Testi per celebrare

III Domenica del Tempo Ordinario A – 2026 –

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – A

 

VII Domenica della Parola di Dio

Tema: «La parola di Cristo abiti tra voi» (Col 3,16)

 

«Gesù cominciò a predicare»

 

  • Cristo è luce che converte e chiama. Dio ha sempre voglia di scendere dal cielo e di passare nelle nostre strade, tra la nostra vita e chiamarla a salvezza. L’annuncio che risuona, oggi, nella Liturgia, è forte e, al contempo, “buono”. È Vangelo, cioè buona notizia del Regno che si fa vicino, non si difende dall’uomo, lo cerca, va a prenderlo. Chiede da parte nostra disponibilità e sequela. Insieme con il Maestro anche il difficile diventa possibile.
  • La Liturgia di oggi ci ri-consegna la gioia e la luce che il credente in Dio è chiamato a vivere attraverso il racconto dell’inizio del ministero pubblico di Gesù in Galilea. La Parola di Dio di questa Domenica richiama coraggiosamente il messaggio della solennità dell’Epifania del Signore, che abbiamo celebrato qualche settimana addietro. L’annuncio che Dio regna nella nostra storia ci libera da servitù, tenebre e esperienze di umiliazione. Gesù viene annunciato a tutti come “Luce del mondo”. La luce diventa così anche il simbolo della nostra fede e l’invito di Gesù a seguirlo indica a noi la missione di diffonderla. Testimoniarlo con la vita e annunciare il suo Vangelo del Regno di Dio in mezzo a noi è portare la sua luce a tutti.
  • La luce è uno dei bisogni primordiali dell’uomo. Essa non è solo un elemento necessario alla sua vita, ma quasi l’immagine della vita stessa. Questo ha influito profondamente sul linguaggio, per cui “vedere la luce”, “venire alla luce” significa nascere; “vedere la luce del sole” è sinonimo di vivere… Al contrario, quando un uomo muore, si dice che si è “spento”, che “ha chiuso gli occhi alla luce”… La Bibbia usa questa parola come simbolo di salvezza. Il Salmo responsoriale pone la luce in stretto rapporto con la salvezza, mostrandone l’equivalenza: «Il Signore è mia luce e mia salvezza». «Dio è luce e in lui non ci sono tenebre» (1 Gv 1,5). Egli «abita una luce inaccessibile» (1 Tm 6,16). In Gesù la luce di Dio viene a risplendere sulla terra: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). «Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46). Strappato alle tenebre del peccato e immerso nella luce di Cristo attraverso il Battesimo, il cristiano deve compiere le opere della luce: «Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come i figli della luce» (Ef 5,8). Il passaggio dalle tenebre alla luce è la conversione, l’ingresso nel regno di Dio (Vangelo). Sappiamo cosa vuol dire convertirsi e fare penitenza: sta ad indicare un radicale cambiamento della nostra vita, un ribaltamento nella scala dei valori che il mondo propone e delle nostre quotidiane preoccupazioni che non sono certamente quelle proposte dal Vangelo nel discorso della montagna. Il regno di Dio è presente o scompare, s’avvicina o s’allontana in rapporto alla nostra volontà di conversione. La conversione, a sua volta, non è mai un’operazione compiuta una volta per tutte, bensì una tensione quotidiana, come la fedeltà non è un dato che si possa acquisire con una promessa, ma una realtà da vivere minuto per minuto. D’altra parte il cristiano, anche dopo il Battesimo, non è mai pura luce, è un impasto di luce e di tenebre; per questo la sua vita è lotta. Ma Cristo lo riveste delle armi della luce (Ef 6,11-17). Così il cristiano è sicuro che dopo aver «quaggiù partecipato alla sorte del santi nella luce» (Col 1,12) «splenderà come il sole nel regno del Padre» (Mt 13,43) e «alla sua luce vedrà la luce» (cfr. Sal 35,10). Giovanni Battista e Cristo sintetizzano la loro predicazione con l’invito alla conversione: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (Vangelo). Gli Ebrei che ascoltavano questo appello formulavano spesso delle obiezioni: noi siamo figli di Abramo, viviamo nella sicurezza di un popolo scelto da Dio, abbiamo le istituzioni religiose che ci garantiscono