove si rinnova l’alleanza nuziale e trasfigurante tra noi e il nostro Dio, è anche esso atto di culto, non vanità oziosa perché le Comunità hanno bisogno di segni per cogliere l’ineffabile dialogo di amore che avviene, ad esempio, nella Liturgia Eucaristica di una qualunque Domenica. All’inizio del nuovo Anno, non sarebbe male, alla luce della Parola di questa Domenica, riflettere questo tema, verificando seriamente il nostro operare nelle Comunità cristiane in cui viviamo.
- La Chiesa missionaria inoltre, non si arrende mai e, con il suo mandato, va ai crocicchi di tutte le strade del mondo a chiamare tutti perché entrino alle nozze ineffabili già cominciate; il cuore del Padre che ci batte dentro è inquieto finché qualcuno resta fuori. I crocicchi di oggi sono le piazze, i pubs, le discoteche, i luoghi stessi di lavoro, gli spazi virtuali dei media…
- Il tema del banchetto nuziale può essere interpretato con una particolare cura nella preparazione della Mensa eucaristica, attraverso un addobbo a festa come tovaglia, ceri e ornamento floreale. È opportuno, come segno di festa, incensare l’altare all’inizio della celebrazione e a conclusione della presentazione dei doni. L’altare potrebbe anche essere spoglio e/o poco illuminato e, prima della processione dei doni, essere preparato per la celebrazione da un coppia di sposi o altre persone adatte.
- È importante curare i due momenti che raccolgono lo spazio celebrativo: l’accoglienza fraterna, premurosa, attenta alle persone e alle loro problematiche; e il congedo: non finisca tutto con la benedizione. Sarebbe quasi da consigliare, se non fosse troppo estrosa, che, dopo il congedo, ministro e ministranti scendano dal presbiterio e, attraversando la navata, si fermino sul sagrato salutando tutti e rimanendo, poi, in un colloquio sereno e pieno di fiducia vicendevole interessandosi l’uno dell’altro per uscire dall’anonimato che ormai ci fagocita.
- La Grande Dossologia sia cantata per sottolineare la dimensione di festa e di gioia dell’Eucaristia. Proprio perché ogni banchetto eucaristico deve essere “epifania”, manifestazione del modo di essere Chiesa. Dove non vi è l’abitudine di esprimere in canto questo inno, oggi potrebbe essere l’occasione per iniziare!
- Il salmo 22, salmo stupendo e di guarigione spirituale, merita di essere cantato, come ogni Salmo o canto interlezionario. In una serata di teatro un famosissimo artista aveva interpretato magnificamente la sua parte. Le ovazioni non avevano termine. Per rallegrare i suoi fan propose di recitare questo Salmo. Stupenda fu la sua manifestazione. Visto che nella platea c’era anche un prete, insistette che anche lui salisse sul palco e proclamasse a sua volta il Salmo. Timido e incerto per l’età e per l’insolita situazione in cui si era venuto a trovare, salì sul palco. Dalle prime parole l’assemblea ammutolì in una partecipazione intensa… Toccò all’artista prendere la parola per giustificarsi… «Si vede che lui conosce il pastore, io solo il testo!».
- Si curi, dunque, l’accoglienza e il congedo: ognuno si trovi a proprio agio ed in famiglia, percepisca che l’invito è fatto a lui e che lo deve estendere a quanti disertano da tempo dalla Comunità.
- Rivestiti con l’abito di nozze possiamo partecipare alla Celebrazione Eucaristica; essa è veramente il banchetto del Regno: Gesù con la sua Parola ci fa conoscere i desideri del Padre; nella Comunione viene a vivere in noi per rivestirci sempre più del suo splendore di Figlio, dei suoi sentimenti di bontà, di amore, di umiltà.
- Si raccomandi vivamente in questo mese di Ottobre la preghiera del Rosario in famiglia e nelle Comunità.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXVIII TO A Riti di introduzione
** Riti di conclusione XXVIII TO A Riti conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo XXVIII TO A Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXVIII TO A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo XXVIII TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta XXVIII TO A Pdf 1
** seconda proposta XXVIII Pdf 2
** da Orazionale CEI Pdf XXVIII TO OR CEI

