XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
19 Luglio 2026
«Da dove viene la zizzania?»
- Domenica scorsa incontravamo il Dio fiducioso nei frutti che a tempo debito il seme della Parola avrebbe prodotto. Continuando la proclamazione delle parabole del Regno, oggi incontriamo il Dio paziente che attende la conversione dei suoi figli che si fanno attrarre dal maligno (parabola del grano e della zizzania) e che è presente nella storia umana con segni decisivi ma discreti (parabole della senape e del lievito).
- La Liturgia della Parola odierna può essere riferita, per il suo argomento principale, a quanto dichiara il padrone del campo, nel quale in mezzo al grano da lui seminato sta comparendo anche la zizzania, che un suo nemico vi aveva successivamente seminato. La scelta del padrone, rispetto al suggerimento dei servi, è di rinviare l’intervento di raccolta di ciò che pur sarà di parziale ostacolo allo sviluppo del buon grano: «Perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa vi sradichiate anche il grano».
- Quante volte si manifesta la reazione sbrigativa e impaziente dei servi di quel padrone con progetti di soluzioni radicali e apocalittiche. E questo avviene anche da parte dei servi del Signore riguardo al grande campo della storia umana! Si tratta non raramente di tentazioni che lasciano intendere, anche se in maniera non riflessa o esplicita, nei proponenti di metodi così apocalittici la presunzione di essere grano genuino e fruttifero e di ritenersi competenti a giudicare gli altri come perversi e irrecuperabili. Non era forse di tal genere l’atteggiamento degli appartenenti alla comunità di Qumran — al tempo di Gesù — a proposito dei «figli delle tenebre », mentre essi si ritenevano i puri e gli unici «figli della luce»? Gesù denunciò tale presunzione nel fariseo, salito al tempio per pregare Dio, non esitando a considerarsi differente da un pubblicano, anch’egli presente nel tempio, ma con tutt’altro atteggiamento interiore (cfr. Lc 18, 9-14).
- Il testo del Vangelo secondo Matteo, oggi proposto, ci fa ascoltare non solo la parabola della zizzania presente nel campo di grano, bensì pure due altre “piccole” parabole appena abbozzate da Gesù: una richiama la crescita prodigiosa di un tipo di senape, che da granellino minuscolo in origine cresce assai più del previsto; l’altra si riferisce al lievito, «che una donna ha preso e impastato nella farina». Le tre parabole di Gesù hanno in comune almeno tre elementi narrativi: 1) mirano ad annunciare il singolare sviluppo del Regno dei cieli nel mondo, dopo l’iniziale insignificanza della sua fase palestinese; e del suo fondatore, avversato e poi crocifisso (cfr. Gv 12,24: il chicco di grano… che deve morire!); 2) tutte e tre le parabole hanno ancora per destinataria la folla, in riva al mare di Galilea, come già la parabola della “Parola seminata” (vv. 3-8): una Parola che genera l’apertura al Regno e il suo sviluppo, se ci sono orecchi ad ascoltare e ad accoglierla; 3) il tono generale delle nostre tre parabole è di assicurare fiducia nell’azione progressiva di Dio e della sua iniziativa regale. Ai servi del Signore si chiede di credere alle sorprese, che Egli sa disporre a tempo debito!
- Una tendenza spontanea degli uomini è quella di ripartire l’umanità in due grandi categorie: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Questa tendenza è presente anche sul piano religioso. Si invocano benedizioni su di sé, sulla propria famiglia, sulla propria nazione; le maledizioni colpiscano gli altri, i nemici, quelli che si oppongono.
