XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A
«Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide»
- Ogni pagina del Vangelo, ogni incontro, ogni gesto, ogni parola di Gesù costituiscono per i discepoli, di ieri e di oggi, una richiesta di fede. E la fede in Lui costituisce una forma di consapevolezza ed un cammino di maturazione che cresce dentro l’interiorità di ciascuno. Ma quando, percorrendo l’itinerario dell’Anno liturgico, si giunge a Cesarea di Filippo, ci si rende conto che quanto si è sedimentato a livello di fede nel riserbo della coscienza personale ha bisogno di esternarsi, di vedere la luce in modo chiaro ed esplicito. L’episodio di Cesarea ci pone come un freccia su un arco teso, pronti per essere scoccati.
- Anziché seguire, nella nostra riflessione, la pista dei primato di Pietro, che sembra suggerita dalla Prima Lettura e dal Vangelo, preferiamo fermarci sulla domanda cruciale di Gesù: «Voi chi dite che io sia?», e sulla risposta-professione di fede di Pietro. Il racconto di quella che si è soliti chiamare la “confessione di Cesarea” introduce nei Sinottici un passo abbastanza omogeneo che riveste particolare importanza.
- Dalla proclamazione della messianicità di Gesù parte, infatti, una nuova fase dell’annuncio. Gesù aveva predicato e operato soprattutto nella Galilea. La gente era piena di ammirazione ma anche di sconcerto perché il modo di fare di Gesù non corrispondeva a certi schemi entro i quali si era cristallizzata l’immagine del Messia atteso da Israele. Accanto alle prime spontanee ed entusiastiche affermazioni: «Nessuno può fare i segni che tu fai… Un grande profeta è sorto tra noi… Insegnava loro come uno che ha autorità…», si facevano strada anche altri interrogativi: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?». Qualcuno però guarda a Gesù con sospetto: «Scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni…»; «E’ posseduto da uno spirito immondo… E’ fuori di sé…». Alcuni lo abbandonano: «Questo linguaggio è duro, chi può intenderlo?…». Ma per coloro che lo hanno seguito da vicino, Pietro fa un atto di fiducia che è già professione di fede: «Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69). Pietro riconosce in Gesù il Messia e il Figlio di Dio, e Gesù conferma che la confessione di Pietro non è rivelazione della carne o del sangue, cioè non è frutto di considerazione dell’uomo fragile e impotente di fronte al mistero di Dio, ma è dono del Padre. In questo modo, Gesù rifiuta la concezione messianica dei farisei e dei sadducei, corregge e purifica quella dei discepoli, fa accettare che la sua messianicità si manifesta nella sofferenza della croce, passaggio obbligato verso la gloria della risurrezione.
- Che importanza ha per l’uomo d’oggi il fatto che 2000 anni fa, presso le sorgenti del Giordano, Pietro abbia detto a Gesù: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»? All’uomo d’oggi interessa ancora sapere chi è Gesù? La sua domanda: «Voi chi dite che io sia?», è sentita ancora come una interpellanza personale, un problema cruciale o almeno importante? A dispetto di un secolarismo sempre più diffuso e di un abbandono di pratiche e di tradizioni cristiane sempre più massiccio, è interessante notare come la domanda risuonata a Cesarea di Filippo continua a creare ancora interrogativi inquietanti. Ad esempio, per i giovani Gesù rappresenta oggi la novità, la freschezza, la contestazione di una società e di un sistema vecchio, arido, privo di fantasia e di creatività; alle masse oppresse dell’America Latina Gesù appare come il liberatore, il simbolo di una speranza che non è soltanto in un aldilà misterioso; agli operatori sociali Gesù appare come un rivoluzionario che lotta contro l’ingiustizia, l’oppressione, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Significativo, comunque, resta il fatto che il nostro mondo non può prescindere da Gesù. La nostra storia ne è talmente marcata che non si può ignorarlo.
