Testi per celebrare

XX Domenica del Tempo Ordinario A – 2026 –

XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

«Signore, aiutami»!

 

  • L’annuncio di questa Domenica è chiaramente il messaggio dell’universalità della salvezza che Dio indirizza a tutte le genti. L’elezione del popolo di Israele si estende, già nello sviluppo della rivelazione della prima alleanza e poi in modo definitivo con Gesù, per abbracciare tutte le genti di ogni luogo e di ogni tempo. Dal canto suo la Chiesa ha la vocazione di diventare segno profetico e luogo di attuazione di questa chiamata universale.
  • Come conciliare il progetto universale di Dio che mira a salvare tutta l’umanità, con l’elezione di Israele, scelto e separato di mezzo alle nazioni? Come interpretare fedelmente la volontà di Dio a riguardo? La Chiesa dei primi tempi ha dovuto affrontare non poche difficoltà fra tentativi “particolaristici” e pressioni “esclusiviste”. Al tempo stesso la Chiesa ha preso coscienza che la comunione voluta da Dio con l’uomo in Cristo, non poteva che avere il carattere dell’universalità e dello slancio missionario.
  • Nella concezione dell’Antico Testamento l’umanità si divideva in due blocchi: da una parte Israele, popolo di Dio, al quale appartenevano l’elezione, l’alleanza, le promesse divine; dall’altra le La distinzione non era soltanto razziale o politica, ma prima di tutto religiosa: le nazioni erano infatti, ad un tempo, coloro che “non conoscono Jahwè” (= pagani) e coloro che non partecipano alla vita del suo popolo (= stranieri). La dialettica tra Israele e le nazioni ritma tutto lo svolgimento della Storia della Salvezza, ed ha un movimento pendolare che oscilla costantemente fra particolarismo esclusivistico e universalismo.
  • Ma Israele, scelto e separato di mezzo alle nazioni, si inserisce nel progetto universale di Dio che mira a salvare tutta l’umanità. Tale visione di una salvezza a respiro universale è abbondantemente presente nell’Antico Testamento, specialmente in Isaia. Il Primo-Isaia aveva già previsto il raduno di tutte le nazioni in una Gerusalemme spirituale, innalzata e svincolata da ogni localizzazione. La sua pietra di fondazione non sarà più Sion, ma la persona stessa del Messia. Solo la fede concederà la cittadinanza di questa città (Is 4,26; 26,1.6; 28,5-6.16-17). La Prima Lettura allarga queste prospettive, e il tempio, centro e cuore del giudaismo, diventerà «casa di preghiera per tutti i popoli». Dio non riunirà soltanto i dispersi di Israele, ma moltissimi altri uomini con loro.
  • Gesù inaugura gli ultimi tempi (Mc 1,15). Ci si aspetterebbe che Egli spalancasse subito le porte ad un universalismo senza limiti, ed invece le sue parole e i suoi atteggiamenti sono contrastanti: non esce dai confini della Palestina per predicare e per compiere miracoli: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele»; «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (Vangelo). Agli apostoli che invia in missione raccomanda: «Non andate fra i pagani» (Mt 10,5). Accanto a questi atteggiamenti quasi “particolaristici” di Gesù c’è anche tutta un’altra serie di testi che esprimono la sua ammirazione per gli stranieri che credono in Lui: il centurione di Cafarnao (Mt 8,10), il lebbroso samaritano (Lc 17) e la Cananea di cui parla il Vangelo di oggi sono come le primizie di una numerosa moltitudine di stranieri dei quali predice l’accesso alla fede e alle promesse, dopo che si sarà scontrato con la incredulità del popolo eletto.
  • La Chiesa dei primi tempi ha trovato molta difficoltà ad interpretare fedelmente il progetto universalistico di Gesù e più di una volta si sono verificati nel suo seno tentativi “particolaristici” ed “esclusivisti”, come la pretesa di alcuni di voler imporre indiscriminatamente ai neoconvertiti la legge e le tradizioni ebraiche. La Chiesa allora si è liberata dalle tentazioni particolaristiche, ma la ricerca del particolarismo e del “privilegio” è una tentazione permanente e ricorrente nella storia della Chiesa, specialmente nella sua attività missionaria. Più di una volta, lo slancio universalistico si è attutito e spento, nella pretesa di volere sovrapporre o sostituire con la fede cristiana anche la cultura, le tradizioni, la storia originale e piena di ricchezza di popoli e di nazioni di grande e antica civiltà, confondendo cattolicità con Romanità ed Occidente, e pensando che l’unità esigesse per forza l’uniformità e l’uguaglianza nel governo, nelle strutture, nella Liturgia, nella riflessione teologica…