- Da una lettura superficiale della Bibbia (dei Salmi specialmente) si potrebbe ricavare, forse, l’impressione di un Dio impaziente, che “brucia le tappe”. Gli appelli alla vendetta sono assai frequenti (1 Re 18,40; Sal 82 e 108). Ma i passi più notevoli della Bibbia smentiscono questa impressione. Elia, pieno di zelo geloso, comprende, a sue spese, che Dio non sta nell’uragano o nel terremoto, ma nella brezza leggera, nel soffio del vento più delicato (1 Re 19,9.13). Giacomo e Giovanni si sentono rimproverare per il loro desiderio di far cadere la folgore sui Samaritani che non accolgono Gesù (Lc 9,51.55; Mt 26,51). La Scrittura è il libro della pazienza divina che sempre differisce il castigo del suo popolo (Es 32,7-14). I profeti parlano di collera di Dio. Ma la collera non è l’ultimo e definitivo momento della manifestazione divina: il perdono vince sempre. Dio è ricco di grazia e di fedeltà ed è sempre sollecito a ritirare le sue minacce quando Israele si incammina nuovamente sulla via della conversione (Prima Lettura).
- Gesù inaugura il regno degli “ultimi tempi”, non come giudice che separa i buoni dai cattivi, ma come pastore universale, venuto prima di tutto per i peccatori. Non esclude nessuno dal Regno: tutti vi sono convocati, tutti vi possono entrare. In ogni atteggiamento della sua vita, Gesù incarna la pazienza divina. Nessun peccato può tagliare irrimediabilmente i ponti con la potenza misericordiosa di Dio (Vangelo). La Chiesa, corpo di Cristo, ha per missione di incarnare tra gli uomini la pazienza di Gesù. Il suo compito quaggiù è di rivelare il vero volto dell’amore. Qui in terra, al grano è sempre mescolata la zizzania, e la linea di demarcazione tra l’uno e l’altra non passa attraverso le pagine dei registri parrocchiali o per i confini delle nazioni, ma nel cuore e nella coscienza di ogni uomo. Si deve sempre ricordare che la separazione fra i buoni e i cattivi non si farà che al di là della morte.
- Non c’è dubbio che l’idea che uno si fa di Dio condiziona il suo comportamento nei confronti di Dio (adorazione, preghiera…), e nei suoi rapporti col prossimo. Si è portati, cioè, a prolungare verso gli altri i rapporti che si sono instaurati con Dio. La Parola di Dio, che la Liturgia odierna ci consegna (Prima Lettura e Vangelo), porta avanti un discorso molto chiarificatore sul concetto e sull’immagine di Dio. Dio accetta lo scandalo dell’uomo limitato, cattivo, e Cristo sembra addirittura provocarlo con il suo comportamento, trattando liberamente con buoni e con cattivi, con giusti e peccatori. Egli non annuncia una comunità di puri e di santi. E’ paziente con tutti e lascia ai peccatori il tempo di maturare la propria conversione. Anche lo scandalo di una Chiesa mediocre, peccatrice, compromessa, lontana dall’ideale evangelico della purezza, della santità, del disinteresse, non deve turbare. Essendo fatta di uomini e vivendo immersa nel mondo, la Chiesa corre continuamente il rischio di contaminarsi col mondo e di veder crescere, all’interno delle sue file, le piante della zizzania accanto al grano buono. Alcuni cristiani vorrebbero ricorrere ai mezzi violenti e risolutivi: scomunicare i membri più deboli, bruciare gli eretici, gettare con violenza le esigenze del Vangelo in faccia a cristiani e non cristiani con la politica dell’aut-aut, o con me o contro di me… Alla base di questi atteggiamenti ci sono due distorsioni. Una errata idea di Dio: un Dio geloso degli uomini, pronto a scagliare i suoi fulmini; quindi un Dio gretto, meschino, non il Dio Padre misericordioso; una mancanza di fiducia in Dio e, quindi, di speranza, che genera paura e insicurezza.
- Invece, il Regno di Dio tollera i malvagi e i peccatori, perché ha una incrollabile fiducia nell’azione di Dio che sa attendere la libera decisione dell’uomo. Papa Giovanni ha scritto: «La dolcezza è la pienezza della forza». Non dunque una accettazione passiva degli avvenimenti e neppure una qualunquistica bonomia, ma un atteggiamento costruttivo di tolleranza, di pazienza e di rispetto dei tempi e dei ritmi della crescita, sia all’interno della vita delle Comunità come delle singole persone, ed una attenzione attiva ai momenti di grazia e ai segni dei tempi che puntualmente faranno la loro comparsa.
