XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
Domenica 5 Luglio 2026
«Imparate da me, che sono mite e umile di cuore»
- La Liturgia odierna contiene un concentrato di paradossi. Il re messianico, il cui «dominio sarà da mare a mare» (Prima Lettura), appare in atteggiamento mite e indifeso, cavalca un asinello e non un focoso cavallo da guerra. La sua “epifania” non è quella sfolgorante e trionfale del re guerriero e vittorioso, che trascina dietro a sé colonne di prigionieri, come preda di guerra. Egli è re di pace che spezza i simboli e gli strumenti di guerra. La sua persona e il suo programma richiamano piuttosto la figura del Servo di Jahwè che, come leggiamo in Is 42,1-4, si presenta quale modello dei “poveri di Jahwè”. E’ il paradosso di un re umile eppure dominatore del mondo. Richiama inevitabilmente Gesù, che nel giorno delle palme fa il suo ingresso trionfale in Gerusalemme come un re pacifico cavalcando un mite puledro (Lc 19,35ss.). Altrettanto paradossali sono le affermazioni dei Vangelo. Sembra di sentire l’eco del discorso della montagna. Là il genere letterario era quello delle beatitudini, qui è quello della benedizione e del ringraziamento al Padre. Là i poveri, gli umili e i perseguitati sono chiamati beati perché di loro è il regno dei cieli; qui sono ancora gli umili, gli ignoranti e gli oppressi ai quali Dio rivela i segreti del suo regno.
- In realtà, lo sappiamo, Dio si rivela a tutti, ma i sapienti rendono spesso inefficace e vana la rivelazione di Dio. Gli intelligenti e i sapienti sono, qui, i maestri religiosi del tempo: gli scribi, i farisei, conoscitori della Legge e abili manipolatori delle tradizioni. Possedendo la conoscenza della Legge essi diventano oppressori e caricano le spalle dei poveri e degli ignoranti «di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!» (Lc 11,46). Gesù, invece, chiama a sé coloro che sono stanchi e oppressi, e il giogo che egli impone è dolce e leggero. Il suo giogo, però, non è leggero perché egli sia meno esigente, quasi che la sua fosse una moralità della permissività e della licenza, ma perché è lui a renderne leggero il peso con la sua solidarietà e concreta partecipazione. Lui è il primo dei poveri, dei semplici, dei miti. Lui si carica per primo la croce sulle spalle: è la sua vicinanza che rende sopportabile e leggera la croce di chi lo segue. La legge del regno di Dio è la legge del più piccolo, del più povero. Dio sceglie gli umili, i semplici, gli ignoranti. E la legge del granello di senapa, degli inizi umili e nascosti… Lo fa notare Paolo ai Corinzi, malati di megalomania, desiderosi di doni e carismi vistosi, grandi estimatori della sapienza del mondo: «Considerate infatti la vostra chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio» (1 Cor 1,26-29).
- Non bisogna confondere la povertà sociologica con la situazione descritta da Gesù nel Vangelo, quasi che essere poveri ed oppressi sia, automaticamente, sinonimo di figlio del Regno. Certamente Gesù ha voluto dire che la ricchezza, la sapienza, la grandezza “secondo l’estimazione terrena” possono costituire gravi ostacoli al regno di Dio, nel senso che danno sicurezza, fiducia nelle proprie forze, autonomia, cioè quegli atteggiamenti di auto-sufficienza che egli ha sempre condannato nei “grandi” del suo tempo, e che sono stati alla base del loro rifiuto del Regno. Certamente Gesù ha ancora voluto affermare che i poveri, gli ultimi sono nelle condizioni ideali per accogliere il suo messaggio di liberazione, ma anch’essi hanno bisogno, per viverlo, di passare attraverso il processo della liberazione pasquale.
- La capacità di accogliere il messaggio evangelico si lega ad una certa libertà che viene dal non possedere, ma di per sé il non possedere non genera spontaneamente una coscienza evangelica. I poveri hanno le condizioni (che mancano ai ricchi!) di vivere il Vangelo, perché sono disponibili alla speranza, ma non lo vivono se non prendono coscienza, attraverso scelte sempre rinnovate, che l’uomo è figlio di Dio non quando possiede di più, ma quando è solidale con gli altri uomini e intende la vita come un costruire nella speranza.
- L’accettazione del Regno esige semplicità; cercare di imitare Gesù nella sua povertà e umiltà di cuore significa mettersi nelle disposizioni che rendono capaci di ricevere e comprendere la sapienza di Dio manifestata in Gesù.
- L’Eucaristia, attraverso preghiere e segni molto umili – mistero della fede – rivela Cristo, il Dio dei piccoli, il re umile: Gesù mite e umile di cuore. La condizione per riconoscerlo: l’umiltà. Diversi momenti ci preparano: l’atto penitenziale, il canto che accompagna la frazione del pane e la preghiera prima della Comunione.
- La nostra assemblea è la comunità dei “piccoli” e degli “umili” che vengono per saziare la loro povertà alla mensa della sapienza divina. Nella proclamazione della Parola di Dio, Gesù mite e umile ci invita ad imitarlo e ci comunica la conoscenza del Padre.
- Laddove non vi è ancora questa consuetudine, oggi potrebbe essere il giorno opportuno per iniziare: si consegni il Pane eucaristico ai ministri straordinari per recarlo ai sofferenti, anziani… che non possono partecipare all’Eucaristia.
- Sobrietà e contemplazione aiuteranno la meditazione e non renderanno pesante la Celebrazione.
- Ormai sono terminati gli incontri di catechesi a vari livelli, ma la fantasia dell’amore può aiutarci ad inventare nuove attività, divertenti e distensive per i ragazzi delle nostre Parrocchie, in modo che coloro che non si spostano nei luoghi di vacanza non perdano un sicuro punto di riferimento.
- Un’esortazione particolare va’ rivolta agli Animatori della Liturgia, a tutti coloro che con il loro servizio contribuiscono a preparare e rendere belle le celebrazioni delle Parrocchie: non abbandoniamo le Comunità di appartenenza; nei limiti del possibile cerchiamo di alternarci, di studiare un piano di presenze, anche se ridotte rispetto al resto dell’anno, in modo da garantire un’animazione dignitosa. Sarà questa la prova che davvero “Senza la Domenica non possiamo vivere”!!!
TESTI A DISPOSIZIONE DAL 1 Luglio 2026