la possibilità di osservare la Legge; non abbiamo bisogno di convertirci (cfr. Mt 3,9ss.). Simile, anche se spesso in una forma inconscia, è l’atteggiamento di molti cristiani, per i quali la parola conversione risuona estranea, lontana, applicabile solo a chi “vive nelle tenebre dell’errore e del peccato”… L’evangelizzazione cristiana inizia a Cafarnao con l’appello di Gesù: «Convertitevi»! E’ questo annuncio del regno che chiama alla conversione che deve risuonare continuamente anche nelle nostre Comunità. Una volta si riteneva di fatto evangelizzato il nostro popolo, cui era sufficiente una comune catechesi, la partecipazione alla Messa domenicale. Oggi si riscopre la necessità di un ritorno all’evangelizzazione, al primo annuncio.
  • Oggi, come sempre, la Chiesa è chiamata a impegnarsi come Cristo e con Cristo nella liberazione dell’uomo dal peccato: l’annuncio della conversione è il fine primario che giustifica la sua stessa esistenza. In essa deve manifestarsi costantemente la libertà dello Spirito nel servizio reciproco, nel riconoscimento e nel coordinamento dei doni che Dio fa a ciascun credente e dovrebbe essere, in tal modo, davanti al mondo il segno visibile del regno di Dio sulla terra. Per questo, anche la Chiesa è continuamente interpellata e giudicata dalla Parola di Dio. Anch’essa è in stato di conversione permanente. Il cristiano che «mosso dallo Spirito si fa attento e docile alla parola di Dio, segue un itinerario di conversione a Lui… che può comportare, nello stesso tempo, la letizia dell’incontro e la continua esigenza di ulteriore ricerca; la compunzione per l’infedeltà e il coraggio per la ripresa; la pace della scoperta e l’ansia di nuove conoscenze; la certezza della verità e il costante bisogno di nuova luce» (RdC 17b).
  • “Oggi” Gesù inizia la sua missione e proclama la venuta del Regno di Dio. Egli cerca gli amici con i quali fare l’esperienza della salvezza e ai quali chiedere collaborazione. Il suo messaggio ricalca quello del Battista. Gesù, però, fa il profeta itinerante. Noi oggi siamo chiamati a vivere la missione attraverso relazioni ricche di valori umani ed evangelici e con “chiunque”. La nostra “Galilea” è una missione aperta a 360°.
  • L’assemblea liturgica è il segno della nostra appartenenza al Regno: nella Parola di Dio risuona per noi l’annuncio del Regno, ovvero l’invito a seguire Gesù; nell’Eucaristia Gesù opera in modo sacramentale la salvezza e la trasformazione della nostra vita per la costruzione del suo regno. L’Eucaristia richiama all’unità e alla ministerialità della Chiesa. La Liturgia, con la sua varietà di riti e di attori, di gesti e di voci, di ministeri e di presenza, sottolinea visibilmente la missione sacerdotale di tutto il popolo di Dio. L’invito alla partecipazione attiva e fruttuosa di tutti alla celebrazione (cfr. SC 14) e lo sforzo di una più ampia coralità hanno lo scopo di coinvolgere pienamente il popolo di Dio in questo atto dell’esercizio del suo sacerdozio. Attorno all’altare, dove tutti ascoltano la Parola di Dio, dove tutti mangiano lo stesso pane, dove tutti percepiscono impellente il richiamo all’apostolato, dove ognuno si sente fratello aiutato dal fratello, dove gli sforzi di tutti convergono nella preghiera unanime di propiziazione e divengono sacrificio di Cristo, ognuno dei partecipanti prende nuova coscienza di quello che è e di quello che deve essere.
  • Il Tempo Ordinario è il tempo del discepolato, tempo in cui ogni fedele è chiamato a fondare e dar senso alla sua esistenza.