- In questo tempo estivo la madre Chiesa ci propone, nelle Liturgie eucaristiche domenicali, brani della Sacra Scrittura molto importanti per la nostra vita. Lo fa perché davanti a Dio ogni momento che passa è ugualmente importante ma, soprattutto, perché, conoscendoci bene, sa che per noi, a causa del caldo e di un certo clima di vacanze e di ferie, c’è il pericolo di rilassarsi, di lasciarsi andare, di abbassare la guardia… mentre «il diavolo, come leone ruggente, va in giro, cercando chi divorare» (1 Pt 5,8). Non è questo il tempo di lasciarsi distrarre, né tanto meno di allontanarsi dall’assemblea dei fratelli perché il nemico, trovandoci soli e indifesi, non abbia da assalirci ed abbatterci.
- Oggi la Chiesa ci dona alcuni brani della Scrittura che ci offrono le risposte da dare al demonio, che tante volte ci pone domande-trabocchetto per indebolire la nostra fede, instillare in noi dubbi e perplessità così che, alla fine, sopraffatti dalle sue argomentazioni, diventiamo sua preda. «Resistetegli saldi nella fede» (1 Pt 5,9), – ci viene raccomandato -, dategli battaglia, non senza però aver prima preso le armi necessarie ed esservi corroborati alla mensa della Parola e dell’Eucaristia. Prima di accostarci a Cristo per ricevere il suo Corpo, sediamoci ai suoi piedi per riascoltare i suoi insegnamenti che sono parole di vita eterna (cfr. Gv 6,68) e interroghiamo Dio muovendogli alcune obiezioni che il demonio ci suggerisce in certi momenti di crisi e di dubbio.
- «Lasciate che l’uno e l’altro crescano insieme fino alla mietitura». Nell’Eucaristia facciamo l’esperienza della pazienza di Dio. Se potessimo celebrare soltanto quello che noi abbiamo vissuto, la celebrazione sarebbe povera (senza lievito) ma in realtà noi celebriamo ciò che Dio ha vissuto: «Fate questo in memoria di me».
- Alcune espressioni della Preghiera Eucaristica IV sottolineano l’opera instancabile di Dio: «Tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore… Tu non hai abbandonato (l’uomo) in potere della morte… Molte volte tu hai offerto agli uomini la tua alleanza… Hai tanto amato il mondo… da mandare a noi il tuo unico Figlio che si consegnò volontariamente alla morte…».
- La zizzania non può in alcun modo rendere incerto il frutto, il risultato complessivo del raccolto. È necessario continuare a seminare! Bisogna guardare al futuro senza soffermarsi e perder tempo a compiacersi o affliggersi del passato! La notte sta passando e il giorno sta per arrivare!
- Come la scorsa Domenica, anche oggi la Liturgia della Parola sia particolarmente curata. Si faccia la processione iniziale con l’Evangeliario; un breve canto, all’inizio della Liturgia della Parola, potrebbe aiutare meglio l’assemblea a disporsi all’ascolto; il Salmo responsoriale cantato (almeno il ritornello, ma sarebbe proprio la soglia minima); un’ampia processione all’ambone per la proclamazione del Vangelo accompagnata dal canto dell’Alleluia, eventualmente percorrendo la navata della chiesa; ceri e incenso in onore della Parola di Dio; l’ambone ornato come un luogo importante ma con gusto e sobrietà.
- Si abbia sempre la cura di proclamare per intero la pericope evangelica e di non preferire la forma breve! Eventualmente meno “parole” e più “Parola”!!!
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Suggerimenti
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale
** Riti di conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta
** seconda proposta
** terza proposta
** da Orazionale CEI

