TERZA DOMENICA DI PASQUA – A
«Due dei discepoli erano in cammino
per un villaggio di nome Èmmaus…»
- Dopo l’intenso e impegnato percorso quaresimale, si è portati a credere che la Pasqua sia la meta, il punto di arrivo definitivo. E invece la si riscopre come una nuova partenza, consapevole, che chiede di rimetterci per strada. Siamo tutti in cammino, anche noi che ci accostiamo alla Parola con facilità. Se siamo onesti, riconosciamo che, pur avendo sulle labbra le parole luminose dei riti pasquali, i nostri sentimenti non sembrano molto dissimili dalla disillusione e dalla tristezza dei due discepoli di Emmaus. Il loro stile di credenti fragili che vivono la fatica della fede ci riguarda e ci descrive. Ma non possiamo scoraggiarci. Siamo chiamati a vivere, a stare in piedi, a camminare. Avremo la grazia di sperimentare uno sconosciuto compagno di strada che a poco a poco aprirà il nostro sguardo e scalderà il nostro cuore.
- La fede nel Risorto è una certezza che va continuamente approfondita con l’ascolto della Parola e la condivisione eucaristica. Ce lo ricorda oggi l’esperienza dei discepoli di Emmaus. Riconoscere Gesù di Nazareth come il Salvatore inviato da Dio è il cammino di una vita. Lo possiamo riconoscere negli eventi della storia, nelle persone che incontriamo, nei segni che egli ci ha lasciato… a condizione che il nostro cuore si apra alla Sua Parola e si lasci da essa interpellare. Il Signore ci è vicino, anche se spesso non ce ne accorgiamo. Anche per noi la pagina evangelica odierna descrive l’itinerario della nostra fede pasquale.
- L’annuncio dato dalle Scritture, di un Messia “diverso”, misericordioso, trova compimento in Gesù Cristo: è il suo sangue che libera gli uomini dai modi di fare, di dire e di pensare vuoti e insignificanti. Tutto acquista un significato di grazia in Gesù, Figlio di Dio, morto liberamente e gratuitamente sulla croce per noi. Dovremmo aver imparato quanto corte siano le speranze riposte nel potere e nel successo, poco significativi per un orientamento della storia e della vita secondo il progetto di Dio. Uomini che cercano di far sentire i poveri e gli ultimi come stranieri sulla terra, estranei al loro mondo plasmato sulla concorrenza e l’autoperfezionamento individualista. Per
- quanto a qualcuno farebbe piacere un Messia fatto così, Gesù è diverso. Eppure, a questa umanità così facilmente irretita dai falsi messia, Gesù ha aperto le porte del Regno dei cieli. Primo dei risorti, non vuole tenere per sé il dono della vita divina, ma desidera condividerlo con tutti, secondo la volontà del Padre. La sconvolgente benevolenza di questo gesto rende Gesù ancora più unico. E se anche da risorto non esita a utilizzare parole forti, ciononostante ci tiene ad essere in cammino con noi. L’affidamento sulla presenza certa, umile e discreta di Cristo, sulla luce e il calore che il suo Spirito proietta quando ascoltiamo le Scritture, tutto questo ci apre ai segreti nascosti della nostra vita: una vita molto più grande di quanto possiamo immaginare. Ed ecco che, davanti agli sconvolgimenti e alle delusioni della storia e del progresso umano, il credente ha ancora qualcosa da dire: «Davvero il Signore è risorto, in tanti lo abbiamo incontrato!».
- Oggi siamo chiamati a percorrere la strada che va dalla tristezza alla gioia, dalla disperazione alla fede, per incontrare Cristo Risorto, viandante che fa ardere il nostro cuore mentre ci istruisce con la Sua Parola e si manifesta nello spezzare il Pane.
- Il gesto dello “spezzare il pane” era così ricco e denso di significato per le prime generazioni cristiane che l’Eucaristia fu chiamata per molto tempo fractio panis. E’ il gesto che Gesù compie oggi per noi, invitandoci ad una riflessione sull’Eucaristia.