  • Affermazione centrale della Pa­rola di Dio di questa Domenica è che il regno di Dio è qui. La situazione di liberazione dal male e dal peccato, l’incontro che riesce a dar senso e significato a tutta la vita, offrendo una pro­spettiva anche per la sofferenza e la morte, si è fatta vicino ad ogni persona umana. Poniamo l’attenzione sulla vicinanza del Signore. In questo tempo dove ciascuno tende a chiudersi nel proprio egoismo, siamo invitati ad accorgerci che Gesù è passa­to e continua a passare facendosi vicino, prossimo di ogni per­sona specialmente se povera e sofferente. Questa vicinanza può essere la caratteristica del cristiano di oggi che con il suo stile di vita concreto annuncia la presenza del regno di Dio nella storia. Il luogo scelto da Gesù per abi­tare (Cafarnao in Galilea) è indicativo dell’atteggiamento di apertura a tutti i popoli. La Galilea delle genti è una terra di confine per Israele ed è anche luogo di contaminazione con gli stranieri pagani. Per il nostro continente europeo così poco in­cline ad accogliere popoli stranieri in questa situazione di crisi economica, ma anche di civiltà, il messaggio evangelico risuona con particolare intensità. Può essere stimolo ad accogliere l’al­tro, cominciando dalle persone che formano la famiglia. Acco­gliersi, comprendersi, saper dare maggior attenzione a chi sta vi­vendo un tempo particolare di difficoltà nella sua esistenza sono tutti segni della disponibilità al Vangelo.
  • La Galilea non è solo uno spazio geografico, una terra, una regione. Essa è una zona di frontiera, un luogo simbolico e teologico. Ecco allora perché Gesù parte proprio da lì. Nella regione destinata ad essere emblema di tenebre e di morte, egli porta la luce e la vita che vengono da Dio. Annuncia il cambiamento e per questo chiede la conversione, non una semplice operazione di facciata. Domanda una fiducia totale nella sua Parola e poiché le strade di Dio non coincidono con le nostre, va a cercare i suoi “collaboratori” non tra gli allievi dei rabbi rinomati, né tra i rampolli delle famiglie nobili e neppure tra i predestinati della cerchia sacerdotale. Li sceglie tra la povera gente, tra i pescatori del lago. Gli basta che siano disposti a lasciare tutto e a seguirlo. Non c’è tempo da perdere, infatti. Non si tratta di prendere pesci, ma di salvare uomini.
  • La vicinanza di Cristo diventa anche incontro personale con la capacità di trasformare la vita. Rico­noscere la presenza del Signore illumina le scelte fondamentali della propria esistenza e inoltre riesce ad armonizzare gli atteg­giamenti e i gesti che ogni giorno compiamo. Nella complessità del tempo, nella fugacità di ciò che sembra essere punto di rife­rimento personale abbiamo bisogno della luce che viene dalla Parola di Dio per poter fondare la nostra vita sulla roccia che è Cristo. L’incontro con il Signore relativizza anche l’esistenza terrena dandole la giusta prospettiva rispetto al cielo, alla comunione eterna con Dio. Nel nostro mondo possedere i beni è quasi una forma di idolatria, capace di rendere schiavi. L’incontro con Cristo è fonte di libertà personale. Rimangono sempre attuali le considerazioni di san Paolo sulla comunità di Corinto (Seconda Lettura): invece di tendere all’unità, ci si suddivide anche all’interno della Parrocchia. Non solo le diverse età, condizioni e sensibilità, ma ci si lega sempre più frequentemente ad una persona, a chi riesce ad emergere o ad imporsi nelle decisioni. Questa situazione tende ad incancrenirsi fino al punto da considerare impensabile la possibilità di tralasciare pregiudizi, gelosie e incomprensioni. Il cammino dell’unità parte dall’umiltà e dalla mitezza, rende le persone sempre più responsabili dando valore ai diversi doni che lo Spirito ha posto in ciascuno, offre una significativa testimonianza nel mondo d’oggi proprio perché si rende trasparente il messaggio evangelico della presenza del regno di Dio.
  • Inizia oggi la lettura semi-continua del Vangelo secondo Matteo. È necessario presentarne le linee portanti: struttura, teologia e spiritualità. Gesù è il proclamatore del Vangelo del Regno!