  • Non è difficile cogliere una sostanziale corrispondenza di obiettivi e di pedagogia divina nella prima e nella terza pagina biblica proposte all’ascolto della Comunità cristiana dalla Liturgia odierna. Si noti, infatti: all’Israele che finalmente tornava libero, dopo un soggiorno forzato di servitù in terra straniera – «lungo i fiumi di Babilonia» – Isaia, guida profetica, rivolge l’invito a non dimenticare l’esperienza vissuta e a scopri­re e riconoscere, anche fuori dei loro confini storici e religiosi, una positiva ricerca del Dio vivo e vero, senza la pretesa di averne l’esclusiva. Ad una si­mile valutazione della “religiosità dello straniero” alludono gli oracoli isaiani nella terza parte del grande libro profetico: Is 56-66. Già l’esortazione introduttiva segnala una simile valutazione di stima e di fiducia. Ancora più aperti sul cammino dei popoli verso il Dio vivo e vero sono numerosi altri testi della Bibbia ebraica post-esilica, sia sotto forma di oracoli profetici, sia mediante altre forme letterarie, riconosciute come Parola di Dio dalla tradizione di Israele. È il caso di testi aperti su orizzonti univer­salistici, quali sono quelli di Giona, di Daniele, del deutero-Zaccaria. Gesù di Nazareth aprì gli occhi dei discepoli in molteplici occasioni, invitandoli a riconoscere gli itinerari di fede che le genti esterne al giudai­smo stavano percorrendo. Attraverso episodi variamente interpretati, gli evangelisti ci fanno scoprire con stupore quanto premeva al Profeta di Nazareth introdurre il suo gruppo apostolico ad orizzonti di universalismo per quanto riguardava la salvezza, perché nessun popolo e nessuna perso­na venissero considerati irrecuperabili rispetto all’incontro di fede con Dio. Neppure i Samaritani, neppure una donna cananea dalle parti di Tiro e Sidone (Vangelo). San Paolo preciserà, coerentemente con tale visione del Vangelo della salvezza offerta a tutti, che neppure l’Israele tanto ostile al messaggio del Crocifisso risuscitato rimarrà per sempre fuori dal piano divino di salvezza (Seconda Lettura).
  • In questa Domenica che pone l’accento sul disegno universale di salvezza si può valorizzare l’eventuale presenza di persone provenienti da altre nazioni, affidando loro qualche incarico ministeriale (se adeguatamente preparate) o per chiedere una breve testimonianza con qualche esempio su come la fede cristiana viene vissuta e celebrata nei rispettivi paesi d’origine. Se sono presenti più persone da costituire anche un piccolo gruppo omogeneo, si può affidare loro un canto o un rito (per esempio, la processione dei doni).
  • Come segno di universalità si preferisca almeno qualche canto multilingue, per esempio del repertorio di Lourdes o Taizé, o qualche canto rituale del repertorio gregoriano (Kyrie, Gloria, Sanctus, Agnus Dei).
  • Il Padre nostro potrebbe essere cantato in latino con la melodia gregoriana (si fornisca il testo all’assemblea, non tutti lo conoscono o ricordano a memoria!).
  • Ancora una volta vale la raccomandazione per la scelta di canti appropriati, circa il tema della fede.

 

TESTI PER CELEBRARE

 

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Riti di introduzione  XX TO A Riti di introduzione

** Riti di conclusione XX TO A Riti di conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo XX TO A Psallite

audio

 

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XX TO A

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima oroposta XX TO A Pdf 1

** seconda proposta XX TO A Pdf 2

** da Orazionale CEI Pdf XX TO OR CEI