- In tutte le religioni naturali, il pasto sacro è sempre considerato un rito per comunicare con il divino. Per gli Ebrei, il segno dell’alleanza con Dio era costituito dalla cena pasquale. Il pasto che commemorava l’esodo dall’Egitto aveva, come elemento essenziale, l’immolazione e la consumazione dell’agnello, il cui sangue era diventato segno di salvezza e di liberazione. Una liberazione non tanto dalla schiavitù, quanto soprattutto dal male e dal peccato, da tutti i nuovi “Editti” che possono sorgere in fondo al nostro cuore. Per questo chiunque partecipava alla cena pasquale sapeva e credeva che l’intervento di liberazione e di salvezza da parte di Dio si rinnovava per lui (cfr. Es 12,24-27). Il Signore Gesù si è servito di elementi propri di un rito già familiare ai suoi discepoli, di un segno apparentemente banale: un pasto comune; e cenando con loro ha istituito il banchetto della nuova ed eterna alleanza. La grande novità è questa: non c’è più una vittima sostitutiva; il vero agnello è Gesù stesso che si dà in cibo ai suoi (cfr. Gv 6,51.55.58). Con gesti estremamente semplici benedice il pane, lo spezza, lo distribuisce: «Prendete e mangiate, questo è il mio corpo…»; poi offre il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza che Dio stabilisce per mezzo del mio sangue…» (cfr. 1 Cor 11,23-25). Quei gesti, nella loro essenzialità e intensità di significato, erano rimasti così impressi nella memoria e nel cuore dei presenti che i discepoli di Emmaus, incapaci di riconoscere il pellegrino affiancatosi a loro durante il cammino, hanno come una illuminazione nel momento in cui egli spezza il pane: i loro occhi si aprono e riconoscono Gesù, il Signore, il Risorto (cfr. Vangelo). Per entrare nel mistero della Celebrazione Eucaristica, anche il cristiano deve partire dal segno del pasto comune: lo “spezzare il pane” nella comunità dei fratelli diventa il luogo privilegiato della presenza del Signore risorto. L’Eucaristia, banchetto dell’alleanza nuova, preannuncia il convito dell’alleanza eterna quando Cristo berrà con i suoi il “vino nuovo” del Regno giunto a compimento (cfr. Lc 22,18).
- Le prime due letture di oggi orientano la riflessione sulla traccia della duplice testimonianza di Pietro: davanti ai giudei egli prende la parola per ricordare che proprio loro hanno ucciso Gesù di Nazaret… ma Dio lo ha risuscitato (cfr. Prima Lettura); ai primi cristiani l’apostolo ricorda la loro condizione: liberati dal sangue dell’Agnello, devono vivere nella fede e nella speranza la “vita nuova” che hanno ricevuto per i meriti del Salvatore (cfr. Seconda Lettura). Siamo posti chiaramente di fronte alla dialettica morte-risurrezione, sangue dell’Agnello-dono della vita nuova: è questa la realtà vera, la pienezza del Mistero pasquale celebrato nell’Eucaristia. La “pasqua” del cristiano — come quella di Cristo — è inseparabilmente mistero di morte-vita, passione-risurrezione. Attraverso l’Eucaristia il Mistero pasquale diventa il ritmo della esistenza cristiana, segnata concretamente da alterne vicende di sofferenza e di morte, di gioia e di vita. Ma la vittoria è già dalla parte della vita.
- L’Eucaristia è vertice e fonte di tutta la vita cristiana. La Comunità cristiana non è un gruppo riunito attorno a un interesse umanitario, a un ideale filantropico, a un codice morale. E’ riunito attorno a una persona: Cristo risorto, forza unificatrice e forza propulsiva della Comunità. Come i discepoli di Emmaus, scoraggiati e delusi, in preda allo scetticismo e alla sfiducia, il mondo d’oggi riconosce Cristo quando i cristiani veramente sanno “spezzare il pane”. L’Eucaristia ha una portata profondamente sociale. Condividere il pane eucaristico è un richiamo preciso a condividere l’altro pane, in un impegno di giustizia, di solidarietà, di difesa di coloro a cui il pane viene rubato dalle ingiustizie degli uomini e dei sistemi sociali sbagliati. La divisione del pane eucaristico ci costringe, per coerenza, a una più equa distribuzione dei beni, lottando contro ogni sperequazione economica, perché non manchi a nessuno il “pane quotidiano”. E questo a livello di classi, di nazioni, di continenti. Se non sapremo spezzare il nostro pane, la nostra credibilità cristiana sarà compromessa e il mondo del sottosviluppo cercherà altre vie per ottenere giustizia, sotto l’urto della “collera dei poveri”.