  • Con la Lettera apostolica in forma di Motu proprio “Aperuit illis”, Papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio”. Il documento è stato pubblicato il 30 Settembre 2019, nella memoria liturgica di San Girolamo, all’inizio del 1600° anniversario della morte del celebre traduttore della Bibbia in latino che affermava: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo”. Mentre nei vari momenti della Celebrazione Eucaristica odierna, soprattutto nell’omelia, sarà bene sottolineare la centralità della Parola di Dio nella vita del cristiano e della Chiesa, si abbia cura di non trasformare la stessa celebrazione in una catechesi su tale tema. Sarà bene nella settimana che precede e/o in quella che segue questa Domenica svolgere dei momenti di riflessione sull’importanza della Parola di Dio e/o di lectio divina e/o di catechesi biblica… laddove ancora questi spazi sono ordinariamente sconosciuti nella preparazione alla Liturgia festiva.
  • Ancora oggi Gesù passa e chiama: è importante soffermarsi nell’omelia sul tema della “chiamata”, non solo per considerare le vocazioni di speciale consacrazione ma per aiutare a comprendere la vita come vocazione, come cammino verso una precisa direzione, per compiere un progetto, un sogno che Dio ha su ciascuno e che è capace di riempire la stessa vita.
  • Uscendo dalla chiesa al temine della celebrazione, ricordiamo che siamo chiamati a camminare per le vie del mondo, annunciando, con la vita, che solo in Gesù c’è gioia, vita e salvezza.
  • Questa Domenica può essere occasione per dare risalto alle iniziative di formazione e catechesi presenti in Parrocchia. Conversione, risposta alla vocazione e alla missione, non si improvvisano nella ordinarietà delle situazioni, ma si preparano e si approfondiscono comunitariamente nella Liturgia, nella catechesi e nella formazione.
  • Un gesto molto semplice potrebbe sottolineare oggi la centralità della Parola di Dio… è quello della processione con l’Evangeliario, accompagnato dai ceri e dall’incenso, nella processione introitale e, quindi, prima della proclamazione della pericope evangelica. Attenzione: non il Lezionario, ma l’Evangeliario!!! E si faccia attenzione anche alla verità dei segni: non va bene neanche un Lezionario ricoperto magari con una copertina solenne o, peggio, una Bibbia!!! Se non vi è l’Evangeliario, con semplicità e con onestà, si potrebbe oggi portare il Lezionario in processione, prima della Prima Lettura, lungo la navata della Chiesa mentre si esegue un canto di introduzione alla Liturgia della Parola. Potrebbe essere lo stesso Presbitero/presidente che si reca in fondo all’aula liturgico dove è stato preparato e che lo porta mentre si esegue il canto (senza ceri e senza incenso!!!); giunto nel presbiterio, lo pone all’ambone e il lettore, come di consueto, proclama la Prima Lettura, mentre tutti siedono. Attenzione: è solo e semplicemente un’idea… non una norma liturgica! Nei suggerimenti dei canti, appena sotto, trovate anche delle proposte per l’inizio della Liturgia della Parola… se si sceglie di farlo, potrebbe bastare anche un ritornello, in modo da non appesantire la Celebrazione.
  • La Preghiera Eucaristica per varie necessità I si ritiene particolarmente valida in questa Domenica, tenendo conto della Liturgia della Parola, della Domenica della Parola di Dio e della conclusione dell’ottavario di preghiera per l’unità dei cristiani (oggi festa della Conversione di San Paolo).
  • Sarebbe opportuno consegnare ai fedeli il testo della lettera in forma di Motu proprio “Aperuit illis”, con cui Papa Francesco ha istituito la Domenica della Parola.

LOCANDINA DOMENICA DELLA PAROLA 2026: Domenica della Parola di Dio 2026

 

TESTI E MATERIALI

 

PER APPROFONDIRE

** Domenica della Parola: SUSSIDIO CEI 2026 SAB-Sussidio-Domenica-della-PdD-2026

** Domenica della Parola: SUSSIDIO DICASTERO NUOVA EVANGELIZZAZIONE IT Sussidio DPD 26_compressed

RITI DI INTRODUZIONE E DI CONCLUSIONE

** Suggerimenti Suggerimenti III TO A 2026

** Riti di Introduzione con Atto penitenziale III TO A Riti introduzione

** Riti di conclusione III TO A Riti conclusione

SALMO RESPONSORIALE

** prima proposta, da Psallite

partitura Salmo III TO A Pantaleo

audio

** seconda proposta, da Lodate Dio Salmo III Ordinario A LD

** terza proposta, dal m° Impagliatelli

partitura

audio

 

PREGHIERA DEI FEDELI

** prima proposta III TO A pdf 1

** seconda proposta III TO A pdf 2

** terza propostaIII TO A pdf 3

** da Orazionale CEI Pdf TO III OR CEI