- «Quanto abbiamo scoperto intorno alla persona di Gesù e alla sua missione ci consente appena di confessare con Pietro: “Tu sei il Cristo“. Tuttavia, mentre solleviamo il velo sul mistero, ci accorgiamo che è molto di più quello che in profondità ci sfugge. Cristo è uomo tra gli uomini e l’occhio incredulo non sa riconoscerlo. In verità egli opera dal di dentro nell’uomo che crede in lui e gli offre possibilità inesauribili di riscatto e di salvezza. Ma la personalità di Gesù non si può definire semplicemente come qualsiasi figlio d’uomo, nato da donna. Occorre accettare di far parte di quel piccolo gruppo di discepoli, che egli invita a stare con lui, e seguirlo fino a Gerusalemme, fino alla croce. Qui si compirà il disegno che Dio ha preparato nei secoli e si rivelerà pienamente il suo mistero di Messia, Figlio dell’uomo e Servo di Dio» (CdA, p. 85).
- Cristo manifesta il suo Amore alla Chiesa affidando alle mani povere di Pietro le chiavi. Con questo gesto Gesù rivela che non disdegna di proseguire a camminare nella storia in compagnia della fragilità degli uomini. È la Chiesa e non Cristo, che ha bisogno di Pietro e, quindi, del primato e del Papa.
- «Chi presiede, lo faccia con diligenza» è l’ammonimento dell’Apostolo. È necessario affinare l’arte di presiedere le assemblee liturgiche per renderle vere assemblee celebranti.
- Gesù trasmette i suoi poteri messianici a Pietro e al collegio degli apostoli, perché siano il fondamento visibile e il principio di unità della Chiesa, pellegrina nel mondo. Gesù stabilisce un capo visibile del nuovo popolo che ha formato e che durerà nei secoli, fondato sulla roccia fondamentale del primo apostolo, Pietro, e dei suoi successori. Pietro e i papi, suoi successori, assieme al collegio episcopale hanno la missione di animare la vitalità evangelica (spirituale) di tutti i membri e gli organismi del popolo di Dio, perché la Chiesa sia edificata nella fede e nella carità di Cristo. Per stare in comunione con i Pastori della Chiesa, cerchiamo di conoscere il loro pensiero (Documenti del Concilio, Encicliche, lettere pastorali. ecc.) e di trovarne le attuazioni pratiche corrispondenti alle nostre situazioni di vita.
- L’assemblea è segno della Chiesa di Cristo che si riunisce attorno al suo capo invisibile e si costruisce, nella fede e nella carità, sul fondamento degli apostoli. È la Domenica in cui contempliamo il Dio che fa la storia, scegliendo le persone adeguate al suo cuore per svolgere il ruolo di pastore del suo popolo.
- Un quadro o un’icona che raffigura l’apostolo Pietro scelto da Cristo, opportunamente collocati, possono essere un segno eloquente.
- Nella Preghiera Eucaristica ringraziamo il Padre per i doni di salvezza che ci ha dato nel suo Figlio Gesù e che mediante il servizio pastorale di Pietro e degli apostoli sono comunicati a tutto il popolo di Dio. Dopo aver fatto memoria del sacrifico di Cristo, ricordiamo nelle intercessioni il Papa e i vescovi, affinché custodiscano nell’unità tutto il popolo dei fedeli.
- La fede celebrata, vissuta e testimoniata deve motivare questa Eucaristia domenicale.
- Processione di inizio: sia fatta con la partecipazione di quanti esercitano nella Comunità un ministero o un servizio, di cristiani che vivono un impegno nella società con spirito evangelico…
- La dossologia riportata nella Seconda Lettura richiama il valore da consegnare alla dossologia della Preghiera Eucaristica, che spesso corre il rischio di essere scialba, spenta e demotivata. Questo vale anche per la dossologia che conclude l’embolismo dopo il Padre nostro. E’ opportuno in questa celebrazione valorizzarle attraverso il canto.
TESTI E MATERIALI
RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE
** Riti di Introduzione con Atto penitenziale XXI TO A Riti di introduzione
** Riti di conclusione XXI TO A Riti di conclusione
SALMO RESPONSORIALE
** prima proposta, da Psallite
partitura Salmo XXI TO A Psallite
audio
** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo XXI TO A LD
** terza proposta, dal m° Impagliatelli
partitura Salmo XXI TO A Impagliatelli
audio
PREGHIERA DEI FEDELI
** prima proposta XXI TO A Pdf 1
** seconda proposta XXI TO A Pdf 2
** da Orazionale CEI Pdf XXI TO OR CEI