- Impariamo da questa Eucaristia a camminare con Lui, il Signore della Vita, perché possiamo divenire, come i discepoli di Emmaus, annunciatori di speranza, di consolazione, di salvezza e di gioia nel mondo e nella storia.
- Il Cristo è riconoscibile solo da chi ha fede e il luogo, il momento per ogni rivelazione è l’Eucaristia. La meditazione della Parola si conclude e concretizza nel memoriale della sua passione e risurrezione. Il gesto dell’ospitalità dà ai discepoli la possibilità di incontrarsi con il Risorto. Tre le tappe perché la comunione con il Risorto sia piena: la parola, il pane spezzato, la professione di fede.
- L’assemblea dei “credenti” e la Celebrazione Eucaristica sono il luogo privilegiato della presenza sacramentale di Gesù risorto: nelle nostre Comunità domenicali è ancora Lui che ci parla e spezza il pane per noi attraverso i suoi ministri.
- Il sangue prezioso di Cristo, l’Agnello senza difetti, per mezzo del quale siamo stati liberati, è nelle nostre mani in ogni Eucaristia, e ci insegna a vivere, giorno dopo giorno, nella santità. La nostra fede si nutre del “pane” che la Chiesa ci distribuisce; come a Emmaus, Gesù, spezzando il pane, aprì alla fede il cuore dei discepoli.
- Il brano evangelico di Emmaus è stato cavalcato da moltissime persone con svariate finalità. Vogliamo cogliere alcune sottolineature utili al percorso della fede pasquale. Spesse volte gli occhi dei credenti possono vedere senza riconoscere, come è capitato a Clèopa e al suo compagno. È difficile o, addirittura, impossibile, riuscire con gli occhi carnali a riscoprire i tratti spirituali. Del resto gli Apostoli al sepolcro vedono un sepolcro vuoto e non vanno oltre. La cognizione umana si fa evento di grazia solo quando viene fecondata dalla rivelazione divina. Siamo chiamati a camminare nella speranza senza vedere nulla. Il Risorto sceglie di comunicare con l’uomo al quale si aprono gli occhi e il cuore di fronte al gesto conviviale dello spezzare il pane. Questo fatto deve consolidarci nella convinzione che la fede non sta alla conclusione di una nostra ricerca, ma all’inizio del rivelarsi di Dio. Tuttavia, l’azione di vita spesso oggi viene letta nella cifra del miracolo. Questo sta vivendo momenti di attualità. Sembra che la sete dello straordinario sia più invasiva della sete di Dio. Del resto con il miracolo i conti sembrano tornare, con la fede pura la sequela di Cristo chiede di spogliarci da tutte le distrazioni di carattere spettacolare. Ai discepoli di Emmaus è stato chiesto di fare memoria del gesto unico dello spezzare il pane nella semplicità di una mensa, in una locanda comunissima, nell’intimità dei due con il Risorto. La vicinanza di Dio non si realizza nelle forti emotività, ma nella trama normale delle relazioni interpersonali. Il mistero di Dio entra a passi felpati nelle esperienze vere dell’amore. Solo accettando questo stile unico dell’agire di Dio ci accorgiamo come, gradualmente, vadano spegnendosi dubbi e incertezze, mentre si accendono speranze e gioie. Diventa possibile passare dal “credere, obbedire, combattere” al vivere di fede per condividere la vita nell’amore gratuito e santo. La fraternità fra gli uomini ratifica la novità del Risorto.
- La scena di Emmaus, dell’odierno brano evangelico, è realtà per noi, qui, oggi, nella Celebrazione della nostra Eucaristia. Dobbiamo porre continuamente in discussione la nostra partecipazione alla Messa: non può essere un atto abituale, un gesto senza significato. I cristiani sono coloro che “vanno a Messa”: sì, perché questo è il vertice della loro professione di fede, il momento culminante di tutta la loro vita, la sorgente di tutto il loro bene. Ma si vede, poi, in tutta la loro attività l’incidenza di questa sosta intorno all’altare? Partecipiamo alla Messa per incontrare Cristo, per rinnovargli la nostra adesione, per sottomettergli nuovamente i nostri pensieri e le nostre imprese, per offrirgli quello che siamo e quello che abbiamo? Lo incontriamo nei nostri fratelli che con noi formano la santa assemblea del Popolo di Dio, radunato nel suo nome, lo incontriamo nella sua Parola, luce per i nostri passi, lo incontriamo nel sacerdote suo ministro, lo incontriamo infine nel Pane eucaristico? Non un’abitudine, non una legge ci spingono verso l’altare, al tempio del Signore, bensì un ardente desiderio di sederci a mensa con Lui.
- Gesù risorto si fa presente in mezzo ai suoi, li nutre ancora con la sua parola e spezza loro il “pane”; ma è riconosciuto solo da quelli che “credono”. Riconosciamo il Signore nella frazione del pane: egli è presente in mezzo a noi mediante i segni sacramentali dell’Eucaristia, nella quale si costruisce e cresce la Comunità dei credenti.
- Continua, nella cinquantina pasquale, la celebrazione dell’unico mistero della Pasqua di Cristo. Tutta l’impostazione della celebrazione deve risentire di questo autentico e gioioso clima pasquale. Si curi la “solennità” della Celebrazione, come già indicato nelle due domeniche precedenti: si sostituisca opportunamente l’Atto penitenziale con il rito di aspersione con l’acqua benedetta; si faccia la processione con la Croce, i ceri, l’Evangeliario. Si usi l’incenso.
- I simboli pasquali (cero, fonte, parola, mensa) siano evidenziati con cura. Per un segno particolare, in relazione alla conversione e al perdono per i quali Gesù ha dato la vita, si contempli la croce fiorita, meglio se con un Cristo risorto, che sarà incensata all’inizio della Liturgia.
- Potrebbe essere opportuno solennizzare il momento liturgico della frazione del pane (servendosi anche dell’ostia grande delle concelebrazioni), ponendolo in particolare rilievo con il canto dell’Agnello di Dio, che si può ripetere quante volte è necessario per accompagnare la frazione del pane. Il termine “agnello”, usato in Oriente per indicare il dono eucaristico, è l’equivalente della nostra “ostia”, ma la frase è di origine evangelica (Gv 1,29). Il gesto della frazione del pane, compiuto da Cristo nell’ultima cena, sin dal tempo apostolico ha dato il nome a tutta l’azione eucaristica. Questo rito non ha soltanto una ragione pratica, ma significa che noi, pur essendo molti, diventiamo un solo corpo nella comunione a un solo pane di vita, che è Cristo.
TESTI E MATERIALI
PER BEN CELEBRARE
** SUSSIDIO CEI 2026: SUSSIDIO-III-DOMENICA-DI-PASQUA-2026-19-aprile-2026
** Celebrare il Risorto (scheda generale ULComo) Celebrare-il-Risorto-Anno-A
** Suggerimenti per i canti (ULComo) Proposta Canti Pasqua Anno A generale
ARCHIVIO: ** Guida al Tempo di Pasqua: (CEI- ULN) Guida-al-Tempo-di-Pasqua
ARCHIVIO: ** La II Domenica di Pasqua: (CEI-ULN) II-Domenica-di-Pasqua
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Atto penitenziale (e riti di introduzione): III Domenica Pasqua A Riti introduzione con atto penitenziale
** Aspersione, Proposta generica: Domeniche-di-Pasqua-Rito-dellAspersione
** Aspersione, Domenica corrente:III Domenica Pasqua A conclusione
** Riti di conclusione III Domenica Pasqua A conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** Prima proposta, dall’ Ufficio Liturgico Nazionale:
partitura: 20-salmorespPasqua3A-ULNCEI
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio: Salmi III Pasqua A LD
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta III Pasqua A Pdf 1
** seconda proposta II Pasqua A Pdf 2
** terza proposta III Pasqua A Pdf 3
** da Orazionale CEI III Pasqua A Pdf OR

